il Vetevendosje del Kosovo: Un'alternativa nel paese dei merli 

Articolo pubblicato il 02 agosto 2014
Articolo pubblicato il 02 agosto 2014

Mentre il PDK, il partito del premier uscente del Kosovo, è arrivato in testa alle elezioni dello scorso giugno, Hashim Thaçi non è ancora riuscito a trovare un accordo per formare il governo. In piena crisi istituzionale, gli irriducibili del Vetëvendosje fanno ancora parlare di sé nel paese dei “merli neri”.

"FUCK Eulex!". Sui muri della ca­pi­ta­le Pri­sti­na, i so­ste­ni­to­ri del Vetëven­dos­je' - che si­gni­fi­ca “au­to­de­ter­mi­na­zio­ne” - hanno la­scia­to il segno: graf­fi­ti che in­sul­ta­no la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le e ma­ni­fe­sta­zio­ni poco pa­ci­fi­che con­tro “il dia­lo­go” tra Pri­sti­na e Bel­gra­do. Vetëven­do­sje', for­ma­zio­ne po­li­ti­ca nata nel 2008 ad opera del ca­ri­sma­ti­co Albin Kurti, rac­co­glie sem­pre più voti in Ko­so­vo, in­ne­scan­do un’on­da­ta di rin­no­va­men­to po­li­ti­co nel paese. 

Al­bin, Ri­trat­to di un uomo

L’a­sce­sa di Al­bin ini­ziò nel di­cem­bre 2010, quan­do Vetëven­do­sje' ar­ri­vò al terzo posto alle ele­zio­ni e riu­scì, gra­zie ad una cam­pa­gna con­dot­ta su Fa­ce­book, a riu­ni­re le gio­va­ni ge­ne­ra­zio­ni ko­so­va­re, fru­stra­te a causa del tasso di di­soc­cu­pa­zio­ne che si ag­gi­ra al 40%, del ma­ra­sma eco­no­mi­co e della cor­ru­zio­ne del­l’é­li­te al po­te­re.

La sede del par­ti­to si trova nel cuore della ca­pi­ta­le, a pochi passi dal viale pe­do­na­le Madre Te­re­sa e dal lus­suo­so hotel Swiss Dia­mond. Una gran­de ban­die­ra al­ba­ne­se, aqui­la nera su fondo rosso, si spie­ga al vento men­tre al­cu­ni omoni in giac­ca di pelle fu­ma­no sor­ve­glian­do­ne l’en­tra­ta. In que­sta sera d’ot­to­bre 2012, il fon­da­to­re di  Vetëven­do­sje' esce da una dif­fi­ci­le se­du­ta par­la­men­ta­re. Im­pre­ca con­tro i “ten­ta­ti­vi di pri­va­tiz­za­zio­ne” del paese da parte del grup­po al po­te­re. “In virtù delle pro­prie po­si­zio­ni li­be­ra­li, la for­ma­zio­ne in ca­ri­ca è pron­ta a sman­tel­la­re lo Stato, ven­den­do senza ri­te­gno le no­stre azien­de e i no­stri beni ai grup­pi stra­nie­ri. Pri­va­tiz­za­zio­ne non si­gni­fi­ca li­be­ra­zio­ne. Che si può dire di un si­ste­ma eco­no­mi­co che tra­sfor­ma il po­li­ti­co in uomo d’af­fa­ri? Quel­lo che vo­glia­mo è la de­mo­cra­zia eco­no­mi­ca”

Con la sua ca­mi­cia im­ma­co­la­ta ed un viso da ra­gaz­zi­no, Kurti è ab­ba­stan­za gio­va­ne. A 39 anni, la sua stret­ta di mano è ca­lo­ro­sa, il suo in­gle­se ec­cel­len­te ed il suo at­teg­gia­men­to quasi pre­si­den­zia­le. Se­du­to die­tro una scri­va­nia nella sala con­fe­ren­ze il­lu­mi­na­ta da due ri­flet­to­ri, il suo di­scor­so è molto cu­ra­to. “Gra­zie ai no­stri de­pu­ta­ti, stia­mo la­vo­ran­do al si­ste­ma. Certo, non è per­fet­to ma cre­dia­mo in ciò che fac­cia­mo. Rap­pre­sen­ta­re la de­mo­cra­zia non basta”, af­fer­ma. “Il Ko­so­vo ha bi­so­gno di una de­mo­cra­zia par­te­ci­pa­ti­va”. Spes­so ac­cu­sa­to di na­zio­na­li­smo, Kurti schi­va il pro­ble­ma con un’a­bi­le pi­roet­ta. “In que­sto mo­men­to il Ko­so­vo sta vi­ven­do una si­tua­zio­ne estre­ma in cui se sei nor­ma­le di­co­no che sei ra­di­ca­le”.

Albin Kurti ha ini­zial­men­te stu­dia­to nelle uni­ver­si­tà clan­de­sti­ne di Pri­sti­na du­ran­te l'a­par­theid, ha poi ot­te­nu­to una lau­rea alla Lon­don School of Eco­no­mics. Nel frat­tem­po, ha ri­co­per­to un ruolo es­sen­zia­le nella re­si­sten­za du­ran­te la bat­ta­glia per la li­be­ra­zio­ne del Ko­so­vo, con i guer­ri­glie­ri dell'UÇK (l'E­ser­ci­to di li­be­ra­zio­ne del Ko­so­vo che ha com­bat­tu­to per l’in­di­pen­de­na, ndlr), di cui è stato a lungo il por­ta­vo­ce. Ar­re­sta­to du­ran­te i bom­bar­da­men­ti della NATO, Kurti è stato suc­ces­si­va­men­te im­pri­gio­na­to in Ser­bia. Oggi è uno dei po­li­ti­ci più pro­met­ten­ti del paese.

"Come zeus sul­l'o­lim­po"

Il ca­val­lo di bat­ta­glia del mo­vi­men­to “Au­to­de­ter­mi­na­zio­ne” è la lotta alla cor­ru­zio­ne del­l’at­tua­le par­ti­to in ca­ri­ca, il PDK del primo mi­ni­stro Ha­shim Thaçi“È ar­ri­va­to il mo­men­to di smet­te­re di fi­nan­zia­re le strut­tu­re pa­ral­le­le che mi­na­no l'in­di­pen­den­za del Ko­so­vo", af­fer­ma il gio­va­ne lea­der. "A cosa ser­vo­no que­sti ca­si­nò,  que­sti cen­tri com­mer­cia­li nella no­stra eco­no­mia? Il Ko­so­vo ha ri­spet­ta­to tutti i suoi ob­bli­ghi e ha fatto delle con­ces­sio­ni. Lo svi­lup­po del paese non deve es­se­re iniet­ta­to con gli aiuti ester­ni. Deve crear­si dal­l’in­ter­no e gra­zie alle pro­prie ri­sor­se".

Ai di­plo­ma­ti­ci in­ter­na­zio­na­li Albin Kurti non piace molto. Per­ché nei suoi di­scor­si non si stan­ca mai di de­nun­cia­re il "co­lo­nia­li­smo" dei fun­zio­na­ri in­ter­na­zio­na­li, que­sto "pro­tet­to­ra­to di bu­ro­cra­ti" pre­sen­te in Ko­so­vo da più di un de­cen­nio, ONU e Unio­ne Eu­ro­pea in pri­mis. "Guar­da­te l'am­ba­scia­to­re ame­ri­ca­no nella sua villa al Dra­go­dan (il quar­tie­re delle am­ba­scia­te a Pri­sti­na, nda), è come Zeus sul­l'O­lim­po! Si crede il re del Ko­so­vo e in­ve­ce noi ci de­fi­nia­mo una Re­pub­bli­ca", mi dice con un ghigno.

"L’UE deve ora ces­sa­re la pres­sio­ne e ri­de­fi­ni­re la pror­pria stra­te­gia nei Bal­ca­ni", an­nun­cia Kurti, con un sor­ri­so. "Le at­tua­li trat­ta­ti­ve con la Ser­bia (lo sto­ri­co ac­cor­do tra Bel­ga­do e Pri­sti­na che verrà si­gla­to ad apri­le 2013, nda) vio­la­no la no­stra in­te­gri­tà ter­ri­to­ria­le. Per­ché non ab­bia­mo né so­vra­ni­tà, né svi­lup­po eco­no­mi­co: siamo pas­sa­ti dalla pri­gio­ne del­l’a­par­theid serbo alla giun­gla della co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le”. Certo, Kurti aspi­ra ad en­tra­re in Unio­ne Eu­ro­pea, ma in qua­li­tà di "Stato so­vra­no". Il pro­ble­ma, se­con­do lui: Bru­xel­les ha trop­pa paura della Ser­bia, que­sta “pic­co­la Rus­sia nei Bal­ca­ni, con­si­de­re­vo­le fat­to­re di de­sta­bi­liz­za­zio­ne”.

C’è solo un paese che Kurti ama e onora, giura, la mano sul cuore. La vi­ci­na Al­ba­nia, con la quale di­si­de­ra, se elet­to, rag­giun­ge­re l’u­ni­fi­ca­zio­ne tra­mi­te un re­fe­ren­dum. “La fron­tie­ra tra i no­stri due paesi è stata de­ci­sa nel 1913 dalle po­ten­ze eu­ro­pee. Il Ko­so­vo è uno Stato, geo­gra­fi­ca­men­te par­lan­do, ma la no­stra na­zio­ne resta l’Al­ba­nia. La no­stra lin­gua, la no­stra cul­tu­ra, la no­stra re­li­gio­ne e la no­stra sto­ria ap­par­ten­go­no al­l’Al­ba­nia”. A Kurti non piace es­se­re de­fi­ni­to come un “ko­so­va­ro di etnia al­ba­ne­se”. “È il con­cet­to di etnia che ha de­va­sta­to i Bal­ca­ni. Sot­to­li­nea­re le dif­fe­ren­ze può solo por­ta­re al­l’in­tol­le­ran­za. Bi­so­gna ini­zia­re da ciò che ab­bia­mo in co­mu­ne”. 

L'in­ter­vista è stata rea­liz­za­ta nel mese di ot­to­bre 2012.