Il valzer dei candidati

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2004
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Articolo pubblicato il 23 febbraio 2004

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I paesi che si preparano ad entrare nell’Unione hanno scelto i loro commissari europei. Ma chi sono questi nuovi eurocrati, ancora sconosciuti dal grande pubblico europeo?

Il 5 febbraio i giochi erano fatti. Con l’annuncio dei candidati cèchi e ciprioti, la lista dei commissari dei dieci nuovi Paesi membri era ormai approntata. Un lungo periodo di lotte intestine si chiudeva così, lasciando vincitori e vinti un po’ dappertutto. Non senza frizioni.

Cercasi commissarie

La stessa richiesta di Bruxelles di includere almeno tre donne nella lista aveva cominciato a creare non pochi problemi. Sono stati i paesi nordici, nei quali l’emancipazione è già bell’e avanzata, a far figura di ottimi allievi: la Lituania, spingendo alla ribalta l’attuale ministro delle Finanze Dalia Grybauskaite; e la Lettonia, promuovendo il suo ministro degli Esteri Sandra Kalniete. Senza dimenticare che erano stati proprio Lituania e Lettonia a presentare i propri candidati per primi, dimostrando ancora una volta il loro attaccamento all’integrazione europea.

In Europa Centrale, invece, la ricerca si è rivelata più difficile: il candidato non doveva avere un passato comunista ed essere accettabile sia per l’opinione pubblica interna che a livello europeo. Come se non bastasse sarebbe stato preferibile avere un ministro che parlasse più lingue straniere. Insomma il rompicapo era tale da far dubitare molti dell’esistenza di candidati di questo tipo.

Eccezion fatta per la Polonia, ormai decisa a volersi presentare in Europa come un paese forte e con le idee chiare. La scelta di Varsavia è stata infatti quella di scommettere sulla professoressa di economia Danuta Hübner, un’esperta già al potere diverse volte ma che aveva il vantaggio di non essere affiliata a nessun partito. Esperta di questioni europee fin dal 1994 al ministero dell’Economia e Tecnologia, è stata lei, in qualità di Ministro dell’Europa, a portare la Polonia nell’UE. Membra della Convenzione, è stata addirittura stata eletta “Donna politica dell’Anno” dal giornale “The European Voice”. E’ quindi comprensibile come la Commissione abbia espresso tutta la sua approvazione all’annuncio della sua nomina. Anche se le sue strette relazioni con Bruxelles hanno provocato non poche critiche in Polonia. E’ infatti accusata dall’opposizione di avere accettato, nel negoziato per l’adesione, condizioni troppo svantaggiose sul dossier agricolo.

Cèchi e slovacchi in subbuglio

La Repubblica Ceca e la Slovacchia hanno invece dimostrato un’altra volta che, in materia di integrazione europea, sono incapaci di trovare soluzioni rapide. La lotta politica interna ai due paesi non lascia la possibilità di compiere scelte serene. Dopo inetrminabili discussioni, in Slovacchia la scelta si era ridotta a due candidati: il democristiano Jan Figel, e Ivan Stefanec, il candidato della SDKU (Unione cristiana e democratica Slovacca) del Premier Dzurinda. Il problema è che quest’ultimo, manager della Coca-Cola, la cui integrità viene messa in dubbio dai Slovacchi, non ce l’ha fatta ad imporsi di fronte a Figel. Infatti il Premier slovacco è stato messo alle corde dai suoi partner di coalizione. Risultato: ha vinto Jan Figel. L’ex-segretario di stato agli Affari Esteri può contare su un’ottima esperienza nel campo dell’integrazione europea. Fu lui a portare avanti, come la sua futura collega polacca, i negoziati d’adesione, ed è stato anch’egli membro della Convenzione. Viene considerato dalla popolazione come l’uno dei politici più capaci, e certi vorrebbero addirittura vederlo al posto di presidente. L’UE stessa sembra essere soddisfatta della sua nomina. Il portavoce della Commissione, Jean-Christophe Pilori, ha dipinto Figel come una persona degna di fiducia ed un eccellente esperto di politica europea.

In Repubblica Ceca, la ricerca del candidato si è trasformata in una battaglia politica che ha travolto l’intero spettro politico. Il Premier Spidla, in seguito all’annuncio a sorpresa della candidatura dell’impopolare Milos Kuzvart (socialdemocratico), era stato sommerso dalle critiche. Ministro dell’Ambiente dal 1998 al 2002, Kuzvart è stato oggetto di veti incrociati da parte dei partner di coalizione dei socialdemocratici ma è poi riuscito ad imporsi per via della leadership socialdemocratica al governo. Non ha molta esperienza europea, ma non è macchiato da nessun passato comunista, e nell’ultimo governo faceva parte dell’ala pro-europea e progressista. Rimane però sorprendente il fatto che si tratta di un personaggio politico che si è sempre rifiutato di presentarsi alle europee, e che abbia giustificato questa decisione dicendo di “preferire la politica interna”. A livello UE, la sua nomina ha quindi piuttosto stupito, giacché nessuno sa esattamente chi è veramente Kuzvart. Ciononostante, Prodi ha preferito accettare senza riserve il favorito di Spidla.

Detto questo è bene ricordare che nulla è ancora definitivo. Caso mai Prodi accettasse i candidati nominati, dovranno sempre essere confermati dal Consiglio Europeo di maggio e poi dal Parlamento Europeo. I primi commissari dei nuovi Paesi membri sono stati nominati solo per 6 mesi. In seguito la decisione definitiva sarà del nuovo presidente della Commissione. Ma sembra probabile la configurazione attuale finisca col prevalere. I “novellini” della Commissione si possono quindi preparare a un soggiorno di 6 piacevoli mesi nel cuore dell’Europa. Non è ancora chiaro, dove saranno impiegati dopo la composizione della Commissione, prevista per novembre prossimo. Ma è verosimile che le competenze dei commissari saranno ridefinite. Bisogna sperare che, con la loro scelta, i governi abbiano anche saputo esprimere una certa visione dell’Europa. Fondata su un sano scetticismo nei confronti degli eurocrati di Bruxelles.