Il turismo in Europa e il terrorismo: quanto abbiamo paura di viaggiare?

Articolo pubblicato il 12 settembre 2017
Articolo pubblicato il 12 settembre 2017

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Il ritmo con cui si consumano attentati di matrici religiosa e non nel mondo ha ormai assunto dei tratti più che inquietanti. Nello scenario peggiore, minacciando direttamente la vita di molti cittadini inconsapevoli. Tuttavia esiste un’altra conseguenza di questa escalation di violenza ai danni tanto di obiettivi sensibili quanto di persone comuni, e la si vedrà probabilmente con maggiore chiarezza nel lungo periodo.

Stiamo parlando di una alterazione inconscia del nostro modo di pensare e di agire, quello che viene definito giornalisticamente come “stato di attenzione continua”. In parole povere, il clima di tensione e di micro-conflitto diffuso e permanente, potrebbe avere un impatto su quelle azioni che abbiamo, almeno nell’emisfero occidentale, sempre date per scontate. 

Una fra tutte è il viaggiare, che non è solo necessità di svago o di evasione dalla routine, ma per molti è anche una condizione imprescindibile di sopravvivenza. Pensiamo soltanto alle migliaia di persone che si spostano quotidianamente da un luogo all’altro per motivi di studio o di lavoro. E che dire degli addetti ai lavori degli impianti turistici? Il problema tuttavia è generalizzato, e riguarda lo stile di vita di tutti noi. 

Cominciano con l’ammettere che non esiste una correlazione diretta e sicura al 100% tra attentati e flussi turistici. Non possiamo mettere la mano sul fuoco, quindi, quando valutiamo insieme l’incidenza della minaccia terroristica e la diminuzione degli arrivi in alcuni paesi. Esistono però dei dati che sembrano sconfessare la teoria secondo cui in seguito a un attentato corrisponderebbe un calo dei flussi. Almeno nel lungo periodo, infatti, si è visto come negli ultimi trent’anni, a seguito di guerre, catastrofi naturali e crisi politiche, i viaggiatori non abbiamo smesso di fare la valigia e di avventurarsi oltre il confine. Anzi, il loro numero è continuato a crescere. L’unico vero calo registrato è avvenuto in seguito alla più grande crisi economica del Dopoguerra, quando è scoppiata la bolla finanziaria negli Stati Uniti

La vera incidenza del terrorismo sul turismo la si ha invece, questo sì, nel breve termine. In seguito al recente attentato nella Ramblas di Barcellona, infatti, dove 13 persone hanno perso la vita, secondo l’International Travel Forecast Model (in lingua inglese) la città catalana registrerà per il 2017 un calo significativo dei visitatori pari a circa 200.000 unità, con una crescita prevista pari solo al 2,8% rispetto al 3,1% stimato. Molti osservatori, infine, fanno notare come spesso un'emorragia di visite in un paese significhi un maggiore afflusso in un altro percepito come più sicuro. 

Tra i mezzi di trasporto che paiono non avere risentito dell’atmosfera non certo serena degli ultimi anni, c’è il treno. I viaggiatori italiani continuano infatti a servirsi dei mezzi su rotaia per raggiungere le destinazioni più svariate, tanto locali quanto straniere. Tra le piattaforme più usate, figura certamente Virail , con vettori in partenza verso le città più importanti.