Il trattato Acta non mette d'accordo nessuno

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 31 gennaio 2012
Il trattato mondiale contro la falsificazione, conosciuto per l'acronimo Acta, vorrebbe imporre un controllo legale sui diritti di proprietà intellettuale in rete. Il termine ‘internet’ non e’ menzionato nemmeno una volta in tutto il trattato. Ma l'ondata di protesta che si leva in tutta Europa non accenna a placarsi.

La Commissione Europea ha già approvato il trattato che regola pirateria informatica e contrabbando di merci, mentre il Parlamento ha tempo fino al 31 maggio 2013. Il 26 gennaio la Polonia, ha seguito le orme di altri otto paesiStati Uniti, Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Nuova Zelanda, Marocco e Singapore – firmando il documento.

Polonia: sì con riserva

Varsavia è la zona calda della recente protesta europea contro l'Acta. Quelle persone che non sono d'accordo con la decisione del governo polacco di firmare il trattato di Tokyo hanno manifestato la loro disapprovazione contro le negoziazioni 'clandestine' di fronte alla sede del parlamento europeo il 24 gennaio. Migliaia di utenti internet stanno supportando la pagina facebook di 'No Acta' (Nie dla Acta). Il gruppo hacker della Polska Anonima ha pubblicato una lista di password delle mail dei politici più importanti, e hanno anche bloccato il sito ufficiale del primo ministro e dell'Agenzia interna di sicurezza. La Commissione Europea sta rassicurando i cittadini che le accuse di censura e le restrizioni dei diritti fondamentali sono infondate.

Regno Unito: una sola voce favorevole

L'Indipendence party del Regno Unito (Ukip) è l'unico a supportare Acta nel Parlamento Europeo, seguito con disprezzo dall'Uk Pirate Party. Come per l'Estonia, gli esperti han dichiarato che non sarebbe una cosa grave adottare le regole dell'Acta.

Germania e Austria: attenzione ai dettagli

In quanti hanno sentito parlare di Acta, da quando nel 2007 è stata negoziata più o meno in segreto? Le reazioni ufficiali dei paesi di lingua tedesca sono state libere. Solo il PirateParty è attivo contro il trattato. Esiste qualche punto conflittuale con la legge tedesca. Per esempio, in Germania monitorare gli utenti è legale solo se può essere provata la responsabilità criminale. In Austria il trattato è stato accennato dal Consiglio dei Ministri il 24 gennaio, ma alcuni hacker hanno risposto con il blocco dei siti internet di alcuni membri del governo.

Spagna: cosi' dal 2009

Non dimentichiamoci che Acta non è una legge, è un trattato internazionale! I media spagnoli criticarono il segreto creato attorno ad esso nel 2009 e nel 2010. Le proteste iniziarono il 5 dicembre 2010 in diverse città spagnole, prima che l'attenzione dei media scemasse rapidamente. La legge spagnola sul download, la famosa Ley Sinde, ha riscosso ben più attenzione: è stata creata dall'ultimo governo socialista e approvata dall'odierno governo conservatore. Con questa legge, una commissione di proprietà intellettuale può valutare differenti siti internet e decidere se questi stanno violando i diritti d'autore. In questo caso, un sito può essere chiuso entro dieci giorni.

Francia: attenzione agli Anonymous

Il trattato di Acta è simile a due leggi chiamate Loppsi e Hadopi. L'ultima, uscita nel 2009, ha l'obiettivo di proteggere i diritti d'autore artistici nel mondo culturale. E' stata un vero fallimento, in quanto gli utenti francesi hanno continuato a scaricare i contenuti senza problemi. Ogni volta che viene affrontata la libertà di espressione in internet, abbiamo una reazione simile a quella di altri paesi europei. La recente chiusura del sito di condivisione di dati Megaupload ha avuto come risposta l'azione degli hacker sul sito internet del governo francese, così come sulla pagina principale di Hadopi e sulla pagina del giornale francese L'Express, il cui editore aveva criticato apertamente l'azione degli Anonymous.

Italia: qualcuno si è messo avanti coi lavori

Solo un giudice può decidere se rimuovere il contenuto di un sito web. Recentemente un rappresentante della Lega Nord, Giovanni Fava, ha proposto un emendamento di legge: tutti possono richiedere che un fornitore di servizi internet (Google, Facebook, Youtube) cancelli un contenuto web offensivo. L'emendamento è stato approvato dalla commissione della Camera dei Deputati, ma sarà molto probabilmente fermato al momento del voto. L'ultima parola su Acta e sui diritti d'autore in rete spetta al Parlamento Europeo.

Foto di copertina: (cc) Mario Inoportuno/flickr