IL TANGO: UN PENSIERO TRISTE CHE SI BALLA

Articolo pubblicato il 16 giugno 2014
Articolo pubblicato il 16 giugno 2014

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Viviamo in una generazione di giovani che si riflettono nelle sue melodie. Il tango, con la sua fisarmonica stridente, si riafferma con forza: sempre più persone, specialmente i giovani, vogliono lasciarsi trascinare, affacinare e stregare dai suoi passi, dai suoi sensuali volteggi, dagli sguardi controversi e passionali.

 I CASI DELLA VITA

Un’a­mi­ca della re­da­zio­ne mi chie­se di scri­ve­re qual­co­sa sul tango e di­li­gen­te­men­te mi forní l’in­di­riz­zo di una scuo­la del cen­tro di Ber­li­no per ve­de­re se po­te­vo in­ter­vi­sta­re un mae­stro o una mae­stra di tango. Il ri­sul­ta­to fu che, dopo es­ser­mi re­ca­to un paio di volte nel posto, non ot­ten­ni nes­su­na in­ter­vi­sta. Alla fine, la mae­stra che si tro­va­va lí mi disse che se aves­si vo­lu­to, avrei po­tu­to scri­ver­le una mail, in­vian­do­le le do­man­de. Ma, come sap­pia­mo, i gesti di­co­no più delle pa­ro­le e il tono della voce è il ri­fles­so di mille pa­ro­le: non vo­le­va ri­la­sciar­mi nes­su­na in­ter­vi­sta, si ve­de­va che era di cat­ti­vo umore e per es­se­re la se­con­da volta che mi ve­de­va lí, aveva fatto una fac­cia scura. Cosí cer­cai altri pro­fes­so­ri; stes­so ri­sul­ta­to: non po­te­va­no, non ave­va­no tempo da lí a mille o set­te­mi­la set­ti­ma­ne. Al­lo­ra, a testa bassa e im­pre­can­do per le stra­de di Ber­li­no fino alla fer­ma­ta del S Bhan, tor­nai a casa. Con mio stu­po­re, sulla stra­da del ri­tor­no, sotto il por­to­ne di casa, in­con­trai Jamal.

Jamal è un omone di due metri che stu­dia fi­gu­ri­ni­smo, qui, nella ca­pi­ta­le. Al­lo­ra gli rac­con­tai le mie vi­ces­si­tu­di­ni per le quali si mise a ri­de­re e mi ri­spo­se che pro­prio lui nei fine set­ti­ma­na pren­de le­zio­ni di tango con dei suoi amici. Gli chie­si se per caso aves­si po­tu­to in­ter­vi­star­lo. Mi ri­spo­se che bhé, ve­de­va la cosa come di­ver­ten­te e ... cosí lo in­vi­tai a casa a pren­de­re un thè. Re­plicó che bere del thè lo an­no­ia­va, era me­glio pren­de­re una birra e quin­di siamo an­da­ti a com­pra­re il fa­mo­so six­pack Becks. Bhé, non sem­pre nella vita tutto è fa­ci­le come bere un bic­chie­re d’ac­qua, ma per lo meno gra­zie al mio vi­ci­no Jamal ho sco­per­to come si sente la gente quan­do im­pa­ra a bal­la­re il tango. La vida è un tango pen­sai: non sai mai cosa puó suc­ce­de­re. 

IL TANGO RI­FLET­TE GLI STATI MA­LIN­CO­NI­CI DEL­L’A­NI­MA

Jamal pren­de una si­ga­ret­ta nella stan­za, men­tre io apro le bot­ti­glie di birra. Men­tre si­ste­mo e pre­pa­ro il tutto chie­do a Jamal per­ché balla il tango, per­ché ha scel­to pro­prio que­sto ge­ne­re mu­si­ca­le, come è accaduto.  Mia madre è ar­gen­ti­na e mio padre di Bo­ston. Sono cre­sciu­to negli USA, ma ho sem­pre vo­lu­to co­no­sce­re le mie ra­di­ci; mia madre ha bal­la­to il tango fin da ra­gaz­za e ... cosí è co­min­cia­to tutto.

E cosa hai sco­per­to bal­lan­do il tango? Ti ha su­sci­ta­to, forse, una serie di emo­zio­ni nuove? Rac­con­ta­mi un po’ di più ...

Il fatto è che il tango è molto com­pli­ca­to da bal­la­re – ri­spon­de- so­prat­tut­to se vieni dagli USA (ride) ma poco a poco  il corpo si sin­to­niz­za da solo per poi la­sciar­si an­da­re; se­gui­re la mu­si­ca con l’a­ni­ma è es­sen­zia­le, riu­sci­re a man­te­ne­re i passi, i giri... Credo che sia una que­stio­ne di cuore, si per­ce­pi­sce la ma­lin­co­nia che si fa im­prov­vi­sa­men­te tri­ste, il con­trap­pun­to del ban­do­neón (la fi­sar­mo­ni­ca, ndt) che fa sí che la can­zo­ne ri­vi­va, ti tra­spor­ti verso altri stati ma­lin­co­ni­ci del­l’a­ni­ma.

Ecco, vo­le­vo chie­der­ti pro­prio que­sto, a prima vista il tango sem­bra es­se­re sem­pre e in­dub­bia­men­te un" pen­sie­ro tri­ste che si balla", qual­co­sa da ubria­chi ma­lin­co­ni­ci che vi­vo­no at­ta­na­glia­ti dalle pene amo­ro­se per l’e­ter­ni­tà...

Bhé Da­niel, se la metti cosí è pos­si­bi­le, ma non di­men­ti­ca­re che quan­do balli una mi­lon­ga la sen­sua­li­tà della cop­pia ri­ve­ste un ruolo im­por­tan­te, l’e­ro­ti­smo è qual­co­sa che hai den­tro, che ha del mi­ste­ro, sfu­ma­tu­re d’e­mo­zio­ni che non pos­so­no es­se­re espres­se ver­bal­men­te con delle spie­ga­zio­ni bensí con delle sen­sa­zio­ni. Ti apre un mondo di pos­si­bi­li­tà in­fi­ni­te.

Cosa pensi del­l’e­vo­lu­zio­ne del tango? Non so se sai qual­co­sa su que­st’ar­go­men­to...

Da stu­den­te o sem­pli­ce ap­pas­sio­na­to non so molto: so che Gar­del (chi non lo co­no­sce!) è uno degli  espo­nen­ti più im­por­tan­ti; che il tango è frut­to della fu­sio­ne di di­ver­se mu­si­che e cul­tu­re sia eu­ro­pee, sia su­da­me­ri­ca­ne. Fi­no­ra non hanno certezze sulla sue origine, nean­che del co­si­det­to tango pri­mi­ti­vo per que­sto si pensa che inizialmente "la sua essenza era gioiosa". Solo con­sta­va di una chi­tar­ra, un vio­li­no, la voce o poco  più. Dopo es­se­re stato bal­la­to nei sob­bor­ghi ar­gen­ti­ni di Bue­nos Aires, l’a­ri­sto­cra­zia pa­ri­gi­na lo adottó e da al­lo­ra il tango di­ventó un ballo delle clas­si me­dio-al­te anche in Ar­gen­ti­na. Ven­t’an­ni dopo di­ventó uni­ver­sa­le.

"li­ber­tan­go"

Dopo aver be­vu­to due birre cia­scu­no, chie­do a Jamal, che parla bene lo spa­gno­lo, se crede che il tango si stia evol­ven­do e per­ché tanti gio­va­ni e non solo lo ba­llano a Ber­lino.

Ride e ri­spon­de: la mu­si­ca odier­na si fa sem­pre più sem­pli­ce ed ele­men­ta­re, non ha un’es­sen­za, non rac­con­ta sto­rie, non crea miti. Il tango è pre­ci­sa­men­te un ge­ne­re colmo di miti, in­tri­ghi, rav­vol­gi­men­ti,  bugie e ve­ri­tà. Le sto­rie in lun­far­do sono dif­fi­ci­li da com­pren­de­re fa­cil­men­te. La com­ples­si­tà del tango è at­traen­te; è un ge­ne­re so­prav­vis­su­to che non mo­ri­rà; per que­sto mo­ti­vo at­trae e in­can­ta. In­dub­bia­men­te a Ber­lino ci sono molte scuo­le dove po­ter­lo im­pa­ra­re.

Quin­di, credo che, so­prat­tut­to per il fatto che sia una mu­si­ca con­ce­pi­ta dai tempi del­l’im­mi­gra­zio­ne, ter­ri­bi­le im­ma­gi­na­rio po­po­la­re e che ri­tor­ni a ció, i gio­va­ni cer­ca­no una pro­fon­di­tà, un certo ro­man­ti­ci­smo nei mo­vi­men­ti di que­sto ballo.

Esat­to –dice Ja­mal- il tango è qual­co­sa che passo dopo passo si è ar­ric­chi­to gra­zie al fenómeno mi­gra­to­rio, si è poi amal­ga­ma­to al suono del ban­do­neón e in­fi­ne Piaz­zol­la ha com­po­sto me­ra­vi­glie con i suoni.

Qual è la tua opera pre­fe­ri­ta di Piaz­zol­la? Lo in­ter­rom­po.

“Il mio pezzo pre­fe­ri­to- con­clu­de Ja­mal- è pre­ci­sa­men­te Li­ber­tan­go che mo­stra la pro­dez­za del suono misto a quello della fi­sar­mo­ni­ca che nor­mal­men­te de­tie­ne il ruolo prin­ci­pa­le, ma che qui non viene rispettato.  Ades­so c’è anche l’e­let­tro-tan­go, ve­dia­mo come evol­ve­rà in fu­tu­ro”.