Il Summit di Barcellona: una « disunione europea » ?

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2003
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Articolo pubblicato il 04 febbraio 2003

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Dalle questioni economiche alla politica estera, ecco tutti i controsensi di un summit come analizzato dalla stampa europea.

I capi di Stato e di governo dei quindici paesi dellUnione Europea si sono riuniti venerì 15 marzo 2002 al Palazzo dei Congressi di Barcellona. Questo Summit, durato due giorni, aveva lambizione di render nuovamente dinamico il « processo di Lisbona »: si trattava in effetti di metter in opera le decisioni prese dai Quindici nellagenda di Lisbona in marzo 2000. Lobiettivo, quello di fare dellEuropa, di qui al 2010, « leconomia più competitiva e dinamica, fondata sulla conoscenza e capace di dar luogo ad una credibile durevole, unitamente a maggior impiego e di miglior qualità e a una maggiore coesione sociale ».

Tuttavia, si osserva oggi un vero scarto fra le ambizioni espresse a Lisbona e la realtà dei progressi concreti realizzati da allora: come viene sottolineato dal giornale tedesco Die Welt, nonostante si fosse prevista una crescita del PIL europeo attorno al 3 %, le previsioni per lanno 2002 arrivano al 1,3 %. Gli obiettivi in termini dimpiego non son stati raggiunti, per quel che concerne la politica comune sui brevetti, laccordo inciampa ancora sulla questione della lingua ufficiale da impiegare.

Dinnanzi a questa sconfitta, la Presidenza spagnola cerca un compromesso, alfine di far progredire il processo di Lisbona. Due accordi sono già stati firmati, persino prima dellinizio del Summit di Barcellona, per facilitare le negoziazioni: il primo riguardante la creazione di un sistema di credito per il finanziamento del settore privato nei paesi del circuito del Mediterraneo, il secondo concernente laccrescimento dellaiuto pubblico allo sviluppo.

Tuttavia, sembra che ancora una volta i paesi europei siano divisi dalle divergenze dettate dai loro interessi nazionali, come ha sottolineato il pessimismo della stampa tedesca, inglese e francese alla vigilia del vertice. Per questo, si può forse parlare, quanto al Summit di Barcellona, di « disunione europea », secondo lesprezzione usata da un articolo del 15 marzo apparso nel du Courrier International?

Questo vertice ha due chiari obiettivi: il perseguimento di riforme economiche capaci di riagganciare leconomia americana, e delle problematiche politiche quali ladozione di una linea di condotta comuni in materia di politica estera.

I. Un summit consacrato alle riforme economiche.

Lobiettivo essenziale del summit di Barcellona è quello di rendere lecnomia europea più competitiva e di permetterle di recuperare i suoi ritardi rispetto agli Stati Uniti.

A. La questione cruciale della liberalizazione dellenergia.

1. La posizione della Francia, sostenuta dalla Germania.

Lobiettivo principale del Summit e della Presidenza spagnola è quello di liberalizzare il settore dellenergia.

A questo proposito, la Francia ha fatto la figura del « cattivo studente », secondo lespressione del Courrier International del 15 marzo. In effetti, dagli inizi del Summit, tutti gli occhi erano puntati sul presidente francese Jacques Chirac e sul suo primo ministro Lionel Jospin che, in piena battaglia elettorale in vista delle presidenziali di aprile-maggio, si sono ostinatamente ignorati dal loro arrivo al Palazzo dei Congressi. Hanno tuttavia deciso di far fronte unito per riaffermare il loro rifiuto diniziare da subito una liberalizzazione totale del mercato del gas e dellelettricità per gli utenti privati. LHumanité del 15 marzo rileva nonostante tutto la volontà di Laurent Fabius di aprire per una « apertura ai professionisti » dei mercati del gas e dellelettricità.

Se Parigi frena sulla questione della liberalizzazione dellenergia, è in nome della difesa del servizio pubblico. LA Commissione Europea aveva già proposto, agli inizi del 2001, di liberalizzare il 100 % del mercato dellelettricità e del gas nel 2003 e 2004 per le imprese, nel 2005 infine per i singoli utenti. LA Francia vi aveva già opposto il suo veto nel Summit di Stoccolma nel marzo del 2001, sostenuta dalla Germania. Ma per ridurre il monopolio di EDF, la Francia ha comunque aperto il mercato francese ai grossi industriali, in conformità con la direttiva europea del 1996, che esigeva una liberalizzazione del mercato alemno per il 30 %. Resta tuttavia sulle sue posizioni quanto allapertura del mercato agli utenti, finchè non verranno date sufficenti garanzie sul mantenimento del servizio pubblico (cioè, i nuovi operatori dovranno essere sottomessi agli stessi obblighi dellEDF e della GDF).

Questo comportamento solleva lopposizione di altri governi europei, poiché EDF si approfitta, ciò malgrado, dellapertura dei loro mercati. Difronte a questa polemica, il presidente della Commissione dell?unione Europea, Romano prodi, ha affermato in unintervista al quotidiano italiano La Stampa: « Se lo stato attuale delle cose dovesse persistere dopo Barcellona, procederemo alla liberalizzazione per decreto, servendoci dellarticolo 86 del trattato ».

2. Le reazioni dei governi europei

Aznar, il primo ministro spagnolo e Schröder, suo collega tedesco credono nella possibilità di « trovare un compromesso con la Francia », come riportato dal Figaro del 15 marzo. In realtà il governo tedesco potrebbe costituire un sostegno prezioso per il governo francese contro lasse liberale Berlusconi-Aznar-Blair condotto dal capo di governo spagnolo. Le Monde del 15 marzo sottolinea il fatto che Schröder, anche lui al centro di una campagna elettorale, renderebbe il favore alla Francia, che lha aiutato a evitare lavvertimento che la Commissione intendeva inviargli a ragione del suo deficit troppo elevato. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung vede di cattivo occhio questa solidarietà: « Berlino ha formato con Parigi un asse protezionistico ».

Contro il comportamento francese, è proprio la stampa francese e quella britannica a far la voce grossa: i giornali francesi indicano la Francia come « il cattivo allievo dellUnione Europea ». Il Courrier International del 15 marzo titola: « Parigi, leader degli egoismi europei ». La stampa britannica, poi, è particolarmente feroce e denuncia la Francia come lelemento che blocca ogni decisione. « O si passa, o si rompe », ha affermato Tony Blair, che assegna unimportanza primordiale alla liberalizzazione del mercato dellenergia. Quanto ad Aznar, sebbene cerchi anzitutto il compromesso, deve ciò nonostante dar prova di sé al Summit di Barcellona per evitare che il progetto naufraghi.

B. Le riforme che esprimono le divergenze di interessi fra i paesi europei

1. Gli aiuti pubblici allo sviluppo

La presidenza spagnola dell'Unione Europea ha annunciato che i 15 membri sono finalmente riusciti a intendersi circa gli loro impegni a venire in materia di aiuti pubblici allo sviluppo. I Quindici dovranno trovare una posizione comune in questo summit in vista della conferenza di Monterrey in Messico, che ha luogo proprio oggi, e che riunisce i capi di stato del pianeta per esaminare per la prima volta, sotto egida ONU, i mezzi per mettere in opera i finanziamenti allo sviluppo e lottare contro la povertà, come riferisce LHumanité del 15 marzo.

Il compromesso deciso fra i membri dell'UE propone di portare nel 2006 allo 0,39% del PIL la media comunitaria i aiuti pubblici allo sviluppo, contro lo 0,33% di oggi. Il documento sottolinea che il fatto che i paesi il cui aiuto è inferiore allo 0,33% del loro PIL, faranno tutto loro possibileper far sì che la media raggiunga lo 0,39%.

Esistono delle forti variazioni tra i differenti paesi dell'UE infatti. Così certi stati del nord come la Danimarca, la Svezia o i Paesi Bassi, tradizionalmente più coinvolti nell'aiuto pubblico allo sviluppo (APD), sono favorevoli ad un sostegno pubblico più forte al Terzo Mondo, altri paesi come la Germania, l'Austria, la Grecia, l'Italia o il Portogallo si rifiutano di incrementare il loro aiuto invocando ragioni di bilancio, e trincerandosi dietro la posizione anglosassone che propone un ricorso alle donazioni private e quindi un abbassamento dell'APD. La Francia presenta una posizione intermedia ritiene di portare il suo contributo allo 0,36% del suo PIL, secondo Le Monde.

Le altre riforme economiche previste dal summit di Barcellona esprimono le divergenze di interessi tra paesi dell'UE.

2. Gli interessi economici divergenti

Nell'agenda di Barcellona, ci sono anche altre riforme economiche che non raggiungono l'unanimità.

Le Monde del 15 marzo ad esempio, descrive l'interesse dei francesi per far approvare il progetto di sistema di navigazione, Galileo, l'equivalente del GPS statunitense, per essere indipendenti dai satelliti del Pentagono. La Germania è l'unica a contestare questo progetto.

Daltro canto, sulla stampa britannica, si insiste molto sull'interesse di Gran Bretagna e Francia a un'omogeneizzazione delle politiche fiscali e di bilancio. Secondo il Rheinische Post del 15 marzo, i tedeschi sono scettici circa la possibilità di raggiungere la maggioranza dei 15, in questo caso.

Così, si osservano numerose divergenze tra paesi europei in ciò che riguarda le riforme economiche.

3. l'Europa sociale, una questione minore

Di più, non bisogna trascurare l'ampiezza dei movimenti no global che hanno manifestato al Summit, e che rivendicano unEuropa più sociale, unEuropa della piena occupazione.

Il Social forum è la campagna contro l'Europa del capitale, con una miriade di collettivi anti-globalizzazione, così come una piattaforma di indipendentisti e il movimento dell'ETA, i separatisti baschi.

Secondo Le Monde e il giornale italiano Sole 24 Ore, il movimento ha preso il 15 marzo un moto di grande festa primaverile che sè trasformato in violenza. Il Der Spiegel del 15 marzo sottolinea che Lussemburgo e Belgio hanno messo in guardia i dirigenti europei affinché non limitino l'ammodernamento dell'Europa ad una neo-liberalizzazione dell'economia, ma che tentino al contempo di mettere a posto una Europa sociale.

Il tema sociale è una preoccupazione minore del summit di Barcellona.

Frattanto, il Financial Times del 15 marzo ha denunciato l'intenzione di Lionel Jospin di insistere sul tema sociale, per evitare la polemica concernente la liberalizzazione dell'energia. Ma su questo argomento, Aznar rimane molto pragmatico: non ci sarà dibattito ideologico. Ci sono cose su che si può trovare un accordo ragionevole. Si sta completando un equilibrio tra il sociale, l'economico e lambientalista, (The Financial Times).

In realtà, è il fattore economico quello premiato.

Si è visto dunque il fatto che le riforme economiche sono state la preoccupazione principale del summit di Barcellona. Tuttavia, se i paesi europei cercano una linea di condotta comune in materia di politica estera, non resta che costatare il blocco delle summit per le difficoltà delle politiche interne degli Stati membri.

II. La posta politica del summit

A. Un blocco fondamentale: le elezioni nazionali

1. un periodo elettorale nei numerosi paesi europei

La Summit di Barcellona cade su una data delicata che rischia di frenare lo slancio liberale. Ci sono questanno elezioni importanti in 6 paesi dell'unione: Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia. Questa situazione ha turbato il funzionamento del summit.

Le Monde del 15 marzo illustra in questo senso il caso significativo della Francia: a cinque settimane dalle elezioni presidenziali francesi, né Lionel Jospin né Jacques Chirac vogliono essere accusati di cedere ai liberali europei, rifiutano entrambi una liberalizzazione completa del mercato dell'elettricità. Il summit di Barcellona sarà dunque anche l'ultima opportunità per il presidente francese ed il suo primo ministro di ritrovarsi insieme sulla scena europea. Malgrado il clima estremamente teso tra i due uomini, al summit, si assicura che il loro combattimento elettorale non avrà influenza sulla difesa della posizione francese. Parlano di un clima di lavoro in cui il presidente ed il primo ministro si ripartiscono gli interventi: al primo gli argomenti internazionali e diplomatici, al secondo le domande economiche e sociali. È la prima volta che un presidente e un primo ministro dichiaratamente candidati assistono insieme ad un summit europeo.

Intanto in Germania, la campagna delle elezioni di settembre è iniziato prima del previsto.

Questo periodo elettorale nell'UE frena così, e in maniera considerevole, i progressi del summit di Barcellona.

2. pessimismo ed ottimismo della stampa europea

Secondo un articolo del quotidiano tedesco FAZ, apparso sul Courrier International, Barcellona sarà più di una semplice opposizione tra due campi, sarà il Summit che darà un freno, il confronto degli egoismi. I dirigenti si caratterizzano soprattutto per la mancanza di coraggio politico. Il FAZ stigmatizza l'imbroglio di alleanze di circostanze che i capi di stato europeo annodano tra essi, senza che nessuno sembri volere dare un prora solida alla nave Europa ".

La stampa tedesca è unanime sul fatto che dal summit di Lisbona, l'UE non ha fatto niente per mettere in opera le misure che erano state votate, come sottolinealo dal Der Spiegel.

Anche i giornali britannici concordano sullo stato attuale del processo decisionale. Il The Guardian afferma che le grandi decisioni che affliggono le politiche interne di Francia e Germania non possono terminare prima delle elezioni di questo anno. Bisognerebbe aspettare il prossimo summit di Siviglia dunque, in giugno.

In compenso, Portogallo e Spagna sono unanimi nei progressi che i summit di Lisbona e Barcellona hanno portato alla politica dell'UE.

Nel giornale portoghese Diario di Noticios del 16 marzo, il primo ministro portoghese ha affermato: A Lisbona abbiamo fatto una scelta politica, ed a Barcellona lo metteremo alla prova. Nel giornale Publico dello stesso giorno, Aznar ha commentato che l'equilibrio della strategia di Lisbona è stato preservato totalmente nel summit di Barcellona, tra le preoccupazioni di riforme economiche e di coesione sociale.

La stampa portoghese e spagnola aggiungono una nota di ottimismo dunque.

B. la ricerca di una linea di condotta comune in materia di politica estera

1. Lo Zimbabwe e l'Angola

Al summit di Barcellona, si è fatto anche riferimento al problema della guerra in Angola. Lo scopo principale è di giungere alla pace ed alla stabilizzazione della situazione. I 15 paesi europei sono soddisfatti della pace decretata dal governo angolano, perché è un ritorno al processo iniziato nel protocollo di Lusaca. Così, nel testo finale del summit di Barcellona, ci sarà un riferimento a questo problema di politica estera, (Diario di Noticios di venerdì 15 marzo).

Rispetto allo Zimbabwe, il giornale inglese The Guardian del 15 marzo dice che il ministro britannico degli esteri Jack Straw ha chiesto ai suoi partner dell'UE di aumentare le sanzioni messe in vigore a metà febbraio contro il presidente Mugabe e altri 19 dignitari, a causa della violenza politica e delle frodi elettorali. Tutti i paesi del Commonwealth, gli Stati Uniti ed il MDC, (il partito di opposizione al governo di Mugabe), hanno appoggiato questo tipo di misure.

Le Monde del 15 marzo afferma inoltre che fonti diplomatiche britanniche abbiano già evocato la possibilità di indurire queste sanzioni, per esempio con l'interdizione di poter entrare in uno dei paesi dell'UE. Ma Straw ha escluso ogni idea di sanzione economica che colpirebbe il popolo dello Zimbabwe come conseguenza. L'assistenza umanitaria è dunque mantenuta.

2. Il Medio Oriente

Per ciò che riguarda il Medio Oriente, i dirigenti europei hanno deciso di pubblicare, per il summit di Barcellona, una dichiarazione che fa appello agli israeliani ed ai palestinesi a mettere fine alla violenza, e che appoggerà la risoluzione 1397 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Che si è appena pronunciato per la creazione di un Stato palestinese al confine con Israele, e che dovrebbe invitare gli stati arabi ad approvare la proposta saudita che per una pace globale in Medio Oriente, (e il riconoscimento d'Israele da parte degli stati arabi), in scambio di un ritiro israeliano totale dei territori occupati dal 1967.

Ma il giornale Süddeutsche Zeitung del 15 marzo afferma l'inutilità di una tale dichiarazione nel momento in cui resti lettera morta. Inoltre, facendo appello alla prudenza, propone di aspettare i risultati ottenuti dal mediatore americano Zini in Medio Oriente.

Il giornale Die Welt dello stesso giorno esprime il suo pessimismo, e prevede che le questioni economiche andranno a oscurare la questione d'Israele.

Nel giornale italiano l'Unita, molto a sinistra, si fa riferimento alla speranza degli italiani per l'approvazione di un Piano Marshall per il Medio Oriente, promosso da Silvio Berlusconi per la ricostruzione dell'economia e dello stato palestinese. Infine, Silvio Berlusconi si è ripromesso di trasmettere il messaggio che gli ha confidato il principe ereditario saudita Abdullah: propone il riconoscimento dello stato d'Israele in scambio del riconoscimento della risoluzione 1397 dell'ONU.

Conclusione

Non si può parlare evidentemente, di disunione europea. Certamente, le divergenze di interessi nazionali hanno costretto i paesi europei a cercare il compromesso. I risultati del summit non sono dunque all'altezza degli obiettivi prefissati.

Si è convenuto tuttavia un calendario di grandi appuntamenti economici dell'Unione i cui punti principali sono fissati per il 2002: l'approvazione di un regolamento sui flussi transfrontalieri di elettricità, l'approvazione del pacchetto di proposte sui mercati finanziari, il lancio del programma Galileo e l'approvazione del suo finanziamento, la revisione della strategia europea in materia dimpiego e la ratifica del protocollo di Kyoto sul riscaldamento climatico. Quanto al resto delle misure, queste verranno scaglionate di qui al 2010.

Ma la stampa rimane relativamente negativa. Secondo Le Monde del 18 marzo, il summit di Barcellona fa la figura della locanda spagnola in cui ciascuno ritrova i propri conti suo nonostante i compromessi sigillati. Si può citare anche La Stampa del 18 marzo che afferma che il piatto freddo di Barcellona è stato servito e consumato ma tutti hanno ancora fame (). Gli obiettivi fissati restano lontani. La nave europea avanza sulla buona strada, ma sempre in modo molto lento.

Fonti :

Le Monde, The Guardian, La Stampa, Le Figaro, The Times, Il Sole 24 Ore, The Telegraph, La Repubblica, Le Courrier International, The Financial Times, LUnita, Il Messaggero, Libération, Spiegel, Le Diario de Noticios, Die Welt, Publico, Frankfurter Allgemeine, Expresso,

Die Rheinische Post, Süddeutsche Zeitung, El Pais, El Mundo, ABC.