Il suicidio assistito, un lusso finale caro agli olandesi

Articolo pubblicato il 17 giugno 2010
Articolo pubblicato il 17 giugno 2010
Nei Paesi Bassi, i firmatari dell’appello Out of Free Will si schierano a favore del “diritto a morire” per tutti gli ultrasettantenni. Una libertà individuale di nuovo tipo. In un'Europa divisa sulla questione dell’eutanasia, avranno voce in capitolo?

Nel ricevere la loro pillola suicida, lo scorso 8 aprile, i deputati olandesi avranno avvertito un pizzico d’angoscia. Che stiano tranquilli: non c’era nessun messaggio subliminale nella velenosa caramellina, regalo dei militanti di Out of Free Will (Per il Libero Arbitrio). Nient’altro che la dolcezza del “diritto a morire”

Passare a miglior vita

Da Fritz Bolkenstein (il padre della famosa e omonima direttiva europea) a Dick Schwaab (neurobiologo), quindici personalità sostengono con Out of Free Will il diritto a decidere se la propria vita valga ancora la pena di essere vissuta. Superati i 70 anni, affermano, bisogna poter passare a miglior vita. Nei Paesi Bassi, l’eutanasia attiva – iniezione di una sostanza letale per anticipare la fine della vita di un malato – è legale dal 2002. La petizione invita ora i parlamentari a liberalizzare la morte assistita e a designare degli specialisti per metterla in atto.

Lanciato su internet a febbraio, l’appello Out of Free Will ha raccolto quasi 117.000 firme ed è sfociato in un progetto di legge d’iniziativa popolare presentato alla Camera il 18 maggio 2010. Dato che i cristiani conservatori sono la maggioranza, il progetto ha poche speranze di passare: l’eutanasia resta controversa.

“Turismo del suicidio”: capolinea Zurigo

Tuttora, i nonnini batavi sono costretti a un lungo viaggio per assicurarsi il libero arbitrio. Anche se il Lussemburgo e il Belgio autorizzano l’eutanasia, lo fanno sulla base di una relazione paziente-medico di lunga durata: un non-residente non può beneficiarne. In Francia o Gran Bretagna, la legge tollera la sospensione delle cure solo in caso di malattie incurabili. La Grecia e la Polonia non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Per i candidati alla morte volontaria, tutte le strade portano in Svizzera.

A Zurigo, l’associazione Dignitas prende in considerazione tutte le richieste “serie”. Chi riesce a assicurarsi un appuntamento incontra il suo fondatore, Ludwig Minelli, che darà il consenso per l’incontro con un medico. Quest’ultimo asseconda l’estremo gesto prescrivendo il natrium pentobarbital, un potente barbiturico. A questo punto, solo un terzo dei visitatori confermerà la sua volontà di farla finita. Dal 1998, delle 1.100 persone “accompagnate” 935 sono stranieri: le autorità locali denunciano un “turismo del suicidio”. Hubert Sapin, rappresentante a Lione dell’Association pour le Droit de Mourir dans la Dignité (Associazione per il diritto a morire con dignità), ammette di aver ricevuto “numerose richieste in questo senso”. Nel 2008, in un’intervista con il giornale Le Monde, Ludwig Minelli replicava: «Ritengo che la morte volontaria assistita sia un diritto universale. D’altronde, in Svizzera, viene criticato il turismo bancario, che permette ai cittadini europei di non pagare le tasse?».

Per essere "accompagnati" dalla società Dignitas bisogna pagare una cifra pari a circa 6.000 euro

E gli esempi si moltiplicano: l’attrice francese Maïa Simon e il direttore d’orchestra inglese Edward Downes sono andati a bussare alla porta di Dignitas, così come Craig Ewert, pensionato americano domiciliato a Londra, il cui ultimo viaggio è raccontato dal regista John Zaritsky in "The Suicide Tourist" (Il Turista Suicida).

Socrate vs "Il Mondo Nuovo"

La Dignitas ha dovuto trasferirsi dal centro di Zurigo in seguito alle denunce dei vicini. Grazie al sostegno di 240 membri, l’associazione ha trovato un immobile nella zona industriale di Pfäffikon per la considerevole somma di 840.000 franchi svizzeri. «La Dignitas chiede 6.000 euro per i suoi servizi. Non tutti ne hanno la possibilità»., lamenta Hubert Sapin. Soraya Wernli, ex segretaria di Minelli, accusa la Dignitas di «fare soldi alle spalle dei malati». La controversia ha preso una macabra direzione il 28 aprile 2010, con la scoperta di decine di urne funerarie nel lago di Zurigo. Secondo la polizia, provengono dal crematorio al quale fa riferimento la Dignitas. Una denuncia contro ignoti è stata deposta, e l’associazione non risponde più ai giornalisti.

Performance artistica a favore del suicidio assistito (Londra, Trafalgar Square)Unica al mondo, la Dignitas serve di volta in volta da modello o da capro espiatorio. L’idea che la morte possa essere pianificata suscita disagio. «Quando ho aderito all’ADMD nel 1988, non l’ho detto subito, per paura che la mia iniziativa fosse considerata morbosa», racconta Hubert Sapin. Oggi il dibattito comincia a far mobilitare i giovani. Daniel James, un giocatore di rugby ventitreenne inglese rimasto paralizzato per un incidente durante una mischia, ha fatto appello alla Dignitas nel 2008. Sensibilizzati da casi come questo, sono sempre più numerosi i minori di 30 anni a preparare le proprie “direttive anticipate”, un documento dove esprimere le proprie volontà riguardo alla presa in carico della fine della vita. La “commission jeunesse” (commissione per la gioventù) dell’ADMD, associazione che conta 48.000 aderenti, allestirà persino uno stand al festival Solidays di Parigi a fine giugno.

Fine della vita serena e controllata o incubo di una società anestetizzata dal progresso tecnico? Da un lato si fa riferimento alla morte di Socrate, dall’altro si trema evocando "Il Mondo Nuovo" (romanzo scritto da Aldous Huxley), si teme lo spettro dell’eugenetica o si urla all’abuso di potere. In "The Suicide Tourist", Betty Coumblas dà un accenno di risposta: «Sto bene ma non è questo il problema. Se volete metter fine alla vostra vita, be’ è la vostra vita». Nel momento in cui la scienza mira all’immortalità, scegliere la propria morte sembra l’ultima forma di libertà.

Foto: frozi/flickr; Victius/flickr. Video: musth14/YouTube