Il silenzio e la furia

Articolo pubblicato il 14 aprile 2003
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Articolo pubblicato il 14 aprile 2003

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La Convenzione sul futuro dell'UE sta redigendo la Costituzione dell'Europa: il silenzio, voluto, delle classi dirigenti; e la furia, sopita, della nostra generazione.

Alcuni penseranno che mentre piovono bombe sia frivolo parlare del futuro dell’Europa, di quello che dovrebbe essere l’Unione Europea, di questo ristagno di pace postmoderna (come direbbe Robert Kagan), di questo "club di ricchi". Molti, invece, capiranno, mentre nelle strade europee gridano all’unisono quei ragazzi e ragazze che incarnano il futuro dell’Europa, che la guerra, così come la pace del domani, dipenderanno anche dall’ idea che noi abbiamo dell’Europa.

Naturalmente bisogna capire la guerra che stiamo vivendo, soprattutto per evitare le prossime. Ma la nostra risposta è : Europa.

Certo, si tratta della risposta che darebbe la maggior parte dei leader europei, anche i più euroscettici, ma i temi riguardanti l’Unione Europea sono dominati dall’ambiguità e dall’ipocrisia: tutti si dichiarano europei, ma pochi sono disposti a costruire l’Europa. Poca gente lo sa perché poca gente capisce il dibattito sul futuro europeo; ma è anche vero che il suo grado di tecnicità incute timore, per non parlare poi dell’abbondanza di termini e concetti reversibili, che possono significare una cosa ma anche il suo contrario e che si possono riassumere in una sola immagine: Aznar .

Essere una grande potenza o far parte di una grande potenza

Prendete Josè Maria Aznar, Presidente del governo spagnolo, uomo retto, tra il conservatore ed il liberale, con quell’aria di poca cosa, grazie alla quale vinse le elezioni del 1996, proprio perché sembrava rappresentare l’uomo della strada, mediocre ma onesto ed efficace. Un uomo così sembrava disposto ad accettare il fatto che la Spagna fosse una potenza media e che la sua diplomazia dovesse rispecchiare questo status, ma l’11 settembre e la crisi irachena gli hanno dato l’opportunità, almeno così crede, di fare della Spagna una grande potenza , di entrare nel club dei grandi, con le armi della più classica delle diplomazie della guerra fredda, definita in blocchi. Né voi né noi, in realtà nessuno tanto stupido, capisce come il fatto di unirsi agli Stati Uniti possa fare della Spagna una potenza che conti all’interno della diplomazia internazionale. Però Aznar sì, speriamo che un giorno ce lo spieghi.

Bene, ora mettiamo il caso che la Spagna si fosse affermata in questa crisi come una potenza europea, che avesse affermato che la Francia e la Germania non dovevano prendere decisioni da sole e che ci doveva essere un dibattito nel Consiglio Europeo, che l’Europa avrebbe dovuto parlare con un’unica voce, che il governo spagnolo avrebbe partecipato attivamente all’adozione di questa posizione comune e che questa sarebbe stata la voce della Spagna. E’ evidente che il peso della Spagna sarebbe stato maggiore e, anche senza essere una grande potenza, sarebbe comunque stata parte di una grande potenza, senza esserne l’umile servitore.

E’ in questo dilemma tanto attuale che si riassume il dibattito europeo: gli Stati sono divisi tra la volontà di mantenere le proprie prerogative, la propria libertà di decidere sovranamente, e quella di condividere queste prerogative, collaborare, così come si è fatto con la moneta e con molte altre cose, solitamente con buoni risultati. Forse credete che in realtà non sia così semplice, ed è normale perché i governanti di tutti i paesi europei, chi più e chi meno senza nessuna eccezione, si impegnano a dimostrare che le questioni riguardanti l’Europa mancano terribilmente di trasparenza, e che non conviene sforzarsi di capirle. Né a voi né ai vostri rappresentanti democratici, i deputati nazionali. Tanto se ne occuperanno loro della definizione e della difesa dei vostri interessi, al di fuori di qualsiasi dibattito, di rivendicare i risultati quando prenderanno altri soldi da Bruxelles e di far ricadere la colpa sui tecnocrati di Bruxelles quando qualcosa non andrà per il verso giusto, qualsiasi cosa, non importa…

Questo sì… siamo tutti molto europeisti... questo atteggiamento di difesa degli interessi nazionali a Bruxelles, interessi, insisto, che non si definiscono in ogni paese attraverso un dibattito democratico, questa reticenza ad accettare un progetto comune che tutti rivendicano – tutto ciò sta distruggendo l’Europa. Nella Conferenza intergovernativa di Nizza, nel dicembre 2000, quando bisognava prendere moltissime decisioni importanti, si finì col discutere del numero di voti di ogni paese all’interno del Consiglio dei Ministri. La Spagna ci restò molto male perché avrebbe finito con l’avere gli stessi voti della Polonia appena entrata (non si è capito perché non avrebbe dovuto ottenerli, che qualcuno ce lo spieghi), mentre il Belgio non sopportava l’idea di avere un voto in meno della vicina Olanda e non accettò di firmare fino a quando non le assicurarono due Consigli Europei all’anno a Bruxelles…

Redigere una Costituzione in privato

Così stavano le cose, ridicole e tragiche, e si capì grazie a Dio che per rinnovare l’Europa non c’era solo bisogno di capi di Stato riuniti intorno ad un tavolo, e si formò la Convenzione. Costituita da deputati europei e nazionali, da rappresentanti dei governi e della Commissione, la Convenzione è uno spazio pubblico aperto, che si è proposta di redigere un « Trattato Costituzionale » per l’Europa, un testo disponibile e comprensibile per tutti che definisca un progetto comune.

Niente di più ammirevole ma quante persone lo sanno? Poca, molta poca gente. Immaginate solo che nel 1977, agli albori della democrazia spagnola, poca gente avesse saputo che si stava preparando una Costituzione; che tutto ciò fosse stato fatto in segreto, senza un dibattito pubblico, senza che la gente sapesse chi erano quelli che la stavano redigendo e chi stessero rappresentando.

Questo è quello che sta succedendo ora, semplicemente perché la Convenzione svolge un ruolo limitato, cioè quello di redigere un testo che può essere accettato o meno dagli Stati, riuniti come sempre in una Conferenza Intergovernativa. E gli Stati sanno che più la gente non è a conoscenza di quello che succede, più facile sarà rifiutare questo testo qualora sia per loro inaccettabile.

Rompere il silenzio

Il silenzio è dunque una conseguenza della paura. Gli Stati temono che il testo limiti il margine di manovra delle istituzioni nelle quali sono rappresentati (Consiglio dei Ministri e Consiglio Europeo, cioè dei capi di Stato) nel prendere decisioni all’interno dell’ Unione Europea a favore delle istituzioni che dispongono di una legittimità di carattere comunitario (Commissione e Parlamento). Inoltre temono di perdere la capacità, all’interno delle istituzioni che li rappresentano, di bloccare le decisioni poco vantaggiose per loro, motivo principale che ha determinato il fallimento di Nizza.

Per far sì che l’Europa funzioni, sia visibile a tutti, accessibile, affinché ognuno di noi si senta rappresentato e sia favorevole ad essere rappresentato su scala europea, c’è bisogno che gli Stati perdano un po’ del loro peso nel sistema attuale. A noi, come a tutti quelli che sognano l’Europa, questo silenzio ci fa infuriare, ed è per questo motivo che abbiamo deciso di giocare il nostro ruolo come mezzo di comunicazione europeo, transnazionale.

Mentre piovono bombe abbiamo voluto, qui a café babel, parlare di parole, di queste parole che stanno costruendo l’Europa, abbiamo voluto gridare per farci sentire, affinché tutti voi sappiate che è messo in gioco il vostro futuro e che dipende da voi informarvi e partecipare, parlare, gridare, se ce n’è bisogno.