Il sesso ai tempi di internet

Articolo pubblicato il 07 novembre 2013
Articolo pubblicato il 07 novembre 2013

Uno studio dell'Ifop dimostra come oggigiorno il web influenzi notevolmente le pratiche sessuali dei giovani. La domanda è se tramite internet vengano "aggiornati" o, piuttosto, male informati.   

"Mettere un tampone dopo aver fatto sesso riduce i rischi di gravidanza", "il sesso orale non è rischioso", "avere dei rapporti sessuali in una vasca da bagno con acqua calda previene la possibilità di rimanere incinta", "bere del Mountain Dew riduce il numero di spermatozoi": sono solo alcune delle idee che certi giovani americani si fanno riguardo ai rapporti sessuali sul web. 

Il 95% degli studenti delle scuole superiori degli Stati Uniti frequenta un corso di educazione sessuale. Ma si tratta piuttosto di consigli sull'astinenza che di una vera e propria formazione che riguardi la contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili. Ogni anno, milioni di giovani ragazzi e ragazze americani si ritrovano alle prese con una gravidanza indesiderata, a causa di un cattiva consapevolezza dei rischi legati a rapporti sessuali non protetti. 

Creando l'hashtag #sexmyths e attraverso una campagna multimediale, la città di Milwaukee nel Wisconsin tenta di fare della prevenzione. Il target? Sia i giovani, coinvolti con un questionario "vero o falso", sia i genitori, interpellati tramite lo  slogan "Se voi non vi impegnate a fare dell'educazione sessuale ai vostri figli, qualcun'altro se ne prenderà carico!". Messaggio subliminale: non lasciate che internet diffonda dicerie! 

L'associazione Baby can Wait è responsabile della campagna e tenta attraverso il suo sito di informare e orientare i giovani sul sesso sicuro, in particolare le comunità afro-americane e ispaniche. Ai genitori viene invece ricordato il loro fondamentale ruolo di ascolto e trasmissione. 

La pornografia banale

La campagna si sviluppa soprattutto attraverso i social network, proprio per andare a combattere la disinformazione là dove si annida. "L'adolescente passa in media più di 5 ore al giorno collegato su internet e rimane vittima di una disinformazione spaventosa sul sesso", spiega Gary Mueller, direttore dell'agenzia di comunicazione che sta dietro al progetto. "Vogliamo aprire gli occhi ai genitori su ciò che i loro figli imparano sul web", afferma. 

Secondo un recente studio del l'Ifop, in Francia, i 15-24enni vedono la loro sessualità sempre più influenzata da quello che possono trovare online. Per esempio, il 38% dei ragazzi sotto ai 25 anni ha già navigato su un sito di incontri e il 24% ha già avuto appuntamenti con persone conosciute su internet. François Kraus, direttore della ricerca del Dipartimento Opinione dell'Ifop specifica che la "banalizzazione del consumo della pornografia tra i giovani ha considerevolmente cambiato le loro vite sessuali, favorendo l'integrazione in tenera età di pratiche associate al mondo dell'ignoto". Per quanto riguarda la stessa fascia di età infatti, il 24% pratica l'eiaculazione facciale e il 22% ama filmarsi durante l'atto (qui l'infografica). Insomma, i canali digitali rappresentano sempre di più una parte integrante della loro sessualità. Ma si tratta veramente della "generazione Youporn" come il titolo di questo studio dichiara? Non è del tutto certo.

Meglio parlare di sesso

Per il ginecologo Sylvain Mimoun, "più le pratiche sono libere e meglio è. 15 anni fa, il rapporto alla fellatio era un tabù. I rapporti di sesso orale venivano sconsigliati alle donne. Oggi, non è più così. Non si tratta di un cambio di preferenze; vuol dire semplicemente che l'atto non viene più considerato come problematico. Lo stesso discorso vale per la sodomia".

La sfida per i giovani è dunque saper distinguere tra i fantasmi digitali e la realtà. Per quanto riguarda le pratiche, ma anche i rischi (malattie, gravidanze... ), "gli adolescenti sanno che i film porno non riflettono la realtà, ma ne sono affascinati lo stesso e si pongono molte domande a riguardo", aggiunge Mimoun. È dunque necessario che i genitori e gli educatori restino all'ascolto e non lascino che internet si incarichi di essere il loro solo interlocutore.