Il secolo della religione

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2005
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Articolo pubblicato il 31 ottobre 2005

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Senza dialogo tra le religioni non è possibile superare il fondamentalismo e le diversità globali. Enrique Ojeda, Direttore della Fondazione Tre culture del Mediterraneo, ci spiega perché.

«Il Ventunesimo secolo sarà il secolo della religione. O non lo sarà per niente»..Tradizionalmente si attribuisce questa affermazione ad André Malraux, scrittore e Ministro della Cultura francese durante gli ultimi anni del governo del generale De Gaulle. Tuttavia lo stesso Malraux negò di averla pronunciata, almeno in questi termini. Intervistato nel 1975, affermò che quello che avrebbe voluto dire era che nella relazione ciclica tra l’uomo e Dio si sarebbe prodotto, nei primi anni del nuovo secolo che si stava avvicinando, una «rivalutazione di tutto ciò che è religioso da parte del pensiero umano». Affermazione che peccava non poco di audacia per quella epoca, che vedeva i più stimati sociologi e filosofi affermareo che le religioni non sarebbero sopravvissute all’avvento del Ventesimo secolo: nel senso che la modernità guadagna sempre più terreno a scapito della religione.

Il tempo sembra aver dato incontrovertibile ragione a Malraux. Dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso assistiamo, per dirla con le parole del famoso storico dell’Islam, il francese Gilles Kepel, alla «rivincita di Dio»...Da allora, come afferma il teologo spagnolo Juan José Tamayo, le religioni sono risorte come forza sociale, hanno riacquistato rilevanza politica, hanno recuperato il ruolo sociale perso negli anni precedenti e si sono convertite in elementi fondamentali delle identità culturali e nazionali, soprattutto in dei paesi nei quali la religione era stata soppressa o privata della sua essenza.

Il fantasma del fondamentalismo si aggira per il mondo

Questo risveglio delle religioni viene accompagnato da un fantasma che terrorizza tutto il mondo in questi primi anni del nuovo millennio. È il fantasma del fondamentalismo religioso, termine additabile a qualsiasi religione caratterizzata dal voler imporre le proprie credenze, con la forza, in tutte le comunità nelle quali viene professata. Il fondamentalismo religioso considera come nemici tanto la modernità e i suoi valori – secolarismo, dialogo, emancipazione della donna… – come tutte le altre religioni, sfociando spesso in divergenze, scontri e vere e proprie guerre.

Tutto questo sembra appartenere ad epoche lontane che si studiano nei libri di scuola, eppure sembra tornare nuovamente alla luce. Penetrano nel più profondo del nostro io attraverso la televisione o i computer, con una violenza cieca, sconosciuta e così forte che sembra obbligarci a prendere posizione da un lato o l’altro, in questo, forse inevitabile, “scontro tra civiltà”.

Ma è davvero così Dobbiamo rassegnarci a vivere in un mondo dove “l’altro” è sempre un nostro eventuale nemico? Che ruolo rivestono oggi le religioni nella ricerca della pace? Quali devono essere le relazioni tra di loro?

Citando di nuovo Juan José Tamayo, «le religioni non possono continuare ad essere fonte di conflitti, né tra di loro né all’interno della società, ma devono imparare a riconoscersi, rispettarsi e creare un dialogo». Perciò il dialogo interreligioso e interculturale costituiscono la principale sfida che devono affrontare oggi le religioni se non vogliono ignorarsi o distruggersi l’una con l’altra. Ciò si rende ancora più necessario in un contesto mondiale di frontiere permeabili, migrazioni, Internet, terrorismo internazionale e globalizzazione: tutti funomeni che stanno contribuendo in misure differenti alla costruzione di società asimmetriche che richiedono a tutti gli attori sociali una capacità almeno minima di attuazione, una risposta efficace e incisiva in favore della convivenza tra gli individui, tra culture e religioni differenti. Papa Giovanni Paolo II era pienamente cosciente di ciò sin dal suo arrivo al Vaticano, e già nella sua prima enciclica, Redemptor hominis, richiamava tutti i cristiani al dialogo tra le religioni.

Il dialogo interreligioso è una realtà

Esempio eclatante di dialogo interreligioso è costituito dal Primo incontro mondiale per la pace degli imam e dei rabbini, che si è celebrato a Bruxelles dal 3 al 6 gennaio e che si è svolto sotto il patrocinio del Re del Belgio e del Re del Marocco, con la collaborazione della Fondazione Tre Culture del Mediterraneo. Partendo dai numerosi punti in comune tra il Giudaismo e l’Islam, le duecento autorità religiose presenti hanno concordato, dopo due giorni di agitati, produttivi, accaniti e a volte divertenti dibattiti, una dichiarazione comune nella quale si condannano, senza mezzi termini, il terrorismo e la violenza praticati in nome di qualsivoglia religione, poiché «violano il diritto alla vita e alla dignità umana concessi dall’Onnipotente a tutti gli essere umani». In tale sede hanno lanciato anche un appello ai capi delle due religioni affinché rivolgano frequentemente alle proprie comunità prediche e sermoni che sottolineino l’importanza del dialogo interreligioso e il rispetto per la vita umana. La Fondazione Tre Culture del Mediterraneo ospiterà il prossimo incontro per la pace degli imam e dei rabbini: perché si crede che le religioni siano chiamate a svolgere un ruolo fondamentale nella ricomposizione culturale e morale. E nella revisione dei modi di interpretare il modo di oggi.