Il ruolo della religione nei paesi post sovietici

Articolo pubblicato il 22 marzo 2017
Articolo pubblicato il 22 marzo 2017

Il revival religioso nei paesi post-sovietici è inarrestabile. Divinità naturali, cristianesimo e sciamani popolano questo mondo nuovo, complesso e variegato

La cortina di ferro è caduta, ma la visione del mondo degli ex paesi sovietici non coincide con quella dell’occidente.

In Europa occidentale e negli Stati Uniti viviamo nel mondo post-religioso, in particolare post-cristiano, in Russia e nei paesi dell’ex blocco sovietico in quello post-ateo. Si tratta probabilmente non solo di una profonda differenza culturale, ma di un concetto di libertà formatosi sotto storie non comuni.

Credere o non credere? Questo è il dilemma.

Credere perché obbligatorio o come scelta libera, matura e consapevole.  Credere perché si è inseriti in una determinata cultura o perché non se ne può fare a meno. Credere per inerzia e conformismo o come atto di ribellione. Credere per sapere o sapere per credere.

Mentre in Italia, Francia e Spagna le chiese si svuotano e l’islamofobia cresce, dall’altra parte del continente il revival religioso non si ferma. Cattolici, ortodossi, luterani, neocatecumenali, sciamani e pagani. L’importante è credere. Per opporsi al passato scientifico e rigoroso del comunismo, per trovare un’identità nazionale, per distinguersi, per curiosità, per novità. A Gesù, alle divinità della natura, all’ignoto, al piacere di ballare insieme senza porsi troppe domande.

Così rinasce la Dievturiba, una sorta di politeismo pagano pre-cristiano diffuso in Lettonia e Lituania. Le due repubbliche baltiche, a differenza dell’Estonia che sembra aver chiuso la propria partita con la religione, hanno visto rinascere le proprie tradizioni popolari dagli anni ’90 in poi. Entrambi paesi caratterizzati da una forte presenza della natura ed una scarsa popolazione si sono da sempre rivolti alle divinità "del bosco". Al cielo, alla terra, all’acqua. Molto tardi e senza troppa convinzione al culto cristiano, insediatosi stabilmente solo nel XIII secolo, facendo di quest'area l'ultima ad essere stata cristianizzata in Europa. Ma mai del tutto diffusosi, prima a causa della non conoscenza del latino dei popoli locali, poi per imposizione del Cremlino, infine per resistenza pagana al cristianesimo.

Certo dopo la dominazione sovietica anche i vari cristianesimi si sono ripresi in quest’area. Ma, soprattutto i giovani, preferiscono definirsi pagani. Forse non sempre sanno perché, però l’idea di credere in qualcosa di libero è bella, affascinante. E poi i riti sono celebrati in maniera accattivante, con danze, falò e vestiti colorati sfoggiati per l’occasione. Difficile resistere ad una festa del genere.

Non ultimo motivo quello identitario, l’importanza di avere delle danze tradizionali lettoni, lituane o georgiane per distinguersi non solo dalla Russia, ma dal mondo intero. La fierezza di un’autosufficienza culturale investe non solo la religione, ma anche la lingua, vissuta come potente strumento di emancipazione ed autodeterminazione. La mitologia baltica, con i suoi pantheon nazionali, dà forza e speranza a queste zone.

In Polonia ed in altri paesi “dell’est” le code per entrare in Chiesa nei giorni di festa sono interminabili. Bisognerebbe fare di Varsavia la nuova Roma, come questa fu nuova Gerusalemme. La religione qua si lega al sentimento di libertà post sovietico, ma anche alla forte moralità, anzi al moralismo tipicamente russo. Critica e assoluzione del passato: delitto e castigo.

Verità o rassegnazione ad una realtà troppo dura per essere accettata?

C’è un disegno divino dietro le nostre banali azioni, dietro la vita che crediamo di vivere liberamente?

In Siberia invece è risorto dalle ceneri dell’URSS lo sciamanesimo. Sepolto negli anni ’20 è stato tramandato segretamente di generazione in generazione. Oggi conta svariati adepti e può essere esperito anche da viaggiatori curiosi nella zona del lago Baikal. Si possono vedere “stregoni” vestiti di piume con il capo coperto da maschere d’uccelli mentre praticano una suzione o un esorcismo. Assistere ad un sacrificio animale, ad una divinazione o ad una espiazione.

I popoli locali hanno ritrovato così la possibilità di esprimersi.

Mostrando forse che l’uomo, se messo in condizioni di libertà, vuole credere in qualcosa di sovrannaturale. Che sia Dio, l’albero o lo sciamano.

Ed anche nella nostra parte d’Europa il cristianesimo, soprattutto nella sua variante sociale ed egualitaria, trova spazio di espressione pubblica. Anche nel mondo secolarizzato post-religioso si diffondono varie forme di culti più o meno nuovi, dal conosciutissimo buddismo al candomblé afrobrasiliano.

Ovunque, per un motivo o per un altro, si cerca un’identità che non può prescindere dalla religione o per lo meno dalla religiosità.

Se non ci credete basta chiedere ad uno storico o ad un antropologo delle religioni.

Vi dirà che non esiste vita senza religiosità.

Cosmologia, cosmogonia, divinità naturali, Gesù, Maometto o vacche sacre.

Perché nella notte tutte le vacche sono nere.