Il rock'ñ'roll iberico

Articolo pubblicato il 27 novembre 2013
Articolo pubblicato il 27 novembre 2013

Spagna e Flamenco sembrano essere sinonimi. È uno dei cliché che accompagnano l'immaginario degli europei quando pensano alla penisola iberica. Indossiamo un giubbotto di pelle, trasgrediamo e andiamo a sconvolgere le coscienze. Il rock spagnolo esiste, e come. Alla ricerca dei chitarristi con l'attitudine del teppista musicale. 

Da 40 anni l'onda rock'n'roll attraversa la Spagna con diversi accenti, idiomi, e comportamenti scuotendo tutti gli angoli del Paese con i 4 tempi musicali, a suon di batteria e chitarra. Prendiamo il termometro e misuriamo la febbre del rock'n'roll. 

Nel sud della penisola iberica, all'ombra del flamenco – è considerato il "blues castigliano", la cui opera maestra è "La leyenda del tiempo" – nascono dagli anni '70 in poi gruppi come gli  Smash, che con il loro rock psichedelico sono conosciuti come i pioneri di uno stile che culminerà nei Triana. Un modello per quelli che verranno dopo. Da Kiko Veneno a Albertucho, da Pata Negra a Raimundo Amador: questi gruppi faranno di questo genere arte e passione. Le loro radici affondano nel più profondo del Despeñaperros e nel delta del Missisippi.

più RADICALe, più URBANO

Le strade della  Spagna nascono e muoino a Madrid, la grande capitale, madre del rock urbano. Sotto la luce dei quartieri operai, agli inizi degli anni '80, le chitarre del proletariato si fondono con le influenze  che arrivano da fuori. Da Rory Gallagher ai Sex Pistols: è un genere tra punk e rock and roll. Non si tratta del naif "alla Movida Madrilena"; sono i ragazzi dei quartieri meno abbienti che reclamano libertà a colpi di riff. Asfalto, Topo, Burning, certo, ma senza dubbio, i pionieri sono i Leño, duri ed elettrici. Chitarra, basso e batteria: è la formula del successo. È rock and roll crudo con il maestro Rosendo Mercado attivamente in testa.  

Alcuni anni più tardi e più a nord, anche la costa cantabrica vuole scuotere le capigliature negli antri pieni di fumo e baldoria. Euskadi è il riflettore e i tipi più duri delle fabbriche danno vita a ciò che ha preso il nome di "rock radicale basco". Un punk selvaggio come quello degli Aceros di Bilbao. In euskera (così i baschi definiscono la loro lingua) o in castigliano, non importa, il messaggio è lo stesso. I nomi sono quelli di Cicatriz, Eskorbuto, Kortatu, La Polla Records o le Vulpess. Tra tutti però si distinguono i Barricada, usciti dalle strade di Txantrea, quartiere operaio di Pamplona. Difficile riassumere i loro 25 anni di carriera, la loro musica è l'inno di molte generazioni di spagnoli.  

Dai gloriosi anni '80 fino ai nostri giorni, sulla scena musicale spagnola sono passati centinaia di gruppi, stili ed etichette. Si va dal gruppo gallego, Los Suaves, e il suo inconfondibile leader, il Yosi, alla spavalderia rocker dei Loquillo, dal punk-rock sivigliano dei Reincidentes, alle grida tra il delirio dei Marea. Forse l'ultimo grande profeta del rock castigliano è stato però Robe Iniesta con i suoi Extremoduro. Inni di ieri e di oggi, amori adolescenziali e poesia tutto in uno.

Si Continua a scuotere le menti

Chi raccoglie il testimone? Chi continua a turbare le menti benpensanti con le 6 corde? Sembra complicato fare da ombra a coloro che un tempo hanno riempito le pareti delle nostre stanze, ma ancora oggi la salute del rock and roll in Spagna continua a essere buona. Si riempiono gli stadi e continuano a emergere gruppi, i più vari: dallo stile del sud, dal sapore di whiskey dei Corizonas, alla classe di M-Clan. I posti più oscuri dei bar delle città spagnole continuano a far parlare di sé tramite la voce dei Quique González, dei Poncho K, dei  Havalina e grazie al tocco pop di Pereza.

Che nessuno si allarmi! Il rock'n'roll con la Ñ arriverà anche al di là delle frontiere, dategli solo una possibilità. In fondo, il rock in Spagna è sempre stato di M.O.D.A.!

Scopri QUI  la playlist di tutti i gruppi che sono stati menzionati in questo articolo.