IL RITORNO DEL SACCHETTO DA GINNASTICA: L’INFANTILIZZAZIONE DELLA MODA berlinese

Articolo pubblicato il 13 aprile 2014
Articolo pubblicato il 13 aprile 2014

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Sono ormai lon­ta­ni i tempi in cui i ray-ban e sac­chi di juta erano all'ul­ti­mo grido. Nel frat­tem­po, il ber­li­ne­se “cool” ha ini­zia­to a ve­stir­si come uno sco­la­ro delle ele­men­ta­ri e può be­nis­si­mo ri­ci­cla­re sia il suo sac­chet­to da gin­na­sti­ca di una volta che la ca­sac­ca di lana di suo nonno. Che ori­gi­ni ha que­sta paura di una fi­si­ci­tà adul­ta? 

“Ecco che ar­ri­va un altro sac­chet­to da gin­na­sti­ca!”. Se dopo il la­vo­ro, com­pli­ci le tem­pe­ra­tu­re pri­ma­ve­ri­li, in­ve­ce che, come di con­sue­to, in uno dei pub della scena di Neu­kölln, si de­ci­de di ri­las­sarsi con una birra su una pan­chet­ta di fron­te, si po­treb­be tal­vol­ta avere l’im­pres­sio­ne di tro­var­si in un parco gio­chi. Da quan­do in qua le borse di juta sono pas­sa­te di moda per es­se­re so­sti­tui­te da sac­chet­ti da gin­na­sti­ca? Nel frat­tem­po quasi tutti si ag­gi­ra­no con un sacco blu di que­sto ge­ne­re sulle spal­le. “Mi ri­cor­da la te­mu­ta ora di gin­na­sti­ca alle ele­men­ta­ri”, dice Chris, che vive ormai da tempo nella zona sud di Ber­li­no.

QUAN­TO vor­rei tor­na­re pic­co­lo... o al­me­no, ve­stir­mi da bam­bi­no

Se il  sac­chet­to da gin­na­sti­ca non ha solo il gran­de svan­tag­gio che, per aprir­lo o chiu­der­lo, dob­bia­mo lot­ta­re per ore con l’e­la­sti­co, ma anche che dob­bia­mo ro­vi­sta­re un’in­fi­ni­tà di tempo per tro­va­re il por­ta­fo­gli– in fin dei conti, il sac­chet­to non ha ta­sche in­ter­ne – , esso, tut­ta­via, fa­vo­ri­sce la pa­ri­tà di ge­ne­re della po­po­la­zio­ne ma­schi­le di Ber­li­no: anche se è dif­fi­ci­le im­ma­gi­na­re un uomo bar­bu­to con in­dos­so una ca­mi­cia ag­gi­rar­si per Neukölln con una borsa al polso , dal punto di vista del ge­ne­re il sac­chet­to da gin­na­sti­ca è un ac­ces­so­rio  per nien­te pro­ble­ma­ti­co. Alla fin fine, alle ele­men­ta­ri in­dos­sa­va­mo tutti solo un paio di pan­ta­lo­ni e una t-shirt e ci ri­bel­la­va­mo con suc­ces­so alla ses­sua­liz­za­zio­ne del no­stro corpo –no­no­stan­te ci fos­se­ro le felpe con mo­ti­vi di­sney a in­di­ca­re il ge­ne­re. „Il sac­chet­to da gin­na­sti­ca ha così tanto suc­ces­so da so­sti­tui­re quasi gli zaini  Fjällräven Kan­ken“, ride Chris. Il pra­ti­co zai­net­to qua­dra­to blu dalla Sve­zia è un altro ac­ces­so­rio dell‘in­fan­zia che ha con­qui­sta­to la ca­pi­ta­le. Le ra­gaz­ze per­fe­zio­na­no il pro­prio stile in­dos­san­do anche un paio di calze e un ma­glion­ci­no con il mo­ti­vo di Bian­ca­ne­ve. Quin­di, basta ri­vol­ge­re abil­men­te i piedi verso l’in­ter­no quan­do si fuma una si­ga­ret­ta fuori da un bar, ed ecco che si dà l’im­pres­sio­ne di es­se­re una ver­sio­ne vi­zio­sa di se stes­si ai tempi delle ele­men­ta­ri. 

Un uomo, in­ve­ce,  può darsi ad un fan­ciul­le­sco stile alla ma­ri­na­ra, ca­rat­te­riz­za­to da ma­gliet­te a righe, un paio di oc­chia­li ro­ton­di da sec­chio­ne e jeans lar­ghi ri­svol­ta­ti in modo in­fan­ti­le. In al­ter­na­ti­va ci si può rifor­ni­re dall‘ar­ma­dio del nonno: „Que­sto è l’a­spet­to pa­ra­dos­sa­le della cosa“, af­fer­ma Chris. „Molti uo­mi­ni qui in­dos­sa­no ca­sac­che di lana e pan­ta­lo­ni di vel­lu­to a coste verdi  – come i pro­pri nonni.“ Anche il gioco tra­so­gna­to con il "mal­fa­ma­to" cubo ma­gi­co di Rubik con­ti­nua ad es­se­re ap­prez­za­to, ma so­prat­tut­to, si do­vreb­be sem­pre por­ta­re con sè nel sac­chet­to da gin­na­sti­ca qual­co­sa per gio­ca­re o per fare bri­co­la­ge. Tut­ta­via, dal mo­men­to che, nel frat­tem­po, anche i bam­bi­ni hanno un cel­lu­la­re, in linea di mas­si­ma sono am­mes­si, quale espres­sio­ne di as­sur­di­tà asto­ri­ca, anche gli smart­pho­ne

GLI ETER­NI BAM­BI­NO­NI DELLA GE­NE­RA­ZIO­NE Y

Che si trat­ti di in­fan­ti­liz­za­zio­ne o di ge­ria­triz­za­zio­ne della moda, qual è la ra­gio­ne di que­sta paura di espri­me­re la pro­pria fi­si­ci­tà di adul­to? Non è un caso che alla ge­ne­ra­zio­ne Y, di cui fanno parte molti abi­tan­ti del quar­tie­re pit­to­re­sco di Neu­kölln, si rim­pro­ve­ri con­ti­nua­men­te di fug­gi­re da­van­ti alle re­spon­sa­bi­li­tà per ri­fu­giar­si in pseu­doi­dil­li­ci mondi dei gio­chi. Ma per quale mo­ti­vo, si chie­de lo spet­ta­to­re be­ven­do una birra, ci si vuole ri­cor­da­re solo del ter­ri­bi­le pe­rio­do sco­la­sti­co? Sfor­tu­na­ta­men­te, però, questa dilagante on­da­ta di no­stal­gia ha tra­vol­to, allo stesso tempo, anche la nostra in­fan­zia, co­sic­ché, guar­dan­do le foto in­gial­li­te del­l’al­bum di fa­mi­glia, ve­dia­mo solo  le ma­gliet­te sla­va­te in modo “cool” e non ci ri­cor­dia­mo più della temuta ora di gin­na­sti­ca. 

ß­el­ter­li­chen Klei­der­schrän­ken aber auch 

Il sac­chet­to da gin­na­sti­ca è così amato a Ber­li­no da aver anche dato il nome  a un’e­ti­chet­ta di mu­si­ca elet­tro­ni­ca. Oli­ver Scho­ries, Be (Ori­gi­nal Mix), 2013.  

Forse, però, gio­ca­re a na­scon­di­no tra i ve­sti­ti da bam­bi­no o da nonno è anche espres­sio­ne di una ge­ne­ra­le in­si­cu­rez­za ses­sua­le. Agli uo­mi­ni, in par­ti­co­la­re,  il pro­prio ruolo ses­sua­le non viene più, for­tu­na­ta­men­te, ser­vi­to su un piat­to d‘ar­gen­to – e que­sto gra­zie al­l’e­man­ci­pa­zio­ne e ai “gen­der stu­dies”. Per­ciò è pro­ba­bi­le che qual­cu­no pre­fe­ri­sca ri­ti­rar­si  die­tro i fron­ti se­re­ni che re­gna­va­no ai tempi delle ele­men­ta­ri, op­pu­re – quale sosia del pro­prio nonno – con­ge­dar­si dal sel­vag­gio circo del­l’ac­cop­pia­men­to. Le donne, ep­pu­re, con il loro stile da ra­gaz­zi­ne non pro­muo­vo­no af­fat­to  una "lo­li­ta-ma­nia" – il mo­vi­men­to ber­li­ne­se “Calze e sac­chet­to da gin­na­sti­ca” non è ve­ra­men­te vi­ci­no al fa­na­ti­smo giap­po­ne­se per il mondo del­l’in­fan­zia.

Come tutte le ten­den­ze, tut­ta­via, nei pros­si­mi anni anche la no­stal­gia dell‘in­fan­zia dovrà la­scia­re il posto al suo cla­mo­ro­so op­po­sto, un’on­da­ta iper­ses­sua­liz­za­ta di push-up e di "mu­scle shirt". Per for­tu­na, prima di al­lo­ra c’è an­co­ra ab­ba­stan­za tempo per ri­flet­te­re sul ri­tor­no della  borsa a tra­col­la e dello zai­net­to sco­la­sti­co Scout. Per ora que­sti ul­ti­mi non sono stati av­vi­sta­ti a  Neu­kölln– ma non ci vorrà si­cu­ra­men­te molto tempo prima che i primi pro­ta­go­ni­sti della scena, ro­vi­stan­do in sof­fit­ta, sco­pra­no il mo­stro rosa, verde e blu. Ov­via­men­te, uno zai­net­to sco­la­sti­co Scout si adat­ta come un pugno nell‘oc­chio ai co­lo­ri fluo della ten­den­za retrò.