Il regista de L’appartamento spagnolo: «Voglio un’Europa “casinara”»

Articolo pubblicato il 21 marzo 2007
Articolo pubblicato il 21 marzo 2007

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Intervista esclusiva al regista francese Cédric Klapisch: «L'Unione Europea? La fanno gli Erasmus, non Bruxelles».

Cédric Klapisch, lei oggi ha 46 anni: è quindi quasi un quasi coetaneo dell’Unione Europea nata a Roma nel 1957. Secondo lei il cinema europeo e l’Ue hanno vissuto un’evoluzione parallela?

No, credo che Ue e cinema europeo abbiano davvero poco in comune. Esistono diverse Europe, come esistono diverse France, diverse Parigi, diversi moi, diversi “io”.

Esiste l’Europa di Bruxelles, l’Europa degli agricoltori, l’Europa degli studenti, l’Europa dei calciatori, l’Europa dei rocchettari, l’Europa dei registi… e attraversano tutte stadi diversi, quanto ad evoluzione e qualità di scambi… Il messaggio che ho cercato di trasmettere con L’Appartamento Spagnolo, è che la costruzione europea non c'entra niente con quella fatta dai dirigenti degli Stati membri a porte chiuse. Gli studenti Erasmus hanno un modo tutto loro di immaginare la nuova Europa, che non ha nulla a che fare con quella che Bruxelles cerca di costruire. Il vero risultato è che giovani 20enni vivono l’Europa nel loro intimo quotidianamente. Non è Bruxelles che ha inventato l’identità europea. Che esisteva già da tempo, negli scambi della comunità letteraria, scientifica, filosofica. Negli anni Trenta e Quaranta i registi europei hanno dato quasi tutto al cinema hollywoodiano. Josef Von Sternberg, Fritz Lang, Alfred Hitchcock, tanto per fare qualche nome.

I suoi ultimi film L’Appartamento Spagnolo e Le bambole russe rispecchiano il processo d’integrazione europea e una realtà particolare, profondamente multiculturale. Crede che esista un “cinema europeo”, al di là delle questioni finanziarie di produzione?

L’identità europea esiste se ci troviamo in America, in Asia o in Africa. Esiste per confronto. È studiando a New York che ho capito quante cose avevo in comune, insospettabilmente, con russi, italiani, tedeschi. E ancora, è vivendo in America che ho compreso a che punto Marcel Proust, Molière, Shakespeare, Goethe, Dostoevskij, Italo Calvino, Primo Levi o Miguel de Cervantes costituiscono un universo del quale io faccio parte, mentre gli americani lo conoscono, inevitabilmente, un po’ meno. E questo è vero per lo sport, il cinema, la politica e la mentalità europea, più in generale. Tutto questo, per dire che il cinema europeo non esiste forse in Europa, ma pare essere chiaramente identificabile negli Stati Uniti, dove si sente dire di Ken Loach, Nanni Moretti, Pedro Almodovar, Patrice Chéreau o d’Emir Kusturiça che sono autori “europei”… uniti da con una sorta di linguaggio comune che noi, da casa nostra, non possiamo percepire.

Come si possono definire i suoi film: sono europei o francesi? Sono frutto di diverse influenze?

Ne L’Appartamento Spagnolo, un giovane di colore dice : «Ho diverse identità: sono europeo, catalano, spagnolo, ma sono anche nero, africano di origine gambiana…». Credo come lui che tutti abbiamo diverse identità, tutte differenti, senza per forza essere contraddittorie o schizofreniche. Personalmente mi sento molto francese, ma anche europeo, e avendo studiato a New York sento ancora forte l’influenza della cultura americana. Vivere in un mondo multiculturale, attraversato da influenze disparate, non impedisce di conservare caratteristiche nazionali forti.

Come vede il futuro dell’Europa?

La svolta ultra-liberale dell’Europa ne minaccia gravemente la cultura. Sono solito dire che l’Europa sia “gli Stati Disuniti”, per contrasto con gli Stati Uniti. Ma curiosamente quello che fa la nostra forza è proprio l’essere lacerati dalle nostre distanze e dalle nostre differenze. Tutte queste lingue, cucine, abitudini culturali opposte, architetture diverse…ci dividono ma, allo stesso tempo, creano il nostro dinamismo. L’Europa politica a 27 sarà difficilissima da far funzionare, ma credo ci sia questa volontà comune di associare ungheresi, polacchi, scandinavi, tedeschi, francesi, italiani, spagnoli e portoghesi, in uno slancio comune…Che cosa ne uscirà? Non ne ho la minima idea. Sarà caotico, ma vivace…

<<strong>Quali sono i suoi registi europei preferiti ?

Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini, Pedro Almodovar, Jean Renoir, Maurice Pialat, Jean-Luc Godart, Emir Kusturiça, Ken Loach, Mike Leigh, Stephen Frears, Wim Wenders.

Quali film hanno fatto nascere la sua passione per il cinema?

Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amarcord, La Dolce Vita, Playtime.

Gli anni più importanti per il cinema europeo?

Probabilmente gli anni Sessanta. Il neorealismo italiano, la Nouvelle Vague francese… Ho come l’impressione che l’identità culturale dell’Europa si sia forgiata in quegli anni. E questo, forse, è avvenuto grazie al periodo immediatamente successivo al trauma della guerra.