Il rapporto Attali: nuovo scacco al liberalismo in Francia.

Articolo pubblicato il 12 marzo 2008
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Articolo pubblicato il 12 marzo 2008
E’ buffo, ultimamente non si sente più parlare molto del Rapporto Attali. Scomparso, in trappola. Eppure si riteneva fosse il Rapporto rivoluzionario che avrebbe spinto la Francia nel 21° secolo. Che ne avrebbe fatto un paese moderno e liberale, per far fronte alle grandi sfide dei prossimi anni!
Con il Rapporto Attali ci si aspettava una sorta di « Big-bang », una grande esplosione nel paesaggio politico francese. Avremmo avuto infine un dibattito sul nostro immobilismo, sulla nostra rigidità, sul ruolo dello Stato nel mondo attuale! Risultato: niente, nada, rien de rien. Dopo qualche giorno d’agitazione il mondo mediatico sembra averne dimenticato persino l’esistenza. Oserei dire: Pschiiit?

Favorire l’attività

Piccolo promemoria dei fatti. Il nostro Presidente, con la sua grande saggezza e il suo modernismo aveva costituito una Commissione per riflettere sulla crescita in Francia, presieduta da Jacques Attali, vecchio consigliere di Mitterand. Essa faceva parte della famosa politica d’apertura. Il risultato è uscito il 23 dicembre scorso: 316 propositi in ambiti molto diversi, con qualche idea forte: la deregolamentazione di varie professioni, la razionalizzazione dell’organizzazione amministrativa, lo sviluppo della formazione professionale, e l’accento messo sull’educazione e la ricerca. Più qualche piccolo delirio come la creazione di dieci «Ecopolis» da 50 000 persone.

Molti di questi propositi sono sensati e pure necessari. Ciò che si deduce dal rapporto Attali, è che l’azione dello Stato debba favorire al massimo l’attività e non limitarla. Sono anni che tutti gli economisti, gli analisti e i giuristi sono d’accordo per trasformare il modello francese e mai il dibattito pubblico si è impadronito dell’argomento. E’ giunta l’ora!

Il dibattito finale!

Il problema è che al momento dell’uscita del Rapporto, tutta l’attenzione si è concentrata su alcune proposte irritanti: la soppressione dei dipartimenti, il ricorso all’immigrazione e… la liberalizzazione dei tassisti. Da quando hanno visto che Attali proponeva la soppressione delle licenze, i tassisti non c’hanno visto più. Allora scioperi, manifestazioni e distribuzione di volantini di ogni tipo. E lì, si è avuto, infine, un vero dibattito pubblico: sui taxi… Tutti i giornali si sono posti le stesse domande: i taxi sono troppi cari? Sono troppo numerosi? Lo fanno apposta a non caricarci quando passano?

Alla fine, adesso in Francia si parla dei taxi e non delle riforme del Paese. Patetico. Ma come si è arrivati a questo punto?

E’ semplicissimo. Quando ha visto il Rapporto, Nicolas Sarkozy s’è accorto di aver aperto il vaso di Pandora e che pochissima gente, anche all’interno del suo partito, sosteneva un tale sconvolgimento culturale. I taxi, in pratica, non sono indispensabili, ma sono spunto di ottime conversazioni al bar dietro l’angolo. Hop, il gioco è fatto!

Di chi è la colpa?

Ma in fondo non è veramente colpa del Presidente. Il primo a sbagliare di tutta la vicenda è stato Jacques Attali stesso. Quando si hanno idee sostanziali sulle riforme da fare, non si annegano in 316 proposte, di cui alcune non sono neanche molto importanti. E’ la politica di base. Non bisogna dare la possibilità ai propri avversari di imbrogliare creando un dibattito su degli elementi secondari. Errore del principiante…

Infine, ed è un problema culturale francese, questo rapporto non è in verità liberale. Mi spiego. Il liberalismo è credere che la società sia capace di evolvere autonomamente e che lo Stato abbia la funzione di permettere questa evoluzione assicurando un minimo di sicurezza. Questo rapporto è tutto il contrario! E’ particolarmente interventista! Tutto proviene dallo Stato, ancora una volta, le idee, i finanziamenti, le decisioni!

Prese una per una, le proposte del rapporto Attali sono spesso interessanti. Ma se le prendiamo nel loro complesso si parlerebbe di una sorta di «rivoluzione liberale». E’ il modo migliore per fare paura a tutti. Soprattutto, bisogna finirla col fantasma tutto francese delle rivoluzioni. Qualche riforma discreta e ben oculata sarà sicuramente molto più utile alla Francia prima e all’Europa poi, che tutto questo ciarpame ideologico.

Alexis Brunelle

Traduction italienne: Dario Bonazelli