Il Qatar alla conquista dell'Europa: Parigi riscopre il calcio

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2011
Articolo pubblicato il 04 ottobre 2011
Quest’estate, al Parc des Princes sono finalmente arrivati i Principi. Il Paris Saint-Germain è diventato una gemma della corona reale. Ma di quale regno? Quello del tifoso Nicolas Sarkozy o quello degli emiri del Qatar? Cosa ha spinto gli sceicchi miliardari a investire in Francia e in Spagna?

Parigi si riempie di ragazzini che ostentano le magliette del PSG, rimaste troppo a lungo nel cassetto. Fanalino di coda tra le capitali europee per livelli di entusiasmo sportivo, la ville lumière scopre una squadra tutta nuova, frutto di un investimento di oltre 80 milioni di euro. E’ arrivato il trequartista Javier Pastore, soffiato a Inter e Chelsea, e con lui Menez dalla Roma, il portiere Sirigu dal Palermo o ancora il difensore uruguaiano Lugano dal Fenerbache. Con la regia del direttore sportivo Leonardo, reduce dell’esperienza amara sulla panchina dell’Inter, il PSG può diventare una big d’Europa, e a un mese e mezzo dall'inizio della Ligue 1 è già in testa alla classifica.

Un piccolo e ricco paese feudale

Il capitale del PSG appartiene per il 70% al fondo d’investimento sovrano QIA (Qatar Investment Authority), presieduto dallo sceicco e erede al trono Tamim bin Hamad al-Thani e dotato di risorse che, secondo le fonti, vanno dai 50 ai 100 miliardi di dollari.In cifre, il paese che ha come capitale Doha, indipendente dal 1971, è appena più grande della Corsica.

Su circa 1,7 milioni di abitanti solo 200.000 sono originari del Qatar, i restanti sono immigrati. Il reddito pro capite è tra i più elevati del mondo, con circa 60.000 dollari annui. Il paese è una potenza ineguagliabile per quanto riguarda l’esportazione di petrolio e soprattutto di gas. Agli abitanti del Qatar oltretutto si deve la più alta emissione pro capite del pianeta di CO2. Il paese sul Golfo Persico, pur avendo avviato un processo di riforme da quando l’emiro Hamad bin Khalifa Al-Thani ha preso le redini del paese rovesciando il padre, Khalifa bin Hamad Al-Thani, nel 1995, rimane una monarchia assoluta e antidemocratica. Società e leggi restano fortemente conservatrici, in particolare per quanto concerne il ruolo delle donne, la pena di morte, l’omosessualità e i diritti sindacali o politici dei lavoratori immigrati. E, soprattutto, la vendita di alcol è strettamente controllata. Inoltre la rete televisiva più influente del mondo musulmano, Al Jazeera, ha sede a Doha. Una vera arma politica che, secondo le rivelazioni dei dispacci segreti di Wikileaks, sarebbe a volte al servizio dell’emiro Qatari Al-Thani. Del resto è proprio il proprietario di Al Jazeera Sport, Nasser Al-Khelaifi, vicino allo sceicco Al-Thani, a presiedere il consiglio di amministrazione della squadra parigina.

Una vetrina per il Qatar

L’acquisto del PSG rappresenta solo una parte delle cifre astronomiche spese da questa penisola del Golfo Persico. Grazie alla manna degli idrocarburi, nel Qatar sono previsti enormi investimenti nel campo dell’istruzione, dell’agricoltura, dell’industria e del turismo. Complessivamente entro il 2016 il Qatar investirà una media di 15-18 miliardi di dollari all’anno per finanziare infrastrutture e progetti di diversificazione economica.

Lo sport è una vetrina imperdibile per il Qatar, un investimento finalizzato più all’immagine che alla redditività, come dimostrano i recenti acquisti del PSG e del Malaga. La squadra spagnola appartiene dal 2010 allo sceicco Abdullah Bin Nasser Al-Thani, altro membro della famiglia reale. Guidato dal vecchio allenatore del Real Madrid, Manuel Pellegrini, anche il Malaga quest’estate ha fatto follie nel calciomercato con l’attaccante olandese Ruud Van Nistelrooy o il francese Jérémy Toulalan e i nazionali spagnoli Cazorla e Joaquin. Non si contano più le star venute ad approfittare dei petrodollari nel campionato del Qatar, come Pep Guardiola quando ancora giocava, Sonny Anderson, Romario o, quest’estate, Mamadou Niang.

Il Qatar ha firmato un contratto anche con il FC Barcelona, che solo lo scorso anno in tutta la sua lunga e prestigiosa storia aveva avuto sulle magliette l’Unicef come unico sponsor. Eppure da dicembre 2010 è stato concluso un accordo per 180 milioni di euro in sei anni per mettere sulle magliette del Barcelona la scritta “Qatar Fondation” relegando sulla schiena quella dell’Unicef .

L’emirato ospita altri avvenimenti sportivi di rilievo: il primo torneo di tennis del circuito ATP dell’anno, l’Open di Doha, e il Giro ciclistico del Qatar organizzato dai dirigenti del Tour de France. Per non parlare della tappa del prestigioso Global Champion Tour per l’equitazione. Nel 2015 sarà il campionato del mondo di pallamano maschile a tenersi in Qatar. Ma il riconoscimento supremo consiste nell’essere stato designato paese ospitante della Coppa del Mondo di calcio 2022. Ciò significa un cantiere faraonico in rapporto a un piccolo paese desertico per la costruzione, ad esempio, di parecchi stadi coperti e climatizzati utilissimi quando le temperature estive raggiungono i 50 gradi. Scelta tanto più sorprendente se si considera il livello della selezione nazionale del Qatar, classificato all’88° posto dalla FIFA a pari merito con la Moldavia… Del resto, forti sospetti di corruzione gravano sugli alti dirigenti della FIFA.

Ma che cosa li fa correre?

Perché allora questi pochi miliardari si danno tanto da fare per farsi conoscere e riconoscere? In primo luogo occorre dare un’occhiata alla situazione geografica del paese: incuneato fra i tre giganti in ebollizione, l’Iran, l’Iraq e l’Arabia Saudita, il Qatar si batte per esistere e acquistare notorietà. Per fare ciò, si pagano campagne di comunicazione da parecchie centinaia di milioni di euro.

E poi Parigi fa sognare sempre. Proprio come la sua Torre Eiffel che orna il blasone del PSG. Gli abitanti del Qatar sono molto bramosi della Ville Lumière, vi possiedono parecchie residenze lussuose e non mancano di venirvi a passare le vacanze. Allora, in tempo di crisi economica mondiale e del fair play finanziario voluto da Michel Platini e dai dirigenti dell’UEFA, questa nuova superpotenza dei petrodollari è una stonatura. Ma attualmente è di certo l’unica soluzione per tornare a vedere calcio vero nel campionato francese.

Photos : Une (cc) psg/site officiel couple qatari (cc)Ammar Abd Rabbo/flickr ,EAU contre Qatar (cc) fchmksfkcb/flickr, Leonardo ©Wikipédia ; Vidéo : PSGofficiel/flickr