Il potere verde dei berlinesi, tra GreenLeaks e acqua pubblica.

Articolo pubblicato il 15 marzo 2011
Articolo pubblicato il 15 marzo 2011
Una delle città più politicizzate e con le norme più severe in fatto d’ambiente, è anche la sede di un Wikileaks in salsa ecologica, un sito creato e gestito da un video-documentarista australiano, proprio come Assange. Si è convertito al verde ance l'annuale Festival del cinema, mentre il primo referendum ha detto no alla privatizzazione dell'acqua.

Dei suoi otto anni vissuti in Europa,  Scott Millwood ne ha passati cinque in uno squat di Berlino: la sua iniziazione alla politica europea. «La politica anglosassone è basata sul raggiungimento della maggioranza. Il 51% comanda», afferma l’avvocato e video-maker, mentre sorseggia un cappuccino a Kreuzberg. «Diciotto di noi (nello squat) avevano un diritto di veto , ragion per cui dovevamo per forza trovare un accordo! Discussioni interminabili hanno fatto sì che capissimo ciò che era importante, raggiungendo dei compromessi. La politica europea sta tutta in quella capacità di negoziare. Ecco spiegato perché i tedeschi intavolano discussioni meticolose, per far emergere i punti di scontro e liberarsene. Questo è il bello di Berlino».

Dopo WikiLeaks, ecco GreenLeaks.com e Greenleaks.org

 Le organizzazioni ambientali in Europa crescono come l'ederaScott è australiano e ha studiato giurisprudenza a Melbourne e all'università di Humboldt a Berlino. Quindi  regia negli Stati Uniti dove ha scritto il libro poi diventato documentario Whatever happened to Brenda Hean? (Che fine ha fatto Brenda Hean, 2008), che racconta la storia della prima donna leader di un partito verde negli anni settanta, scomparsa in seguito ad un incidente aereo. La novità introdotta da WikiLeaks, «poter disporre delle informazioni allo stato puro, per avere un impatto diretto, senza subire alterazioni da parte della stampa», lo ha portato a voler raccontare la storia di Brenda Hean in modo diverso, andando oltre la divulgazione dei dossier della polizia federale sulla sua scomparsa. Quei dossier potevano  semplicemente essere pubblicati, anziché passare tre anni per realizzare il documentario. Verso la fine del 2010 ha creato GreenLeaks.com, una “organizzazione mediatica” che aspira a pubblicare informazioni per uno scopo. La semplice esistenza del sito, è convinto Millwood, influenzerà gli atteggiamenti e le responsabilità sociali delle aziende. Alla stregua di Assange, Scott Millwood sarà il portavoce. GreenLeaks sarà  gestito da un network internazionale di trenta persone, che incoraggeranno l’utilizzo della tradizionale cassetta delle poste così come le e-mail per divulgare le informazioni. «Saremo contenti se riusciremo a fare emergere  3-4 temi caldi  all’anno». Dopo la pubblicazione sui maggiori quotidiani tedeschi, l’obiettivo è quello di continuare a trasformare l’informazione in un percorso narrativo, attraverso artisti e video maker.

Attenzione: Greenleaks.com non ha niente a che vedere e non collabora con GreenLeaks.org, una ONG con sede a Copenaghen, formata da esperti di sicurezza su internet, avvocati, giornalisti e un altro ex membro di WikiLeaks, l’europarlamentare islandese Birgitta Jonsdottir. Il sito è stato lanciato a gennaio, ed è già lotta per il nome. «Nel movimento per l’ambiente la lotta inizia dal basso», storce il naso Millwood. «Sono stato nell’ecologia per vent’anni, è un mondo davvero scontato. La destra è più coesa grazie alla morale del capitalismo, ma nella sinistra non esiste niente che ci tenga uniti, ognuno di noi ha valori differenti». Entrambi i siti sono registrati con marchi diversi nell’Unione Europea; al momento, GreenLeaks.com è attivo in 36 paesi.

Secondo Millwood la battaglia più impegnativa del 2011 in Germania sarà quella sull’estensione dell'attività delle centrali nucleari. «Diversi lander tedeschi, Greenpeace e i residenti vicini alle vecchie centrali nucleari hanno avviato una causa contro il governo federale - ci spiega -. Le elezioni regionali che si svolgeranno a marzo sono importanti, perché la vicenda non ha ancora toccato il Consiglio federale (Bundesrat).  Se uno solo dei governi dei lander cambiasse, allora la coalizione perderebbe la maggioranza nella Camera alta e, molto probabilmente, questi stati potrebbero trasformare la causa in un caso costituzionale».

Immagini della cittadinanza attiva: da Stoccarda a Berlino

Dall’altra parte della città, a Potsdamer Platz, la prima ‘Berlinale ecologica” sfoggia lampioni a basso consumo energetico per il red carpet, borse a tracolla ecologiche e bottiglie di acqua Viva Con Agua: i ricavi sono destinati a finanziare progetti d’approvvigionamento d’acqua nei paesi in via di sviluppo. Ma vecchie ferite son tornate a galla. Un film sull’iniziativa “Stuttgart 21”, realizzato “per caso” con una telecamera manuale, gareggia nella categoria fuori concorso “Prospettive del cinema tedesco”. La proiezione di 75 minuti ci mostra le urla e i lamenti degli abitanti di Stoccarda mentre assistono all'abbattimento dei loro amati alberi, per dar spazio alla nuova stazione dei treni, nel 2010. Si tratterebbe di un progetto filo-europeo, visto che la cancelliera Angela Merkel esige che Stoccarda si unisca alla Magistrale for Europe, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Parigi a Bratislava e Budapest.

Il cinema è così diventato la cassa di risonanza di una delle più grandi iniziative cittadine in Germania. «Non c’era une tema e neppure una sceneggiatura», spiega Lisa Sperling, 24 anni, in mezzo ai manifesti e ai volantini di Stuttgart 21. «Siamo andati a seguire le proteste al parco fin da gennaio 2010; alla fine avevamo le immagini di un anno intero». L’amico regista, Florian Kläger, 23 anni, era altrettanto confuso. «C'erano giovani dappertutto che saltavano sui tetti delle macchina, l’adrenalina era alle stelle, una follia!». Il produttore Peter Rommel, un amico di famiglia di Lisa e del direttore del Festival di Berlino, Dieter Kosslick, spiega che ha investito in Stuttgart 21 – Think to remember! per ripagare tutti quegli anziani che hanno resistito con coraggio agli idranti usati dalle forze dell'ordine.

La volontà popolare ha deciso: a Berlino l'acqua deve tornare pubblica!

La resistenza cittadina ha unito Berlino, dove gli abitanti rivogliono la “loro acqua”; poster bianchi appesi in tutta la capitale celebrano il primo referendum cittadino che ha raggiunto il quorum, contro Veolia e RWE, le due società che nel 1999 avevano comprato il 49, 9% dell’acquedotto Berliner Wasserbetriebe (BWB). Da allora il prezzo delle bollette è aumentato del 35 %. A differenza di quello che succede a Londra, dove l’acqua è privata fin dal 1989, Berlino vuol seguire le orme di Parigi, dove l’acqua è tornata pubblica dal 2009. Thomas Rudek è a capo della Berliner Wassertisch (La tavola rotonda sull’acqua a Berlino), un network di cittadini impegnati che hanno dato il via al referendum per la trasparenza dei contratti firmati per la parziale privatizzazione.«Un passo alla volta», mette in guardia davanti agli applausi, durante il dibattito “Il futuro dell’acqua”, nel programma della rassegna di cinema culinario. «Il punto fondamentale è la trasparenza delle informazioni: vedere tutte le carte sul tavolo, fare i controlli legali fondamentali e puntare su una soluzione a basso costo».

Attivisti del movimento Berliner Wassertisch

"Berlino non è una società capitalistica. Qui non si lotta per pagare l’affitto come succede a Londra o a Parigi"

«La sensazione è che qui a Berlino tutto sia possibile», ci spiega Millwood, sorpreso dai numerosi gruppi di attivisti, ambientalisti e mediae che hanno contattato GreenLeaks.com. e al quale non dispiacerebbe collaborare con Openleaks. Si tratta di un sito, presentato tre giorni prima del nostro incontro e sempre a Berlino, dall'ex portavoce di WikiLeaks, il tedesco Daniel Domscheit-Berg. «Questa è la ragione per cui Berlino pullula di artisti, attori ed attivisti. Vi sono spazio e tempo per sviluppare queste possibilità, perché non è una società capitalistica. La vita non costa tanto, i berlinesi non lottano per pagare l’affitto come succede a Londra o a Parigi». Le 172.000 firme raccolte in cinque anni da Thomas Rudek ha raccolto in una città di 3,7 milioni di persone, sembrano ispirare il resto d’Europa, come è successo in Italia per il referendum che si svolgerà a giugno 2011.