Il Portogallo importerà prigionieri di Guantanamo per aiutare Obama

Articolo pubblicato il 09 marzo 2009
Articolo pubblicato il 09 marzo 2009
Il Portogallo sarà il primo paese dell'UE a mettere le proprie prigioni al servizio di Obama, per mettere la parola fine ad un capitolo nero della storia dei diritti umani. Un gesto che potrebbe alleggerire la coscienza di molti e rinnovare l'immagine internazionale del paese iberico, la cui iniziativa potrebbe servire da modello ed aprire la strada ad altri Paesi europei.

Luís AmadoLa questione è chi tra i due partiti europei sarà l'interlocutore politico di Obama: il Partito Popolare Europeo, PPE o il Partito Socialista Europeo, PSE. Il Ministro degli Esteri portoghese, Luis Amado, ha già preso l'iniziativa: il Portogallo, annuncia, accoglierà alcuni prigionieri di Guantanamo per aiutare Obama a chiudere la prigione illegale su territorio cubano.

Il Portogallo aveva bisogno di un lifting diplomatico

. Fu proprio il Primo Ministro conservatore portoghese, José Manuel Durrão Barroso -Presidente ora della Commissione europea- a far rientrare il Portogallo nella lista nera dei Paesi che avevano voluto e portato avanti la guerra in Iraq nel 2003, a fianco di Bush, Blair e Aznar. Il tutto contro il giudizio degli esperti ONU e le esplicite delibere delle Nazioni Unite, provocando una divisione all'interno dell'UE senza precedenti storici.

La corsa per diventare il cugino preferito

Tutto considerato, questa mossa diplomatica bilaterale si può analizzare in chiave politica europea. Ben note sono le intense relazioni del PPE, e soprattutto di Joseph Daul, capofila al Parlamento, con l'equipe di Obama, per convincere gli americani che nello scacchiere euro-atlantico l'interlocutore migliore per il democratico Barak debba essere il partito popolare europeo, e non i socialisti, come ci si aspetterebbe più naturalmente.

La strategia di Gordon Brown

Gordon Brown

Ma non dobbiamo stupirci. L'alleato principale dei popolari europei nella loro strategia per conquistare un canale privilegiato con i nuovi americani è il Primo Ministro britannico. L'interesse immediato a scala europea del laburista Gordon Brown non è che i socialisti vincano le elezioni, quanto piuttosto che arrivino secondi dietro ai popolari e che i Tories, i conservatori britannici, si separino, come già annunciato, dal PPE assieme ai Cechi dell'ODS. Questo gli permetterebbe di trasformare i laburisti britannici in una delegazione parlamentare di punta, di cui il centro destra avrebbe bisogno per approvare i propri progetti di riforma, e al tempo steso concederebbe a Brown una preminenza politica su scala europea di cui mai fino ad ora poté beneficiare. Ecco spiegata la sua frenetica attività di mediazione US-EU: vuole far gola alla destra e allo stesso tempo assumere un ruolo guida dei socialisti.

La risposta dei socialisti europei

Visto il panorama, i socialisti devono approfittare della più piccola occasione per recuperare l'iniziativa agli occhi di Obama e al contempo degli elettori che potrebbero votarli in giugno, cercando di scovare in Europa quanto di più simile a quello che Obama ha così trionfalmente incarnato negli Stati Uniti. Ed ecco di colpo comparire il celeberimmo slogan “yes we can” della campagna elettorale USA un po' dappertutto nelle attività ufficiali del PSE. Ora, questo gesto molto mediatico da parte di un governo europeo socialista è da iscriversi nella stessa direzione. E non si esclude che altri governi socialisti, come quello di Zapatero in Spagna, possano seguirne l'esempio. (Immagini: prigione di Guantanamo: habacuc / Flickr; Luis Aamado e Gordon Brown: Unione europea)