Il PNR decolla al Parlamento europeo

Articolo pubblicato il 15 aprile 2016
Articolo pubblicato il 15 aprile 2016

Dopo lunghi mesi di intense negoziazioni, la controversa direttiva sul "Passenger Name Record" è stata votata con un'ampia maggioranza dal Parlamento europeo. Rimane da verificare la sua efficacia.

461 voti «A favore», 179 voti «Contro», 9 astenuti. Al Parlamento europeo il voto sulla direttiva Passenger Name Record (PNR) del l 13 aprile non ha risparmiato gli ultimi dibattiti e scambi di pareri, prima della votazione finale prevista per il giorno successivo. Il Partito popolare europeo (PPE), di centrodestra, e i Socialisti e democratici (S&D), di centrosinistra, si sono alleati, mentre i Verdi si sono espressi contro. Più di 5 anni dopo la presentazione della prima proposta in tal senso da parte della Commissione europea, i deputati europei hanno infine votato per un testo che alcuni giudicano necessario, mentre altri considerano pericoloso.

In un contesto di lotta al terrorismo, una certa pressione gravava sulle spalle dei deputati europei affinché adottassero il testo rapidamente. Sette giorni dopo gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre, i ministri dell'interno e della giustizia dell’Unione europea si erano riuniti nel Consiglio europeo per tentare di esercitare la pressione nei confronti del Parlamento in vista dell'adozione della legge. I capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio del 17 e 18 dicembre avevano riaffermato la loro volontà, sostenendo la necessità di mettere in atto questa misura con lo scopo di lottare più efficacemente contro il terrorismo in Europa.

Scambi di dati sui passeggeri

Che cos'è il PNR? Sebbene i media ne abbiano molto discusso nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, le spiegazioni a riguardo non sono sempre state esaustive. "PNR" è l'acronimo di Passenger Name Record. Si tratta di una direttiva relativa all'utilizzo dei dati contenuti nei registri di passeggeri, che mira, attraverso lo scambio di dati personali, a garantire la sicurezza dei cittadini.

Il testo prevede la raccolta dei dati dei passeggeri per i voli provenienti da o diretti verso Paesi terzi rispetto all'Unione europea. Non si tratta dunque di recuperare informazioni sui viaggi all'interno dell'Unione europea. La raccolta avrà luogo presso le compagnie aeree e altri attori del settore, come ad esempio le agenzie di viaggio. Sarà svolta a livello nazionale, attraverso un'unità specializzata di informazione, prima che i dati siano trasferiti agli altri Stati membri e all'Europol, l'organo incaricato alla lotta contro la criminalità all'interno dell'UE.

Il trasferimento e il trattamento dei dati non avranno luogo se non per la «prevenzione o rilevazione di crimini terroristici» o di altri particolari crimini transnazionali, e solo entro una certa misura (identità del passeggero, numero di telefono, indirizzo email). I dati saranno inoltre conservati per 6 mesi prima di essere oscurati, restando comunque utilizzabili entro certi limiti e per una durata di quattro anni e mezzo, quindi 5 anni in totale. È da notare che la trasmissione dei dati non sarà obbligatoria, ma a discrezione degli Stati membri.

Sicurezza contro libertà?

Se la lotta contro il terrorismo deve avvalersi di mezzi sofisticati e di misure efficaci, alla luce dei recenti attentati in Europa negli ultimi due anni, questo testo pone la questione della protezione dei dati personali, un tema predominante del ventunesimo secolo. La condivisione dei dati sui terroristi o potenziali terroristi è naturalmente necessaria, dato che la mancanza di informazioni è uno dei punti deboli dei diversi servizi di lotta antiterroristica in Europa.

Tuttavia, alcuni parlamentari europei, senza mettere in discussione il bisogno di sicurezza e di protezione dei cittadini dell'Unione europea, vedono in questo nuovo strumento un attentato alla vita privata e alle libertà fondamentali. È importante notare, da un lato, che il trattamento dei dati sarà vincolato, quindi proporzionato, e che un delegato alla protezione dei dati sarà istituito in ogni Stato membro al fine di controllare l'utilizzo delle informazioni personali. D'altra parte, il giorno dell'approvazione di questa direttiva è stato adottato un regolamento sulla protezione delle persone quanto al trattamento dei dati a carattere personale.

Comunque, il bisogno di protezione delle informazioni personali è una preoccupazione reale della società civile e di alcuni partiti politici. È una delle ragioni per le quali il voto sulla direttiva PNR ha impiegato molto tempo ed è stata oggetto di numerosi dibattiti. Il gruppo dei Verdi, ritenendo che la durata della conservazione dei dati avrebbe dovuto essere di uno e non di cinque anni, ha votato contro questo testo.

Un'efficacia relativa?

Quale è l'efficacia di questa misura? È la domanda che si pongono molti deputati e uomini politici europei. Non si tratta senza dubbio di una ricetta miracolosa, che risolverà tutti i problemi legati al terrorismo.

Come nota Marie-Christine Vergiat, eurodeputata francese del Fronte di sinistra (nel gruppo Sinistra unitaria europea al Paralmento europeo) che ha votato contro il testo, gli autori degli attentati a Parigi o a Bruxelles si sono spostati in auto tra la Francia e il Belgio. È quindi scettica riguardo la piena efficacia di questa misura, che riguarderà solo i voli diretti o provenienti dagli Stati terzi all'Unione. Secondo lei, la lotta contro il terrorismo passa prima attraverso la dotazione di risorse umane alla polizia, alla gendarmeria e ai servizi di informazione.

Per Nathalie Griesbeck, a favore del testo, ritiene la direttiva «uno strumento oggi più che mai necessario, ma che costituisce solo uno degli strumenti in un arsenale che deve essere rinforzato». In compenso, punta il dito contro l'assenza dell'obbligo per gli Stati alla trasmissione dei dati. E in mancanza di un'unica autorità europea per centralizzare i dati, l'efficacia può essere davvero relativa. Infine, gli Stati membri da oggi hanno due anni di tempo per adottare una legislazione adeguata nel proprio diritto nazionale: la misura dovrà quindi attendere ancora prima di avere un effetto concreto.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles.