Il Patio Maravillas resiste

Articolo pubblicato il 26 marzo 2015
Articolo pubblicato il 26 marzo 2015

Il Patio Maravillas è un centro sociale occupato da 8 anni, nel pieno centro di Madrid. A fine febbraio un tribunale ha emanato un'ordinanza di sgombero che è scaduta il 20 marzo. Quelli che lo gestiscono e che partecipano alle sue attività si rifiutano di abbandonarlo. Lucía Lois, una dei portavoce, ci spiega ciò che rappresenta il Patio e quali sono le loro aspettative per il futuro.

La minaccia di sgombero risale al gennaio del 2014 quando la società proprietaria dell'immobile, la Nivel 21, ha presentato una domanda contro gli occupanti. Fin dal principio gli abitanti del quartiere di Malasaña, in cui si trova il centro, e coloro che lo gestiscono, si sono mobilitati contro questo proposito. Sostengono che l'Amministrazione di Madrid si rifiuta di concedergli uno spazio pubblico mentre la città è “piena” di luoghi liberi che possono essere utilizzati. Assicurano inoltre che il Patio continuerà a esistere, qui o da un'altra parte, perché è la società stessa a reclamarlo.

cafébabel: Come vivete in prima persona la possibilità dello sgombero?

Con una calma relativa perché sappiamo bene che il Patio Maravillas non finirà qui sebbene ora intendano cacciarci da quest'edificio. Se l'Amministrazione non ci darà la possibilità di avere uno spazio, continueremo e, se necessario, occuperemo un altro luogo.

cafébabel: Come hanno reagito le persone? 

Il 5 gennaio hanno partecipato in migliaia a una manifestazione contro lo sgombero e la presenza di così tante persone è stata di grande conforto. È un chiaro segnale del fatto che molta gente utilizza il Patio ed è pronta a metterci la faccia per difenderlo. 

cafébabel: Che attività si possono svolgere in questo spazio?

Nel Patio si può fare tutto quello che si vuole. È un luogo di partecipazione in cui i cittadini si autorganizzano e creano un programma di attività. Abbiamo corsi di ballo, di narrativa, di lingua, forum, workshop... Vengono anche molti collettivi sociali e politici come, ad esempio, la Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH), Juventud sin futuro o No somos delito. Ci sono inoltre eventi come reading di poesia, la presentazione di un libro o un concerto. L'edificio in cui siamo non è abbastanza grande (pur essendo di 5 piani) perché l'offerta è amplissima e dipende da tutti e da tutte.

cafébabel: Perché credete che sia necessario un centro sociale che si distacchi dai canali istituzionali?

Serve perché le istituzioni sono mediate dai politici e dalla corruzione. Abbiamo bisogno di un luogo in cui i cittadini possano proporre le attività dal basso e democraticamente. Per esempio, qui nel Patio le decisioni sono prese da tutti, durante delle assemblee. I centri di questo tipo generano democrazia e comunità, cosa che non avviene negli spazi culturali gestiti da tecnici che pensano, decidono e organizzano ciò che credono interessi alla gente.

cafébabel: Oltre al fatto che vi ceda uno spazio pubblico, cos'altro chiedete all'Ammi-nistrazione?

Non vogliamo che ci riconosca ufficialmente o che ci legalizzi. E non cerchiamo neppure il denaro, chiediamo solo che gli spazi che sono di tutti e che paghiamo con le nostre tasse siano al servizio della gente.

cafébabel: Come vi gestite economicamente?

Ci autogestiamo: tutti partecipano e contribuiscono come possono. Per esempio abbiamo una caffetteria in cui ognuno dà ciò che vuole e spendiamo molto poco perché è tutto gratuito.

cafébabel: Come ci dicevi, a Madrid ci sono spazi vuoti come il Teatro di Madrid, la Casa de la Carnicería o il Mercato della frutta e verdura di Legazpi. Pensate di occupare uno di questi luoghi?

L'esempio del fatto che ci sono luoghi pubblici vuoti lo abbiamo visto il 5 di febbraio quando, in segno di protesta, ne abbiamo occupato uno che è stato ceduto alle Poste e dal quale ci hanno sgomberato in 2 ore. La nostra posizione è chiara: vogliamo accordarci con l'Amministrazione perché ci ceda uno spazio. Se ci costringono a sgomberare occuperemo un altro luogo pubblico e sarà colpa sua. E lo faremo con tutti i cittadini di Madrid che ci appoggiano, e sono parecchi.

cafébabel: Tornando indietro di 8 anni, al momento in cui avete occupato per la prima volta il Patio, lo rifareste o, con il senno di poi, avreste cercato di dialogare con l'Amministrazione?                                                                                                                           Abbiamo un governo, il Partido Popular, che è di estrema destra e che rappresenta l'ala più recalcitrante di questo settore. Abbiamo occupato uno spazio quando governava con la maggioranza assoluta, come ora, e qualsiasi tentativo di dialogare coi movimenti sociali equivaleva quasi a finire in carcere.                                                                                                                                                               La nostra idea è sempre stata quella di utilizzare l'occupazione come uno strumento per liberare degli spazi e segnalare i processi di speculazione che nel 2007 erano molto forti. Fin dal primo momento abbiamo voluto dialogare con l'Amministrazione ma questa istituzione non ha mai acconsentito perché non ha la minima volontà politica di cambiare qualcosa in città. Questo non è esclusiva di Madrid; una delle cose che si sono dette con il 15M è stata “democrazia reale adesso” che significa che i nostri governatori non ci ascoltano, fanno ciò che vogliono e ciò che dicono loro le banche e la troika. 

cafébabel: Guardando all'Europa, dove potreste sviluppare più facilmente la vostra attività?

La storia e il contesto dei centri sociali è molto diverso nei vari Paesi: in Italia sono istituzioni cittadine che funzionano molto bene da parecchi anni, a Roma ci sono vari spazi su cui si è giunti a un accordo con il Comune e senza il rischio di sgombero; in Germania ce n'erano molti negli anni '80 e in Francia alcuni sono molto stigmatizzati. Credo che in Spagna dovremmo costruire una nostra identità e legittimarci perché abbiamo un sostegno popolare molto forte e ci sono esempi molto positivi di centri sociali. Come la Eskalera Karakola, il Centro Social SecoLa Casa Invisible, per citarne alcuni. Oppure, nei Paesi Baschi ad esempio, ci sono i gaztetxe come Astra Gernika.

cafébabel: Cosa credete succederà al Patio Maravilla in futuro e nei prossimi mesi?

Quello che so è che andremo avanti. È un progetto maturo e affermato, con quasi 8 anni di percorso alle spalle. È dinamico, vivo e le persone hanno sempre più voglia di fare cose nuove. Il Patio continuerà la sua attività e chissà che non lo faccia in uno spazio più grande e sicuro in cui tutti, dai più piccoli ai più anziani, e anche i diversamente abili possano svolgere delle attività. Un luogo da cui non possano sgomberarci e che sia pubblico.