Il pacchetto energia sancisce le divisioni della Commissione Ue

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2007

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L’asse franco-tedesco difende i colossi energetici nazionali. Contro l’ala liberista di Neelie Kroes.

Migliorare il funzionamento del mercato interno, accelerare l’uso delle nuove tecnologie, differenziare e stabilizzare le fonti d’approvvigionamento all’interno e all’esterno dell’Ue. Sono i punti cardine del “pacchetto energia”, messo a punto dalla Commissione Europea e reso noto il 10 gennaio 2007.

Spaccatura politica

Ma, a ben vedere, piuttosto che formulare scelte chiare in campo energetico, la Commissione ha preferito proporre due opzioni: la più radicale – sostenuta dall’ala liberista della Commissione Europea, guidata dall’olandese Neelie Kroes e dal britannico Peter Maldelson – vorrebbe “spezzettare” la produzione e la distribuzione dell'energia, facendo sì che imprese diverse se ne occupino, migliorando così la concorrenza. Parliamo di giganti come E.ON e RWE in Germania o EDF in Francia. E proprio dall’Europa carolingia – che può contare sui commissari Jacques Barrot e Günter Verheugen per difendere i propri interessi – crescono i malumori su questa ipotesi. La seconda opzione è più soft, e consiste nella creazione di un "Operatore di sistema pienamente indipendente" e responsabile della rete delle infrastrutture. Chi la spunterà?

Ma il confronto sull’energia si sviluppa proprio quando la Presidenza del Consiglio dell’Ue è nelle mani della Germania. Nonostante il “conflitto di interessi” che la vede protagonista in questo settore, Berlino dovrà proseguire l'opera iniziata dalla presidenza austriaca per creare e coordinare una politica energetica unica per l'Unione europea. Intanto, nonostante sia uno dei maggiori paesi produttori di Co2, in campo energetico la Germania si è distinta per l’impegno finora profuso nella riduzione del 21% delle emissioni di gas serra, come ha ricordato Angela Merkel in una recente intervista al Financial Times.

Nucleare sì, nucleare no

Ma la mancanza di decisionismo dell’esecutivo Ue – lontano anni luce dalla tradizione lungimirante di un Delors – riemerge anche in materia di nucleare: il pacchetto energia prevede libera scelta per gli stati nazionali. Il che riaccende la polemica sul trattamento delle scorie nucleari e il dibattito sulle fonti di energia alternative al petrolio. Ma sarà davvero il nucleare ad avvicinarci ai traguardi fissati dal Protocollo di Kyoto? Molti stati membri, nei fatti, utilizzano già fonti di energia alternativa (ad esempio l’eolica in Olanda e Danimarca). Intanto secondo il “pacchetto energia”, il settore dell’elettricità necessiterà di 900 miliardi di investimenti nei prossimi 25 anni per rimpiazzare la capacità di produzione delle infrastrutture esistenti e invecchiate e per tenere il passo con la crescente domanda.

Libro Verde e riduzione dei gas serra: l’Ue raddoppia. Aspettando Kyoto II

Sempre oggi viene presentato un Libro verde sulle opzioni di politica energetica per affrontare il problema del cambiamento climatico e sulle prospettive di cooperazione internazionale dopo il 2012. Le priorità dell’Ue restano dunque la riduzione dei gas serra e l’incremento delle energie rinnovabili. Tutti temi su cui la Commissione si era già pronunciata con forza nel novembre 2006, durante la conferenza ONU a Nairobi sui cambiamenti climatici. Quell’occasione, in realtà, non aveva prodotto risultati eclatanti, sottolineando sostanzialmente l’importanza del Protocollo di Kyoto come unico strumento multilaterale per rispondere alla minaccia dei cambiamenti climatici. Tutti d’accordo anche sulla necessità di dimezzare le emissioni di gas e di portare avanti i temi del Protocollo di Kyoto anche dopo il 2012, anno in cui giungono a scadenza gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti. Nel 2008 ci sarà dunque una revisione del Protocollo, cosiddetto “Kyoto II”, sempre che tutti gli Stati siano disposti ad accettare target vincolanti. Nel pacchetto presentato dalla Commissione, è indicato l'obiettivo a lungo termine di dimezzare le emissioni entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.

A differenza dell’Ue-15, l’Ue-27 non ha fissato un obiettivo collettivo di riduzione delle emissioni in base al protocollo di Kyoto. Nel 2004 le emissioni totali di gas serra nell'Ue-25 sono state inferiori del 7,3% rispetto ai livelli dell'anno di riferimento. Alla luce di altre delle politiche e delle misure supplementari già approvate, nel 2010 le emissioni dovrebbero essere inferiori dell’8,1% rispetto ai livelli dell’anno di riferimento. Ma se si prendono in considerazione anche i meccanismi di Kyoto e i pozzi di assorbimento, la riduzione totale delle emissioni dell’Ue-27 potrebbe raggiungere il 10,8%.

Per sensibilizzare anche i giovani a questo tema, la Commissione europea ha lanciato una campagna (www.climatechange.eu.com) mettendo a disposizione di insegnanti e studenti veri strumenti per approfondire il tema dei cambiamenti climatici.