Il nuovo Trattato Ue? Parole, parole, parole...

Articolo pubblicato il 09 agosto 2007
Articolo pubblicato il 09 agosto 2007

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Il compromesso raggiunto dalla premiata ditta Sarkozy & Merkel non è una vittoria per la democrazia europea.

E finalmente, con il plauso dei media, Bruxelles ha trovato un accordo. Per molti, il contenuto del nuovo Trattato semplificato, chiamato a sostituire la Costituzione sepellita dai No di francesi e olandesi nel 2005 è già, in sé, una vittoria. Un’euforia apparente corroborata da molte ipocrisie.

La retorica ufficiale vuole che dopo una lunga pausa di riflessione il processo costituzionale dell'Ue sia stato rilanciato. Ma il Commissario irlandese McGreevy è piuttosto cinico in merito: «Si è trattato più di uno stop che di una vera riflessione. È un’Europa a due velocità quella che ci viene proposta». Ma attenzione. L’idea di un nocciolo duro di pochi Paesi pionieri intenti a perseguire un’integrazione più spinta, al quale si aggiungerebbero poi gli altri Paesi dell’Unione, sembra ormai superata. Anzi quello che si sta imponendo è proprio l’esatto opposto: un gruppo di Paesi che vorrebbe tornare... agli Stati nazionali. Per giungere ai loro scopi, questi difensori della “rinazionalizzazione” usano tutte le armi a loro disposizione. La politica di continue deroghe operata dall’Inghilterra, che permette di conservare le competenze statuali in materia di politica estera e di sicurezza, e la possibilità per i Paesi membri di recuperare alcuni ruoli riservati all’Unione vanno in questa direzione.

Dobbiamo far avanzare l’Unione Europea

Si è parlato molto, negli ultimi due anni, di avvicinare cittadini e istituzioni, di riaffermare la volontà politica e di promuovere il dibattito pubblico. Ma purtroppo il testo del nuovo Trattato fortissimamente voluto dal neoeletto leader francese Nicolas Sarkozy, sembra soprattutto un’operazione mediatica. I cittadini e i loro Parlamenti non possono influire, se non parzialmente, sulle decisioni “molto efficaci” prese dalla cancelliera Angela Merkel e compagni. Tali procedimenti presenti in qualsiasi paese democratico, e che esistono da quando essa è stata inventata, rimangono sempre più relegati in un angolo al livello dell'Ue.

Verso uno spazio pubblico europeo

Secondo un sondaggio dell’Eurobarometro, l’85% degli europei vorrebbe che l’Europa “intervenisse maggiormente nella lotta contro il terrorismo”. Ma il desiderio di coivolgere l’Unione in questo processo arriva più da una cultura del risultato pratico, che non da un desiderio di unione. In effetti le decisioni sono state prese a porte chiuse dai Governi dei Paesi membri.

Per molti l’Unione Europea sarebbe un progetto di superamento della nazione. Questa idea, apprezzata da una grande maggioranza dei liberali di sinistra, è corroborata dal discorso ufficiale. Tradizionalmente la pace è l’argomento principale sbandierato dall’Ue, naturalmente a parole. Una qualsivoglia critica, anche minima, è inammissibile. E Steinbrück, Ministro dell’Economia tedesco, difende i negoziati a porte chiuse dei leader Ue: «Dobbiamo tutti continuare a lavorare sull’idea europea. Non lasciatevi ingannare dalle critiche senza fondamento che circolano in giro».

Cosa si nasconde dietro queste idee fumose? I fatti: il testo della Costituzione è stato rifiutato da due popoli, quello francese e quello olandese. Ma nonostante questo è stato nuovamente presentato al voto. Alcuni dicono che la Costituzione è stata raficata da 18 Stati. Certamente: ma solo una parte di essi si è espressa attraverso un referendum, il resto per via parlamentare. E allora chiediamo: quale spazio d'espressione è stato conferito a chi alla Costituzione si era opposto? Nessuno, naturalmente.

Quello che manca? Un vero dibattito pubblico. I temi da dibattere non mancano: l’Ue rafforza notevolmente l’opposizione dei Governi contro i Parlamenti. Senza uno spazio pubblico europeo non c’è controllo dell’esecutivo: di conseguenza l’Ue si allontana sempre più dai suoi propositi democratici. E favorire questo processo serve ai Governi e ai loro interessi specifici.

Per il momento il Parlamento europeo tace e non reclama maggiore trasparenza. Forse l’integrazione europea si dirige verso una post-democrazia nella quale la partecipazione dei cittadini è messa tra parentesi. Ma questo progetto è, per il momento, fuorviante.