Il nuovo Mercato Centrale: una nuova idea di spazio

Articolo pubblicato il 06 luglio 2015
Articolo pubblicato il 06 luglio 2015

Tutti ci vanno e tutti lo apprezzano! Ciò che attira è il posto stesso: antico e moderno, etnico e chic... e per questo spumeggiante cocktail, dal retrogusto vintage, siamo disposti a spendere un bel po'. La novità è nel modo in cui è gestito questo spazio pubblico. 

Negli ultimi due anni il primo piano dello storico Mercato Centrale, vicino piazza San Lorenzo, ha completamente cambiato aspetto. Si trova al piano sopraelevato rispetto al tradizionale mercato ortofrutticolo e gastronomico, ed è diventato una sorta di “piazza coperta” dall’impatto spettacolare. Il soffitto è molto alto, tutto in tubi di ferro, dai quali penzolano i tanti piccoli cubi rossi e blu che compongono il "Tappeto volante" di Daniel Buren; oltre a esotiche lampade intrecciate direttamente in Ghana. 

Uno stuolo d’invitanti stand culinari si distende per tutto il piano. C’è il fornaio, l’enoteca, il bar, la friggitoria e il macellaio con la chianina, il lampredotto e il vegano, il banchetto di granite siciliane e molto altro. I tavolini sono un po’ ovunque. L’idea è che ciascuno possa prendere quello che più lo aggrada, per poi sedersi a mangiare insieme ad amici, parenti, colleghi. Insomma, sembra di essere ad una sorta di "Disneyland della cucina", in un ambiente al contempo moderno, etnico e chic. E piace –  piace tantissimo – perché, come è stato risposto in varie interviste: Trovi tutto in uno!, cioè hai molte possibilità di scelta in un unico ambiente.

"Tutto in uno"

Cosa vuol dire cercare il “tutto in uno”? Oggi non ci basta mangiare bene per decidere di andare a pranzare o a cenare in un posto. Siamo disposti a spendere più del valore effettivo del prodotto, per mangiare un qualcosa che ci è venduto come “autentico” in un ambiente originale. Ciò che veramente attrae di un tal posto, non è la qualità del cibo – che comunque deve rimanere buona per avere successo – ma è l’idea dello spazio che viviamo: il tipo d’esperienza che un posto del genere ci offre.

Una così vasta scelta culinaria si adatta perfettamente con le tendenze sempre più individualiste della nostra società. Il fatto che un tal posto sia frequentato da tante persone d’origine diversa (moltissimi sono i turisti che vi si recano a tutte le ore), ci fa sentire “connessi” col mondo. Si avvicina incredibilmente al tipo di spazio che viviamo virtualmente con i social network: siamo on-line, tutti visibili, tutti assistiamo a uno spettacolo di cui noi stessi facciamo parte, ma in un luogo protetto fisicamente dalla quantità di persone che lo frequentano e che lo sorvegliano; oltre che dal clima di festa e di spettacolo che vi aleggia. Le distanze sono mantenute. L’impressione è che, più che andarvi per consumare un pasto, ci si rechi al primo piano del Mercato Centrale per consumare un bene culturale: come se andassimo al cinema!

Questione di brand

Cosa dire poi del modo astuto con cui il primo piano del Mercato Centrale fa uso del brand “mercato”? In generale per mercato s’intende quel fenomeno sociale che comprende le seguenti caratteristiche: contrattazione, o comunque prezzi convenienti, e un unico venditore per bancarella, con cui la clientela è in contatto diretto.

Se questo è forse vero al piano "zero" del Mercato di San Lorenzo, al primo piano non vi è niente di tutto ciò: i prezzi sono fissi ed elevati, non si è mai in contatto col proprietaro dell’impresa e l’unico vero brand ammesso, oltre a “Eataly” e a “Fiorentina”, è appunto “Mercato Centrale”. Somiglia molto di più a un supermarket o a un centro commerciale del cibo. Eppure il brand "mercato" è conservato perché dà l’idea di qualcosa di vecchio stile, d’originale,… tutte parole che rimandano all’idea di “autenticità”. Ma l’autenticità non esiste come fatto reale, esiste solo come proiezione di un desiderio e come bisogno di sentirsi unici. È solo un abbaglio inseguito dal turista ed un concetto molto usato dal marketing, che ben conosce le fragilità e le vanità dell'uomo contemporaneo.

Pubblico vs privato

Infine, riflettendo sul fatto che il Mercato Centrale appartiene al comune – che lo affitta a una cifra davvero esigua considerando il progetto: 140.000 euro l’anno – si potrebbe quasi dire siamo di fronte a un fenomeno di commercializzazione dello spazio pubblico, ovvero una sempre più diffusa tendenza a pensare che bisogna pagare per usufruire legittimamente di uno spazio comune.

Oggi, mangiare sugli scalini di un edificio pubblico è mal visto, perché considerato non solo poco appropriato, ma anche poco sicuro. Questo significa che piazze e mercati sono sempre luoghi d’incontro, ai quali però si richiede una certa qualità di servizi e un certo livello di gradevolezza estetica, in cambio dei quali siamo disposti a pagare.

La gestione dello spazio riflette la stessa società che lo gestisce. E la nostra società, così bisognosa di ridefinire se stessa in questo recente contesto di assoluta multiculturalità, è alla ricerca di un modo nuovo di vivere lo spazio. Il primo piano del Mercato Centrale, con il suo presentarsi come autentico, quindi antico, e al contempo come all’avanguardia, ne è certamente un esempio: è una nuova idea di spazio che coniuga il passato con il presente, l’autoctono con l’etnico.