Il Moving Shop. La moda italiana scende in strada.

Articolo pubblicato il 26 giugno 2012
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Articolo pubblicato il 26 giugno 2012
di Eliana De Leo  Nato da una brillante intuizione della stilista Valeria Ferlini, il Moving Shop rappresenta una delle più riuscite invenzioni imprenditoriali all’italiana nel campo della moda, rappresentando allo stesso tempo un’importante possibilità di riscatto sociale e lavorativo tutta al femminile che guarda all'Europa.

Un vestito della collezione disegnata dalla stilista italiana Valeria Ferlini. Fonte: MovingShop

A metà strada tra il girovago e l’artista, l’ambulante è una figura che, soprattutto a Napoli, vanta radici antiche che continuano a perpetuarsi nel tempo. Di alcuni mercatini i napoletani non saprebbero farne a meno. Per quanto ormai sia diventato piuttosto statico, legato ad un luogo dove trovarlo quasi tutti i giorni ad orari simili a quelli dei negozi, in Italia l’ambulante ritorna riarrangiato in veste assolutamente contemporanea grazie al Moving Shop. Premiato nel 2006 come una delle cinque migliori idee imprenditoriali da AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda), sempre nello stesso anno inserito tra le prime tre idee migliori al mondo da Mc Cann World Group, il progetto prende corpo grazie all’iniziativa dell’ex modella Valeria Ferlini, oggi stilista ed imprenditrice, tornata in Italia nel 2002 da un viaggio in Sud America con un’idea innovativa da realizzare. A Milano, d’accordo con l’allora direttore del carcere di San Vittore, riporta in vita il laboratorio sartoriale interno del carcere e di lì a poco arriva il contratto in esclusiva con la Piaggio per la fornitura delle storiche Apecar. Ed il brevetto del format per l’Italia e l’Europa. La nuova avventura ha inizio con la prima“Ape Malandra”.

Malandra  è un’espressione brasiliana che potrebbe essere tradotta in italiano con “vagabonda, monella”. La prima ape, apripista del Moving Shop, porta questo nome spensierato, che racchiude in sé però una storia, anzi più storie non propriamente allegre: quelle delle detenute del carcere di San Vittore che, grazie all’idea della Ferlini hanno ricevuto una nuova possibilità. Hanno imparato o approfondito un mestiere affascinante com’è quello del couturier, maneggiato tessuti pregiati, dal lino ed il cotone alle sete e le lane, con cui hanno confezionato capi, disegnati dalla stessa imprenditrice, innovativi ed allo stesso tempo dal gusto un po’ retrò. Sembrerà un paradosso ma, proprio grazie a queste donne,  il passo dal carcere all’alta moda diventa breve, tracciando una definitiva possibilità di riscatto. Scontata la pena infatti, molte di loro vengono assorbite nel laboratorio-showroom di via Porta Romana a Palazzo Blinda, dove è possibile farsi confezionare abiti su misura.

La boutique mobile Malandra. Foto: (©) Stefania De Marco

L’Ape Malandra scorrazza ormai per oltre 20 città italiane. Nel corso della stagione estiva la si può incontrare anche per le strade di Montecarlo e, molto presto, punterà verso Barcellona, provando a costituirsi come fenomeno europeo. A Napoli è dall’estate scorsa che Stefania De Marco, insieme all’amica Adriana Giordano, girovaga con il suo Moving Shop nonostante le difficoltà. “Non basta il semplice permesso alla vendita itinerante come nel resto del suolo nazionale (le autorizzazioni al commercio ambulante sono disciplinate per lo più da leggi regionali). Bisogna far richiesta di occupazione del suolo pubblico. E’ un processo un po’ più lungo ma ad ogni modo stiamo girando molto anche tra circoli e luoghi che ci ospitano, come il Negombo di Ischia o l’internazionale di tennis tenutosi poco tempo fa qui a Napoli”. L’obiettivo dell’apista partenopea è quello di giungere fino a Salerno. Intanto a giugno e luglio si potrà vederla girare per le aree pedonali del Vomero.

È divertente osservare l’arrivo del piccolo automezzo, che ha tutta l’aria di stare per esplodere, pieno di chissà quale misterioso contenuto, e vederlo trasformato nel giro di pochi minuti e semplici gesti in una graziosa boutique coloratissima e traboccante di vestiti, ceste di vimini piene di accessori e camice, con tanto di specchi e camerino prova, ricavato da un hula hoope e ritagli di stoffa cuciti tra loro.

In alcuni comuni italiani dove sosta un Moving Shop si è inoltre concluso un accordo che prevede la concessione del 5% degli introiti ai servizi sociali e dal 2010 all’interno di strutture sanitarie ricavando fondi per la ricerca medica, come il centro di diagnostica oncologica per la donna del San Luca di Milano.

Signore al Moving Shop nei pressi di via Caracciolo a Napoli. Foto (©) Stefania De Marco

Il Moving shop rappresenta una realtà che sta cementificando la propria strada. Quello innescato da Valeria Ferlini con l’Ape Malandra è un meccanismo innegabilmente virtuoso, fatto dalle donne, per le donne che, proprio come la sue boutique itineranti, esplora diversi luoghi del panorama femminile, anche piuttosto delicati, con grazia, voglia di riscatto e gioia di vivere.