Il modello Aalborg, ovvero: laurearsi con un futuro in Danimarca

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2005

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L’università di Aalborg sviluppa un metodo alternativo di insegnamento. Invece di lezioni ex cathedra, al Nord si insegna un programma basato sulla risoluzione dei problemi: il "problem-solving" o "problem learning method".

Marcus (Germania), Christian (Danimarca), Kazimieras e Gediminas (Lettonia) stanno lavorando alla formulazione di nodi problematici per il loro progetto di lavoro sulla tecnologia gps. Vogliono migliorare il metodo di ricerca della posizione del sistema di navigazione Gps, ma non sono ancora d’accordo sul suo campo di applicazione e ci lavoreranno per tutto il resto del semestre. Come loro anche gli altri studenti dell’Università di Aalborg, dopo aver assistito nelle prime settimane a lezioni e seminari sulle materie fondamentali, si dividono in gruppi progettistici e lavorano su argomenti che loro stessi hanno trovato: sviluppano teorie e cercano soluzioni pratiche. Ogni gruppo viene comunque seguito da un docente che aiuta gli studenti ad incanalare bene le idee. Ma è il metodo del problem-based learning a costituire uno dei punti cruciali delle lezioni.

Sinergie

Gli studenti vengono messi nella condizione di acquisire conoscenze scientifiche e metterle subito in pratica: così facendo acquisiscono un approccio migliore verso il mondo del lavoro. La studentessa Maria Fosnaes sostiene sicura: «Il team arriva ad un risultato che è di gran lunga migliore della somma dei risultati dei singoli». Anche il metodo di apprendimento individuale viene migliorato: «Ci si ricorda di più ciò che si apprende nella pratica che durante le lezioni teoriche. Io mi ricordo ancora di progetti che ho scritto vent’anni fa», dice a riguardo Poul Thois Madsen, professore associato per l’integrazione economica europea all’università di Aalborg, nonché ex studente dell’università.

Questo metodo è inoltre molto forte anche dal punto di vista sociale, tanto che gli studenti non si sentono abbandonati a se stessi, e di conseguenza pochi di loro interrompono i loro studi. Con questo insegnamento possono essere realmente risolti molti problemi del mondo scientifico. Tutto ciò ha così comportato una stretta collaborazione tra l’università e le molte aziende delle aree limitrofe: gl’ingegneri dell’università di Aalborg entrano nel mondo del lavoro con una preparazione e una metodologia qualitativamente migliori rispetto agli studenti delle altre università danesi. Oltre al fatto di acquisire una grande specializzazione, sono soprattutto in grado di analizzare a fondo i contenuti dei progetti e raggiungere diversi livelli di conoscenza che possono sicuramente giovare loto. Anche Poul Thois Madsen parla di questo vantaggio, chiosando che «è comunque un primo approccio alla vita reale!».

Pochi adepti in Europa

Nonostante i risvolti positivi di questo metodo di insegnamento, le università europee con un programma simile costituiscono ancora un’eccezione nel panorama generale. Il metodo di studio “Mendberri” basato sulla risoluzione dei problemi è il punto di forza dell’università spagnola di Mondragòn, nei Paesi Baschi: l’obiettivo è il preoccuparsi di uno sviluppo completo, personale e professionale degli studenti. Anche l’Università di Maastricht ha un programma basato sulla metodologia di risoluzione di nodi problematici, e come quelli di Aalborg, anche gli studenti di Maastricht si sentono inseriti meglio nel mondo del lavoro rispetto agli altri studenti universitari. L’Unesco Centre for Problem Based Solving), fondato nel 2002 ad Aalborg, ha l’obiettivo di diffondere questo metodo di insegnamento a livello mondiale. I contatti mirano soprattutto ai territori extraeuropei come la facoltà di ingegneria di Olin di Needham (nel Massachussets), e l’università centrale di tecnologia del Sudafrica.