Il Mitte, gli italiani raccontano Berlino

Articolo pubblicato il 23 novembre 2012
Articolo pubblicato il 23 novembre 2012
Direttamente dalla redazione de "Il Mitte", vale a dire l’appartamento berlinese di Valerio Bassan, quattro chiacchiere, da Berlino a Parigi, con il direttore del giornale on-line per “italofoni”, nato nella capitale tedesca sei mesi fa. Alla fine, tra italiani, si finisce sempre a parlare di crisi.
Ma, nel frattempo, da una nazione all'altra, si parla di pure player, giornalismo partecipativo e delle contraddizioni della capitale più agognata d'Europa.

Ora che ci penso, siamo on-line esattamente da sei mesi”, è Valerio Bassan, 26 anni appena compiuti, che mi guarda attraverso lo schermo del computer, mentre si coglie da solo di sorpresa. È il 7 novembre 2012, sei mesi fa nasceva Il Mitte, quotidiano on-line nato a Berlino per italiani. “No, per italofoni”, mi corregge.

Lui a Berlino, io a Parigi, il tempo che la connessione skype della mia Freebox attraversi la nazione e mi ritrovo faccia a faccia con la mente di quello che in pochi mesi è diventato il punto di riferimento della comunità italiana a Berlino, sempre più letto e seguito dall'esigente lettore 2.0. La chiacchierata con Valerio prende il via direttamente dalla redazione, vale a dire l’appartamento, suo e di Elena, la sua ragazza, fotografa, anche lei adottata dalla capitale tedesca e “socia di maggioranza” del magazine. Per ora sono loro due il cuore della redazione, che però conta anche circa sette collaboratori fissi, con altrettanti blog sulle pagine del sito, dalle tragicommedie di un’italiana a Berlino agli utilissimi codici berlinesi, vale a dire la legge teutonica spiegata all’italiano appena sbarcato in città, fino alle dritte per i freelance e alle offerte di lavoro nella città che sembra fare gola all’Europa tutta, passando per le cronache altamente specializzate di una fervente Cyberlino.

Quello che stiamo cercando di fare è un’informazione pulita, sincera, basata sul giornalismo partecipativo

Sono a Berlino da poco”, dice Valerio, esattamente da quando, finita la scuola di giornalismo a Milano, ha deciso, senza pensarci nemmeno una volta, di partire all’estero. “Non è vero che a Berlino si vive benissimo anche senza parlare il tedesco”, rivela Valerio, ricordando uno smarrimento ben noto alla cosiddetta generazione Erasmus e l'inevitabile sentimento di impotenza quando non si possiede il più basilare tra i mezzi di comunicazione. Nasce così l’idea di creare un quotidiano on-line, che permettesse agli “italofoni” di Berlino di restare aggiornati sulla propria città, di saperne di più sulla frizzante e magmatica vita culturale della capitale, ma non solo. “Anche quando le strade sono ghiacciate, i trasporti sono bloccati o la metro è ferma per un guasto”. Informazione locale e approfondimenti. Interviste agli artisti di passaggio e notizie di servizio. “Quello che stiamo cercando di fare è un’informazione pulita, sincera, basata sul giornalismo partecipativo”, continua, “un giornale locale, ma a Berlino, quindi necessariamente internazionale”.“Il futuro è del giornalismo on-line”, afferma convinto Valerio, che ha anche un blog di musica su Linkiesta, pure player italiano nato circa due anni fa, e una vetrina virtuale dove ha collezionato tutti i suoi progetti, a cominciare dalla tesi sul Kosovo, un documentario con cui si è congedato dalla scuola di giornalismo di Milano. “Restare aggiornati su quello che accade nel locale”, continua, “senza trascurare approfondimenti resi vivaci dalle infinite possibilità ipertestuali della parola sul web”.

Esattamente come i ragazzi di CTzen, pure player italiano nato il 5 dicembre scorso da un gruppo di ragazzi di Catania, tra cui un collega di Valerio, animato dall’intento di dedicarsi al reportage locale ma che ha gradualmente ampliato l’orizzonte al di là dei confini siciliani.

Per adesso, il Mitte punta a sviluppare la sezione multimedia, con l’introduzione di foto e video, ma soprattutto ad una maggiore interazione con gli indigeni, attraverso una serie di esercizi appositamente studiati. Tra le rubriche più seguite del giornale, ci sono infatti le pillole di italiano per tedeschi appassionati del Bel Paese, “Die Dritte der Mitte”, curate da Miriam Franchina, “tra le collaboratrici più attive del giornale”.

Leggi su Cafebabel lo specialeBerlino: la transizione non supera il muro

Sommersa quotidianamente da articoli che parlano di crisi, esodati, cervelli in fuga e disoccupazione, con una rassegna stampa nazionale più che scoraggiante, non posso trattenermi dal porre a Valerio la fatidica domanda. Prendo fiato e gli chiedo se è vero quello che si dice sul conto di Berlino, se la capitale tedesca corrisponde a quello che i titoli urlati dai giornali vogliono farci credere, una sorta di terra promessa. “Non me la sento di dire che Berlino è una terra promessa”, ribatte Valerio, sciorinando dati come una disoccupazione giovanile superiore al 10%, una situazione che di certo mi coglie di sorpresa, ma che è la naturale conseguenza, mi spiega, di una “Berlino indebitata fino al collo, che si tiene in piedi solo con i soldi degli altri länder”. Nonostante questo, sono sempre di più i ragazzi che scelgono Berlino per realizzare i propri progetti. O almeno provarci. Sarà per via del passaparola, di un fermento che, malgrado l’inaspettata mancanza di finanziamenti, fa girare la città. “Qui hai la possibilità di farti conoscere, di poter far vedere che vali”, dice lui che il sogno berlinese è venuto a sperimentarlo di persona, con un diploma della scuola di giornalismo in tasca.

Non me la sento di dire che Berlino è una terra promessa

Tuttavia, “Uno stage, anche solo di 400 euro, me lo sogno”, ribatte quando gli racconto che in redazione in pochissimi hanno risposto a un’offerta di stage ben più remunerativa. Io da Parigi, lui da Berlino, conveniamo allora nel definire la crisi un concetto alquanto relativo. Infine, “Non ne ho assolutamente intenzione”, risponde con candore quando gli chiedo se vuole ritornare in Italia. Un’affermazione che in tempi di campagne mediatiche contro l’esodo dei cervelli suona più che provocatoria. Ci ripromettiamo di rimanere in contatto, da Parigi a Berlino. Senza passare per l’Italia. Almeno per ora.

Foto: © Valerio Bassan