Il Ministero dell'Università vuole imporre l'inglese ai dottorandi

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
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Articolo pubblicato il 16 gennaio 2008
Cari amici, Ecco l'ultimo documento adottato dal Ministero dell'Università italiano il 15 novembre scorso. Si tratta dello "Schema di regolamento recante criteri generali per disciplina del dottorato di ricerca”, che può scaricare dal sito del MIUR, insieme a una nota esplicativa. Il Ministro lo ha presentato Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e adesso deve essere dibattuto.

All'articolo 5, comma g, si dice "(Le università definiscono con propri regolamenti la disciplina delle scuole dei corsi di dottorato, prevedendo obbligatoriamente) la composizione della commissione esaminatrice per l’ammissione e la valutazione dei titoli, del curriculum, di un progetto di ricerca, della conoscenza delle lingue straniere e comunque dell’inglese".

La portata di questo articolo è importante. L’inglese adesso vuole essere “imposto” dal Ministero a tutti i dottorandi, esso vuole diventare criterio discriminante su chi ha il diritto o no di fare scienza e ricerca, su chi può o meno iniziare la carriera accademica, a prescindere dalla disciplina scelta, sia essa fisica o storia del medioevo, a prescindere dalle competenze in altre lingue del candidato, viste come accessorie e quindi non necessarie. Perché questa scelta? Perché non lasciare alle singole università la selezione dei criteri? È paradossale poi notare che la conoscenza dell’italiano non è nemmeno dichiarata come indispensabile, dato che non è prevista nessuna norma a riguardo nel documento in questione, con l’esito paradossale che, a parità di altre condizioni, uno studente britannico ipso facto soddisfa tutti i criteri per accedere ai dottorati italiani, mentre un italiano che non sa l’inglese no.

L’inglese quindi come lingua “obbligatoria” della comunicazione culturale e della ricerca, come dice Luciana Piré sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 10/1/2008. “Obbligatoria” si vuole per regolamento. Un processo che rischia di spingere ancora di più sull’inglese nella formazione universitaria e sul liceo. Le famiglie e i ragazzi si diranno: “ma allora, se per fare il dottorato sono obbligato a sapere l’inglese, tanto vale studiare direttamente in inglese all’università”, e ancora “se per fare l’università devo comunque sapere l’inglese, tanto vale studiare direttamente in inglese il più possibile anche al liceo”, e così via. Un processo su cui riflettere.