Il Medio Oriente secondo i no-global

Articolo pubblicato il 03 settembre 2002
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Articolo pubblicato il 03 settembre 2002

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Dalla "società civile europea" un sogno di pace per il medio-oriente. Contro Sharon e Bush: come combattere l'Impero "dal basso". Intervista a Antonio Musella di "Studenti in Movimento".

cafè babel incontra Antonio Musella, studente 22enne, portavoce nazionale di "studenti in movimento", un'organizzazione no-global attenta alla questione medio-orientale.

Dalla parte dei palestinesi e contro la "lobby ebraica internazionale" questo gruppo promuove una "diplomazia dal basso" per imporre la risoluzione dei conflitti.

Ma la guerra continua. Hobbes batte Kant uno a zero...

cafè babel Studenti in Movimento ha partecipato alla carovana di Action for Peace in Palestina (fonte: www.noglobal.org) per affermare una “diplomazia dal basso”. Ma cosa significa l’espressione “diplomazia dal basso”?

Antonio Musella La diplomazia dal basso e' la capacita' di un gruppo di pressione internazionale, quale e' il movimento no global, di poter imporre ai governi ed ai potenti una risoluzione per il conflitto/i, e riaprire spazi di mediazione politica li' dove la guerra li ha chiusi. La diplomazia dal basso passa per il coinvolgimento dei movimenti sociali, della societa' civile internazionale, di settori vasti della popolazione, ovvero quella che era la composizione sociale della carovana Action For Peace che ha portato in Palestina nella Pasqua del 2002 circa 500 attivisti europei ed extraeuropei.

La diplomazia dal basso significa anche azione diretta, mobilitazione. Per questo accanto ad un opera di controinformazione e di denuncia sociale svolto dalla carovana Action For Peace, ed in particolar modo dal movimento dei disobbedienti italiano, vi era l'interposizione fisica a difesa della popolazione palestinese.

In centinaia abbiamo protetto le case di questi a

Ramallah, a Betlemme, ed a Deisha Camp.

cafè babel Nonostante il tentativo di “diplomazia dal basso”, la crisi palestinese

sembra trovare una via di uscita solo da quando Washington ha iniziato a fare pressioni sul governo Sharon. Condividete questa analisi? E quali sono le responsabilità degli Stati Uniti?

Antonio Musella Non e' esattamente cosi'. La lobby ebraica internazionale, che muove

molti fili dell'economia mondiale , spinge il governo Usa ad una difesa ad oltranza dell'operato di Sharon & C., nonostante le missioni di Powell ed altri esponenti statunitensi in Cisgiordania, gli Stati Uniti sono uniti da legami economici e militari fortissimi con il governo Israeliano, e il loro

unico obbiettivo al momento sembra essere quello di trovare uno status quo in Palestina che gli consenta di ottenere dal resto dei paesi arabi (Arabia Saudita tra tutte) il beneplacito per attaccare nuovamente l'Iraq. Sono dinamiche gia' viste di quello che oggi si puo' definire una sorta di Impero globale, che supera la vecchia categoria dell'imperialismo. Gli Usa hanno

bisogno dello stallo in Medioriente per amministare insieme agli altri partner imperiali l'intera area. E' una guerra globale permanente. Le responsabilita' degli Stati Uniti nella crisi mediorientale sono tantissime, basti per tutte gli innumerevoli veti posti dal governo Usa presso l'Onu in merito a tutte le risoluzioni che prevedevano uno stato di Palestina indipendente.

cafè babel Credete che la diplomazia dal basso possa essere uno strumento nelle mani

della politica estera europea in medio oriente?

Antonio Musella La diplomazia dal basso e' innanzitutto uno strumento nelle mani della societa' civile europea ed internazionale e nelle mani dei movimenti sociali.

cafè babel L’Unione Europea sembra svolgere un ruolo di secondo piano anche in

questa crisi. Quale dovrebbe essere il suo atteggiamento secondo voi? Quali

sono gli interessi dell’Unione Europea nella crisi mediorientale?

Antonio Musella L'Ue ha l'esigenza di contare politicamente sullo scacchiere imperiale.

Di conseguenza la sua opera e' stata quella di un'APPARENTE mediazione tra le parti. Apparente poiche' di concreto oltre a dichiarazioni di principio l'Unione Europea non si e' mossa affatto. D'altronde abbiamo potuto constatare sulla nostra pelle, quella di cittadini europei , come il governo militare israeliano se ne freghi altamente di quelle che sono le dichiarazioni d'intenti dell'Europa. Nella carovana Action For Peace erano presenti alcuni europarlamentari italiani e francesi, oltre a deputati del

parlamento italiano, ebbene il loro ruolo nella carovana era quello di dialogare con l'esercito israeliano e con la polizia locale. Piu' di una

volta alle richieste di spiegazioni mosse dagli europarlamentari l'esercito ha risposto con sorrisi di scherno o brutale violenza. Semplicemente gli israeliani non riconoscevano il loro ruolo. Basti pensare che il vice

console italiano a Gerusalemme, cosi' come il suo collega francese sono stati picchiati dall'esercito israeliano al check point di Qualandia, alle porte di Ramallah, mentre scortavano fuori dai territori occupati una

delegazione di attivisti internazionali di ritorno dall'ospedale di Ramallah dove per alcuni giorni avevano collaborato nel soccorso della popolazione civile.

cafè babel Acqua, petrolio, industria delle armi, lobby ebraica, fondamentalismo

islamico, adesione di Israele all’UE, apartheid, due popoli due stati: tre proposte per dare una soluzione duratura al conflitto israelo-palestinese.

Antonio Musella

1) Ritiro immediato dell'esercito israeliano dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza e smantellamento degli innumerevoli insediamenti israeliani nella West Bank ed a Gaza.

2) Proclamazione dello stato indipendente di Palestina con Gerusalemme Est capitale

3) Ritorno dei profughi palestinesi dai campi di confino in Libano, Egitto e Siria.

cafè babel Dopo Genova e l’11/09, alcuni hanno parlato di un filo rosso che unisce

la contestazione no-global e l’islamismo anti-americano. Ipotesi fondata? Da che parte deve stare l’Europa?

Antonio Musella Questa e' un illazione. Il movimento no global e' come detto prima un gruppo di pressione internazionale, che passa per la societa' civile e per i movimenti sociali, il fondamentalismo islamico e' un qualcosa di complesso ma profondamente distante dalle aspirazioni e dalla composizione del movimento no global internazionale.

La maggior parte dei movimenti islamici come Al Qaeda, ma non solo, penso ad esempio al Miu (movimento islamico dell'Uzbekistan) di Juma Namangani, oppure al movimento di Hamas dello sceicco Jassin, oppure allo stesso pacifista Hizb ut Thair dello sceicco Zaloom in Asia Centrale, combattono o fanno propaganda per il rovesciamento dei governi dittatoriali, proponendo l'instaurazione della sharia , la legge islamica, e sognando come in Asia

centrale un califfato arabo che guidi il popolo arabo alla jihad, opzione che ha una abbissale distanza dalle prospettive del movimento no global, anzi direi che lo stesso movimento li considera in maniera decisamente avversa.

L'Europa in tutto questo si limita a sostenere i governi dittatoriali in linea con gli Usa, come accade in Tagikistan, in Uzbekistan del dittatore

Karimov, in Kazakistan, e nello stesso medioriente. Non e' un mistero che gli stessi talebani venivano finanziati dalla Cia.

Cio' che si omette puntualmente quando si parla del mondo arabo e' che esistono dei movimenti e partiti politici democratici e laici come Al-Fatah, il Fronte Popolare, oppure le stesse espressioni dell'Islam moderato dell'Asia centrale nei confronti dei quali si e' abbattuta una selvaggia repressione da parte dei sovietici prima e dei governi dittatoriali poi, e

tutto questo non ha fatto altro che fomentare il sorgere di movimenti fondamentalisti che entrano in clandestinita' e agiscono la jihad.