Il mar Caspio dietro ai grattacieli. Boom dell'edilizia di lusso a Baku

Articolo pubblicato il 29 giugno 2012
Articolo pubblicato il 29 giugno 2012
Baku ha speso più soldi per l’Eurovision di qualsiasi ospite nella storia del festival. La musica sentimentale è solo un caso; per la nazione era il momento di svegliarsi dal sonno post-Silk Road, costruire edifici scintillanti come faraoni dell’era moderna e aprire le porte agli sguardi curiosi di tutta Europa,.
La capitale dell’Azerbaijan si è trasformata un mix eclettico di architettura, ma a che prezzo? Parte seconda: l'urbanistica.

Dopo L'oro nero di Baku che finanzia l'Eurovision,eccovi la seconda parte del nostro speciale sull'Azerbaigian.

Di notte, la skyline di Baku brilla come un flipper. Le triste mura che circondano la città ricordano dei monoliti di marmo, come le Flame Towers - tre grattacieli di 600 metri sparati verso il cielo, illuminati da 10.000 fari Led. La Torre Maiden, risalente al secolo XII, a forma di caraffa, si confonde in mezzo agli hotel a cinque stelle e alla miriade di negozi che risplendono sulle rive del Caspio. Sono, questi, i veri monumenti del secolo XXI e della sua straordinaria abbondanza.

(D) La città vecchia con le Flame Towers sullo sfondo.

Oh, essere come Aliyev!

Comunque, evitare certi cliché soviet è impossibile. Una settimana prima dell’Eurovison Song Contest, atterro all’aeroporto internazionale Heydar Aliyev di Baku (che prende il nome dal defunto e veneratissimo padre dell’attuale presidente Ilham Aliyev). Durante il viaggio, mentre attraversiamo l’ennesimo identico abbagliante blocco di edifici, mi ritrovo davanti a dei tabelloni raffiguranti il volto severo di Heydar Aliyev che mi osserva con disapprovazione. Arrivo alla stazione della metro dove, in bella mostra, all’ingresso, è posta una citazione di… penso si sia capito.

I legami familiari sono molto stretti in Azerbaijan e c’è poco da riflettere sul fatto che a dominare sia la famiglia Aliyev, che sembra essere una tra le più ricche della regione – una considerazione scomoda, considerando le condizioni di povertà in cui si trova la maggior parte della nazione. Nella capitale, numerose abitazioni sono sprovviste di elettricità e acqua. Lo stipendio medio è di circa 400 dollari, nonostante ci siano sproporzioni di reddito così eccessive che la matematica, come guida, da sola non basta. Nel 2010, un ragazzino di 11 anni, con lo stesso nome e data di nascita del figlio del presidente, è diventato il nuovo proprietario legale delle quote di una proprietà di Dubai del valore di circa 44 milioni di dollari.

Immagini diffuse dall'Institute of Reporter's Freedom and Safety.

Camminando nella parte antica di Baku con il celebre blogger Ali Novruzov, ci fermiamo all’esterno di un largo e regale edificio in stile zarista, vicino al quale si trova un’abitazione molto più piccola. «Io la chiamo “Il monumento allo stato di diritto” - dice Ali - Circa un secolo fa, un ricco signore voleva acquistare questo intero blocco per costruire per sé un’imponente edificio, ma la cosa gli venne impedita dal proprietario della piccola abitazione che non ha voluto cedergli la sua terra. Allora, nessuno poteva sfrattare qualcun altro dalla sua proprietà. Oggi la realtà è ben diversa».

Ne è testimone Leyla Yunas. L’attivista per la campagna sui diritti umani, piccolo, ma battagliero, sta urlando ad una troupe di giornalisti riunita in Fountain Square. «Una sera d’Agosto del 2011 la polizia irruppe con un bulldozer e distrusse per intero la mia abitazione, la casa di mio nonno. Andarano distrutti tutti i miei averi, i miei libri, il mio computer, i ricordi di famiglia… Il tutto senza alcun risarcimento da parte del governo. Ma non temo le autorità - dice Yunas - cos’altro possono farmi?». L'agitazione pre-Eurovision è cominciata presto, questa volta, a causa di alcuni reportage sugli sfratti illegali e le distruzioni di proprietà private  nei pressi dello stadio Crystal Hall. La sala da concerto abusiva è stata costruita vicino alla Flag Square, con la più grande bandiera al mondo messa in mostra, fino a quando il Tajikistan non conquistò sadicamente il record nel 2011.

Il mare nascosto

Sulla cima della collina ai confini della Baku occidentale, mi metto a parlare con Seymur, un avvocato di città. «Vent’anni fa, qui vicino, si poteva vedere il Caspio da ogni punto», mi spiega. «Adesso è nascosto da questi edifici e grattacieli». L’afflusso del petrodollaro ha visto centinaia di nuove costruzioni sorgere come l’erbaccia persino nei sobborghi, e Seymur me lo racconta davanti ad una cena ben imbastita. «Durante la costruzione di un centro d’esposizione particolarmente importante, ci rendemmo conto che centinaia di lavoratori stranieri provenienti dai Balcani venivano ammassati in un’unica casa. Gli erano stati sequestrati i passaporti, gli venivano concessi raramente cibo e acqua e questo avveniva in piena calura estiva. Due operai sono morti, esausti. Se tutte le compagnie seguissero il loro esempio, nessuno sopravviverebbe. Il sistema giuridico è corrotto, per cui sono frequenti i casi di operai liquidati dalla corte, visto che anche una minima percentuale di compenso è meglio di niente. Sebbene, da allora, la maggior parte di loro venga espulsa».

(D) Heider Alyev.. sempre lui.

Si fa tardi e Seymour cambia argomento parlando di come lo stato d’animo si sia incupito negli ultimi decenni, nonostante le recenti ricchezze della nazione. Seymur, un grosso tipo gioviale sulla cinquantina, riuscito ad andare avanti con la propria etica, non riceve soldi dallo Stato, ma nonostante ciò ha visto le sue ambizioni politiche andare in frantumi, i suoi familiari minacciati e gli amici di un tempo voltargli le spalle. Ricorda ancora che, in passato, almeno la stampa tendeva a fornire un’opinione critica e che c’era un barlume di democrazia. «Ma erano altri tempi. Se guardo indietro, mi accorgo che allora sapevamo cos'era la felicità». Seymur si interrompe per un po’ e fissa lo sguardo a mezz’aria, crogiolandosi in silenzio nei ricordi. Nel taxi sulla via di ritorno, mentre sfrecciamo lungo la costa, punto nuovamente lo sguardo verso l’ennesimo e ingombrante edificio a forma di scala. Domando all’autista cosa pensa del cambiamento di scenario di Baku, preparato all’abituale filippica contro il governo, ma lui alza semplicemente le spalle: «Si sa, i soldi non sono per noi».

Piaciuto questo articolo? Ancora una settimana, e pubblicheremo la terza - e ultima - parte del reportage!

Foto di copertina presa da (cc) kvitlauk/; nel testo: © di Andrew Connelly.