Il malessere politico degli studenti marocchini in Francia

Articolo pubblicato il 26 giugno 2014
Articolo pubblicato il 26 giugno 2014

Oumaïma Rachdi studia giornalismo a Casablanca. Nell'ambito del progetto Euromed Reporter a Parigi, si è interessata al problema della partecipazione politica dei giovani marocchini in Francia. Sorpresa dal disagio evidente a riguardo e dalla spiacevole mancanza di risposte, spiega le ragioni per cui non è arrivata a scrivere il reportage.

ca­fé­ba­bel : Per­ché hai scel­to di stu­dia­re la pro­ble­ma­ti­ca della par­te­ci­pa­zio­ne po­li­ti­ca dei gio­va­ni ma­roc­chi­ni in Fran­cia?

Ou­maïma Ra­chdi : Vo­le­vo sa­pe­re se i Ma­roc­chi­ni hanno ti­mo­re della po­li­ti­ca in ge­ne­ra­le come di un ar­go­men­to tabù. Se, come in Ma­roc­co, pen­sa­va­no che la sfera po­li­ti­ca fosse esclu­si­vo ap­pan­nag­gio di un grup­po di ini­zia­ti. Nel mio paese, per le per­so­ne nor­ma­li, la po­li­ti­ca è un ar­go­men­to vie­ta­to. Si avvicina trop­po alla fa­mi­glia reale che è oggi il vero tabù del paese. E' quin­di piut­to­sto dif­fi­ci­le ve­de­re i gio­va­ni par­la­re di po­li­ti­ca in Ma­roc­co. Negli ul­ti­mi anni ci sono stati ten­ta­ti­vi iso­la­ti da parte di al­cu­ni gio­va­ni della mia età che hanno cer­ca­to di crea­re mo­vi­men­ti po­li­ti­ci al­ter­na­ti­vi, come il mo­vi­men­to del 20 feb­bra­io (20 feb­bra­io 2011, NdR) che è stato spaz­za­to via ve­lo­ce­men­te dalle forze del­l'or­di­ne e dal po­te­re dei par­ti­ti tra­di­zio­na­li. Il 6 apri­le scor­so, a Ca­sa­blan­ca, sono stati ar­re­sta­ti al­cu­ni ra­gaz­zi per­ché ave­va­no or­ga­niz­za­to una mar­cia, pre­ce­den­te­men­te au­to­riz­za­ta e del tutto pa­ci­fi­ca.

ca­fé­ba­bel : Hai os­ser­va­to gli stessi problemi nei con­fron­ti della po­li­ti­ca da parte dei Ma­roc­chi­ni in Fran­cia?

Ou­maïma Ra­chdi :  Ho ri­tro­va­to esat­ta­men­te gli stes­si ar­go­men­ti ma­roc­chi­ni, arabi se­con­do cui la po­li­ti­ca è un tabù. Le per­so­ne che ho in­con­tra­to in Fran­cia mi hanno detto che la po­li­ti­ca non li ri­guar­da­va. Mi stu­pi­va sen­ti­re, pa­ro­la per pa­ro­la, le stes­se frasi che ter­mi­na­va­no tutte con un “Viva il re”. Ep­pu­re, le per­so­ne a cui ho par­la­to sono gio­va­ni, la­vo­ra­no o stu­dia­no in Fran­cia da molto tempo e do­vreb­be­ro pro­va­re in­te­res­se per la po­li­ti­ca del paese dove vivono. Sono in­ge­gne­ri, am­mi­ni­stra­to­ri di so­cie­tà, stu­den­ti di eco­no­mia, di me­di­ci­na. La mag­gior parte di quel­li che mi hanno ri­spo­sto hanno la na­zio­na­li­tà fran­ce­se, ma de­si­de­ra­no uti­liz­zar­la solo per vo­ta­re. Non per im­pe­gnar­si.

ca­fé­ba­bel : Sai per­ché?    

Ou­maïma Ra­chdi : Penso che sia una que­stio­ne di edu­ca­zio­ne. In Ma­roc­co, da una ge­ne­ra­zio­ne al­l'al­tra, ti viene spie­ga­to che la po­li­ti­ca è pe­ri­co­lo­sa. Che in­te­res­sar­se­ne è scher­za­re col fuoco del po­te­re. Nello stes­so tempo, una mi­ni­stro fran­ce­se è nata in Ma­roc­co e una ex-mi­ni­stro, nata da ge­ni­to­ri ma­roc­chi­ni im­mi­gra­ti, è stata la prima a oc­cu­pa­re una fun­zio­ne con com­pe­ten­ze so­vra­ne in un go­ver­no fran­ce­se (si trat­ta ri­spet­ti­va­men­te di Najat Val­laut-Bel­Ka­cem e di Ra­chi­da Dati, NdR). É un pec­ca­to.

ca­fé­ba­bel : Cosa ven­go­no a cer­ca­re in Fran­cia gli stu­den­ti del Ma­roc­co?  

Ou­maïma Ra­chdi : In Ma­roc­co i ti­to­li fran­ce­si hanno molto va­lo­re. Se hai un di­plo­ma di una isti­tu­zio­ne fran­ce­se, sarà più fa­ci­le tro­va­re la­vo­ro al rien­tro in pa­tria. I gio­va­ni stu­den­ti im­mi­gra­ti ven­go­no so­prat­tut­to a fare te­so­ro di un'e­spe­rien­za che in se­gui­to con­sen­ti­rà loro di svi­lup­pa­re qual­co­sa nel set­to­re di ri­fe­ri­men­to – ge­ne­ral­men­te nel­l'am­bi­to del­l'in­ge­gne­ria, del­l'e­co­no­mia e della me­di­ci­na -e so­prat­tut­to nel loro paese! Le per­so­ne che ho con­tat­ta­to mi hanno detto chia­ra­men­te che un gior­no sa­reb­be­ro rien­tra­te in Ma­roc­co. Ri­tor­na spes­so l'im­pres­sio­ne di es­se­re un “eter­no im­mi­gra­to”. E anche il de­si­de­rio di smuo­ve­re le cose. Ma an­co­ra una volta, que­sta vo­glia di cam­bia­men­to non si tra­du­ce in po­li­ti­ca, resta cir­co­scrit­ta nel­l'am­bi­to delle at­ti­vi­tà di ri­fe­ri­men­to. In­fi­ne, ri­guar­do al per­ché gli stu­den­ti ma­roc­chi­ni ven­ga­no più in Fran­cia che al­tro­ve, penso che sen­z'al­tro la lin­gua fa­ci­li­ti le cose. E anche le re­la­zio­ni di­plo­ma­ti­che! ( ri­sa­ta).

Questo articolo fa parte di un'edizione speciale consacrata a Parigi e realizzata nel quadro del progetto "Euromed Reporter" a cura ca­fé­ba­bel con la collaborazione di Sear­ch for Com­mon Ground e della fon­da­tion anna Lindh.