Il gypsy punk in salsa bretone di Boris Viande

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 18 dicembre 2009
«Boris Viande - spiega Romain, 26 anni - è il mio alter ego versione trash». Trombettista, come lo scrittore Boris Vian, il giovane francese mixa da quattro anni. E rivendica che, prima di appassionarsi alla musica dell’Est, faceva parte del movimento punk.

«Anche ieri - per l’ennesima volta - mi hanno consigliato di cambiare nome, ma questo pseudonimo serve a non prendersi troppo sul serio». Giacca verde con la mostrina della polizei tedesca, Romain ordina un caffè lungo e inizia a raccontare la sua storia, cominciata con un breve soggiorno berlinese. In occasione di uno stage nella capitale tedesca, Romain diventa adepto del gruppo Russendisko e rientra in Francia con le valigie piene di dischi. Passa un po’ di musica in occasione delle serate tra amici, e di lì a poco il suo pubblico gli suggerisce di continuare con quell’attività. Cosi Romain inizia la sua carriera da dj nell’ovest della Francia, per poi spostarsi a Parigi per seguire i suoi studi.

Musicalmente egli si definisce «un po’ autistico». L’ex studente d’ingegneria civile, passato alla facoltà di Scienze Politiche per seguire la carriera internazionale, lavora a lungo nel suo appartamento prima di partire alla ricerca di suoni esterni. Cosi, dopo aver lasciato il suo lavoro nel dicembre 2008, per dedicarsi completamente alla musica, parte in treno verso l’Italia, la Grecia e la Turchia. Un lungo viaggio per incontrare musicisti diversi: «Ho cercato i contatti su Myspace. Ho inviato qualcosa come 100 mail, per ricevere solamente tre risposte. Ma ne è valsa la pena». I Matrimonia in Sicilia, Nesheli Milis in Turchia, e alcuni gruppi di musica tradizionale rispondono alla sua chiamata. «Viaggiare solo per visitare mi stanca rapidamente. Gli incontri fatti mi hanno permesso di condividere la musica e i suoni». Una birra, una jam session, dei consigli per remixare i pezzi. I musicisti si capiscono al volo. A Istanbul, in questa città turca «molto europea», Romain incontra degli adepti del dub che conoscono i festival francesi meglio di lui.

Una miniera d’oro balcanica

Manifesto di una serata del dj Boris ViandePer strada, nei mercati, nei porti, il trombettista passeggia con un dittafono e registra le atmosfere create dai gruppi musicali incontrati per strada. «Non tanto per utilizzarli cosi come sono, visto che la qualità del suono non è granché, quanto per analizzare le loro costruzioni per poi utilizzarle in alcune composizioni». Nel corso di questi tre mesi, Romain ha scoperto dei suoni mai sentiti nell’esagono, soprattutto in Turchia: «Un paese che non esporta molto la sua musica e dove l’auto-produzione è poco sviluppata». Oltre alle sonorità raccolte, Boris trova dei buoni consigli per alcuni concerti in Europa, e così parte verso l’Olanda per un Festival. Viaggio perpetuo.

Quest’estate è passato per l’imperdibile Guca in Serbia, il festival della musica balcanica per eccellenza. Una referenza in materia. «Questo festival esiste da 50 anni. Una vera miniera d’oro, poiché ogni musicista arriva con le valigie piene di dischi». «Tutto questo rumore e questa curiosità per la musica dell’Est – continua Romain - è dovuta, senza dubbio, all’entrata nel 2004 e nel 2007 di alcuni paesi nell’Unione Europea». Secondo il dj bretone «l’assenza del passaporto facilita l’accesso a questi paesi. Ora puoi tranquillamente avere degli amici bulgari, rumeni o estoni».

La Berlino pigra

Quando si sposta verso l’Est, Romain passa regolarmente per Berlino. «Questa città ha una cultura russofila inesistente in Francia». Tornare a vivere là? Impensabile per il giovane dj. «C’è un aspetto troppo ozioso e sfaccendato nel quale mi farei coinvolgere. Preferisco lo spirito intraprendente di Parigi che ti costringe a muoverti». I suoi luoghi di riferimento: Bellevilloise o Alimentation générale. Ma la serata alla quale è affezionato in maniera particolare è quella del martedì sera alla Dame de Canton, in un battello di legno sulle rive della Senna. «Contrariamente alle altre sale, il pubblico non è già conquistato. E poi, mixando durante la settimana, la gente non resta tanto a lungo, basta una canzone sbagliata per veder partire tutti. È una vera e propria sfida!». Dunque, quando a mezzanotte le gonne girano e i piedi saltellano, Romain ha vinto la sua personale sfida.

Al di là dell’elettro-punk dell’Est, il dj bretone ha fondato la sua etichetta, Vladprod: «Un lavoro pieno di scartoffie, ma che mi piace». E continua a suonare coi Vladivostok, il gruppo degli inizi coi suoi amici di Nantes. Insieme saranno in tour in Ucraina, in Germania e forse presto anche in Olanda. Alla fin fine, con «quattro, cinque serate a settimana» Romain riesce a cavarsela bene. Prossima tappa del viaggio il treno Parigi-Tolosa. Mixerà nel vagone-bar, per continuare a far vibrare all’ovest gli affascinanti suoni dell’est.