Il grande quaderno, un tandem angelico-demoniaco

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2014

Due fratelli gemelli ungheresi dormono insieme, lottano insieme, maturano insieme… sono  un tutt’uno. Un’unione che fa la forza ne Il grande quaderno, film della sezione ufficiale del Festival del Cinema Europeo di Siviglia. La Seconda Guerra Mondiale fa da sfondo e a dimostrarlo è il quaderno che il padre regala ai figli prima di aderire alle file antinaziste.

Scheda tecnica

Regista: János Szász

Sceneggiatura: Tom Abrams Agota Kri­stof András Sze­kér János Szász

Produttore: Pál Sándor Sándor Söth

Fo­to­grafia: Chri­stian Ber­ger

Mon­taggio: Szil­via Ruszev

Paese: Ungheria, Germania, Francia, Austria

Casa di produzione: Hun­nia Film­stúdió, In­tuit Pic­tu­res GmbH, Amour Fou Film­pro­duk­tion, Dolce Vita Films

Cast: András Gyémánt, László Gyémánt, Pi­ro­ska Molnár, Ul­ri­ch Mat­thes, Ul­ri­ch Thom­sen, János Derz­si, András Ré­the­lyi, Or­so­lya Tóth,

Fu Freud a definire i bambini “perversi polimorfi”. In effetti, questo film ne è la dimostrazione. Abbandonati dalla madre per pura necessità in un casa fredda, sporca e scomoda, dove abita anche una nonna che conoscono per la prima volta in circostanze simili, i due ragazzi della classe media abbiente imparano a più fasi ad adattarsi alla situazione.

Straordinariamente maturi per la loro età puerile, sono in grado di passare dal lusso alla povertà, dalla sensibilità estrema alla crudeltà; gentili, vendicativi, comprensivi, intolleranti, forti e deboli. La povertà, la penombra, l’abuso di minori, le violenze, le sconfitte fisiche e mentali.

Ecco le due facce di una guerra che (suppone lo spettatore) scoppia là fuori, dato che i bambini sono isolati in un paese delle pianure ungheresi e fanno scoppiare la propria sopravvivendo e imparando a vivere con una resistenza ammirevole.

Il rapporto con la nonna si evolve così come i due bambini stessi: prima sono suoi schiavi come conseguenza della pessima relazione dell’anziana con sua figlia (madre dei gemelli), poi questi reagiscono con un’agilità incredibile e capiscono che è una questione di vita o di morte, sottomettendo in alcune circostanze la nonna alla loro volontà per chiarire che la gerarchia è cambiata. Infine, e questo è il momento in cui lo spettatore riprende fiato, la tenerezza propria della condizione di nipote affiora in questo tandem angelico-demoniaco.   

Nonostante si basi sull’opera di Agota Kri­stof Il grande qua­der­no, il regista non riesce a trarre pieno vantaggio da un quadro pieno di sfumature. Si sorvola su tantissimi dettagli che avrebbero potuto rendere il film un’opera indimenticabile. Al contrario, si fa lungo, lento e pesante e, se ci si distrae un attimo, si potrebbe rimanere impassibili, oltre che insoddisfatti. La scusa della guerra porta a saturazione quando non si ha dove battere chiodo.