Il Giubileo della liberazione

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 08 dicembre 2015

(Opinione) Questo Giubileo si apre in un clima di tensione eccezionale, dove la componente santa e sacrale appare totalmente offuscata dal contesto che la circonda.

Questa mattina, con l’apertura della porta di San Pietro, si è aperto l’anno santo del Giubileo 2015-2016. I romani si sono svegliati con l’elicottero delle forze dell’ordine che ronzava sulle loro teste, perché ici c’est pas Paris però iI livello d’allerta è pur sempre molto alto.

Questo Giubileo si apre in un clima di tensione eccezionale, dove la componente santa e sacrale appare totalmente offuscata dal contesto che la circonda. E se credete che stia esagerando guardate gli ultimi risultati elettorali in Polonia e Francia. Se ciò non è sufficiente contate i muri che sono stati eretti recentemente "in casa nostra". Le guerre che sono state dichiarate dalle colonne portanti del nostro continente, l’atmosfera di crisi e incertezza che permea le nostre vite. L’uso estensivo della forza, il terrorismo, l’état d’urgence, il razzismo, la xenofobia. Gli slogan dei partiti populisti, le violenze contro i cittadini, il divario fra ricchi e poveri, lo stato sociale che va a farsi benedire.

L’utilizzo strumentale di una situazione, oggettivamente cupa, vigliaccamente sfruttato da partiti che hanno un passato fascista, colluso e collaborazionista. La voglia, tipica di tutte le civiltà decadenti, di credere che siano ancora loro a comandare il mondo. La ripresa del concetto di Occidente, deseuto per tutti gli  antropologi e sociologi, oltre che del cristianesimo, inteso quale "nostro" patrimonio comune.

Oggi si celebra proprio questo, il recupero del cattolicesimo come fattore unificante. L’idea di aggregazione per affermare chi siamo, cosa siamo e di cosa non abbiamo paura. Si festeggia la nostra tradizione, la nostra cultura, il nostro "stile di vita" come si usa dire ultimamente.

E mentre a Roma il Papa apre la porta di San Pietro, a Parigi i manifestanti pacifici sono picchiati dalle forze dell’ordine alla COP21. Vorrebbero esprimere il proprio dissenso riguardo le scelte delle multinazionali in materia di clima, ma ciò non è permesso perché non si può manifestare. Nel Pays des lumières non si può scendere in piazza per nessun motivo, ci sono "problemi più grandi". Al contempo in Italia il 75% delle risorse allo sviluppo economico sono state destinate alla difesa. D’altra parte si sa, in momenti di crisi, la soluzione migliore da adottare è la corsa agli armamenti; cultura, sanità e prevenzione sociale sono gingilli per chi ha tempo da perdere.

Questo Giubileo è bello, però. Ricorda il mondo decadente tardo-antico, nel quale ci si richiamava al mos maiorum, alla religione tradizionale e agli ideali della civilitas romana. Pochi anni dopo, il barbaro Teodorico avrebbe conquistato la città, imponendo la tolleranza anche ai più belligeranti.

Il Papa è nelle fila della "teologia del popolo", con i poveri e per i poveri. Ciononostante ha sempre preso le distanze da quel movimento religioso che afferma la superiorità del messaggio sociale cristiano, a scapito di quello evangelico. Si è sempre battutto per affermare il valore assoluto del Vangelo, specificando l’importanza di non mischiare le rivendicazioni politiche con quelle di fede. Così facendo la Chiesa diventerebbe una ONG, una sorta di impresa caritatevole universale.

Esiste un movimento che afferma che il Regno dei cieli debba avverarsi in terra. Esiste un movimento che elimina il dualismo tradizionale terreno-escatologico della tradizione cattolica. Esiste un movimento che prende le distanze dai lussi della Chiesa e che si schiera in prima linea per la lotta contro la povertà e l’emarginazione. Tale movimento si chiama "teologia della liberazione". Questo è il motivo per cui il Papa sarà un teologo della liberazione. Questo è il motivo per cui il prossimo Giubileo sarà il Giubileo della Liberazione.