Il giorno più difficile.

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2007
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Articolo pubblicato il 30 ottobre 2007
Le utilime discussioni marcano una vera svolta nel processo dei negoziati, da una parte all'altra. Tutti si accordano per dire che all'esito della riunione del 22 Ottobre a Vienna: è stato molto difficile. Due punti di vista si oppongono, aldilà delle differenze, sono due approcci di cosa sono i negoziati e dell'obiettivo di questi negoziati.
Belgrado è in cerca di un compromesso, Pristina vuole l'indipendenza.

Belgrado si attacca alla forma che come lo sanno tutti rivela il fondo. Blic on line pubblica la risposta di Belgrado ai 14 punti della troika chiamata: "i principi di Belgrado per il procedimento dei negoziati al Kosovo e a Metohija".  Per esempio, quando la troika dice "Belgrado", i serbi correggono dicendo "Serbia", un pò dopo, al quarto punto, c'è esattamente la stessa frase nel proposto principale: "non ci sarà un ritorno alla situazione del prima 1999", fino a questo punto tutti sono d'accordo, poi viene quello che è difficile, virgola e: "da quel momento il futuro regolamento della Provincia devere essere deciso sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza."

I due ministri serbi presenti durante i negoziati sono soddisfati. "il tono è adesso eccezionalmente serio. Discutiamo dell'implicazione al processo di negoziati, vuol dire se riusciamo o no a trasferirci verso questo punto, se arriviamo a un accordo minimale, non solo su questo documento, ma sulla direzione che prende il proseguimento del processo" spiega il Ministro degli Affari Esteri, Vuk Jeremic.

Dal lato albanese, sembra che sia piuttosto l'ira a dominare, secondo il presidente del Kosovo Fatmir Sejdjiu: "Non era una riunione facile, perchè c'è stata una tentativa per spostare il processo verso una direzione sragionevole con la loro (parlando di Belgrado) spregevole idea di autonomia, trattando il Kosovo come una provincia serba, e la mancanza di fretta a riconoscere l'indipendenza del Kosovo". Il presidente parla "di tensione, di replica e anche di improvvisa collisione verbale", accusa i serbi specialmente di persistere " a considerare il Kosovo come una provincia."

Hashim Thaçi, il Primo ministro ha continuato: "non ho mai creduto ad un compromesso con la Serbia sul futuro del Kosovo, e non ci credo neanche adesso. Le relazioni tra il Kosovo e la Serbia devono essere specifiche, perchè la Serbia è venuta con forza nel Kosovo e prima di partire, ha commesso un genocidio sul popolo albanese". E, assicura che l'independenza si compierà dopo il 10 dicembre.

Nei fatti, il Kosovo è una provincia della Serbia con una popolazione a maggioranza albanese. E ben iscritto nella resoluzione 1244. Sempre nei fatti, non c'è stato un genocidio in Kosovo, ma dei crimini di guerra da una parte all'altra. A leggere: articolo del Monde diplomatique di marzo 2000: "Cronache di un genocidio annunciato". Gli albanesi pensano che la loro rivendicazione d'independenza sia legitima, perchè è quello che ha fatto capire a loro il dipartimento di Stato americano prima della guerra del Kosovo. Ma gli americani hanno votato al Consiglio di Sicurezza la risoluzione 1244 il 10 Giugno 1999. Alcuni dicono che i Serbi allontanano la logica della legge e che ne fanno un'arma. Contro chi? Contro cosa? E appunto di questo che si tratta; della legge; di quello che è stato votato al Consiglio di Sicurezza per opporsi alla forza e instaurare lo stato di diritto al Kosovo.

Snejana Jovanovic

Traduzione Sophie Janod