Il gioco sporco dell'Europa nel Mediterraneo

Articolo pubblicato il 04 giugno 2002
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Articolo pubblicato il 04 giugno 2002

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Ecco come il protezionismo europeo strangola le masse islamiche, mentre tutti si schierano a parole a favore dell'integrazione euro-mediterranea.

L'acuirsi del problema palestinese è solo uno degli aspetti del generale antagonismo che contrappone negli spiriti delle "masse islamiche" le due sponde del mediterraneo.

Alcune settimane fa, per esempio, una delegazione del Parlamento Europeo in visita in Egitto con lo scopo di monitorare la condizione degli omosessuali in quel paese, si è fatta verbalmente aggredire, dai sostenitori del multiculturalismo locale. L'unica reazione dei rappresentanti europei si è risolta in un "mea culpa" che ha un vago sapore di politicamente scorretto.

La maggior parte degli analisti, infatti, sulla falsa riga di quanto sostenuto da Samuel Huntington, ricercano le cause della contrapposizione tra occidente ed Islam in fattori culturali e storici più o meno profondi e fondati, senza però concentrarsi sui fattori economici e sulle condizioni materiali di vita nei paesi del nord Africa e del Medio Oriente.

Molto probabilmente, peró, anziché gettare in un passato incontrollabile ed immodificabile, fatto di crociate, colonialismo e sfruttamento petrolifero, le cause dell'attuale contrapposizione euro-mediterranea, si devono analizzare gli effetti concreti e diretti delle politiche europee degli ultimi decenni ed il loro impatto drammatico sui cosiddetti partners mediterranei.

Sono dell'opinione che la radicalizzazione degli spiriti che si sviluppa tanto incisivamente nel mondo islamico sia più legata alle condizioni economiche e di vita di questi paesi che alla storia ed a ragioni di opposizione culturale intrinseca. E' infatti difficile tenere discorsi politici moderati ed argomentati sotto i crampi della fame e nella analfabetizzazione quasi totale.

La politica economica europea si fonda sul doppio principio della libera circolazione interna e delle barriere doganali comuni tra i paesi membri.

Cosa che trasforma la potenza economica europea in una fortezza, un'area di libero scambio fortemente protezionista in alcuni settori che sono soggetti alla concorrenza diretta di produzioni "extra-comunitarie".

Quando ci si lamenta dell'assenza di scambi commerciali tra una sponda e l'altra del Mediterraneo, si dimenticano le cause profonde di tale assenza, che non risiedono né in fattori culturali né nelle carenze strutturali di questi paesi.

A parte il petrolio, i cui proventi non sono equamente reditribuiti, i paesi dell'arco mediterraneo fondano le loro economie su agricoltura e tessile e sono caratterizzati da una forte crescita demografica.

Per semplificare, i nostri "partners" mediterranei producono arance, tappeti e persone, un tipo particolare di ricchezza in grado di autoesportarsi - per dirla cinicamente).

A partners che hanno una struttura economica del genere noi opponiamo delle politiche protezionistiche drastiche.

La PAC (cioè il 50% del bilancio comunitario) protegge i prodotti agricoli europei, ma strangola le produzioni del sud mediterraneo che non potranno mai accedere al mercato unico in condizioni concorrenziali. I regimi protezionistici sui tessili sono ancora più restrittivi e chiudono la porta ai prodotti del Medio Oriente.

Le politiche proibizioniste sull'immigrazione hanno poi un effetto diretto sulla psicologia collettiva del mondo islamico che vede l'Europa come una fortezza da conquistare e non come uno spazio aperto.

Il nostro mercato unico europeo è, dunque, apertissimo ai prodotti petroliferi, i cui proventi sono accaparrati dalle élites al potere locale. Ma è drasticamente chiuso alle fonti della vita delle "masse islamiche" (agricoltura e tessile).

Di fronte a ció l'Europa dichiara di voler aiutare i paesi del nord Africa e del Medio Oriente, ma senza ridurre di un centesimo le risorse della PAC, senza abbassare di uno 0,1% le tariffe protezionistiche sul tessile e affondando in mare le carrette della disperazione.

Terribilmente ridicolo è stato poi l'atteggiamento europeo al vertice di Barcellona. In questa occasione, l'Unione Europea ha detto di voler incoraggiare lo sviluppo del commercio tra i paesi dell'arco mediterraneo.

Salvo che questi paesi producono tutti più o meno le stesse cose e non si capisce perchè le arance del Cairo debbano essere vendute a Casablanca (e viceversa) ed i tappeti di Beyrouth scambiati con quelli di Tunisi... mentre i consumatori europei continuano a pagare sempre più cari i loro agrumi, lamentandosi che qualche disgraziato tenti di venirne a raccogliere qualcuno in Sicilia.