Il giardino segreto di Bratislava

Articolo pubblicato il 09 settembre 2014
Articolo pubblicato il 09 settembre 2014

La modernità desidera ardentemente dei bei giardini, ma nelle società post comuniste la condivisione di spazi pubblici è una lezione che deve ancora essere appresa. Sandra e Michal vogliono restituire agli abitanti di Bratislava il loro paradiso perduto, facendo in modo che si rendano conto di essere molto di più di semplici e passivi cittadini.

17 milioni di piccoli universi tra la stazione di polizia e il cimitero

In questo venerdì sera, dopo una giornata afosa, io e la città di Bratislava possiamo finalmente respirare. Arrivo al numero 21 di via Sasinkova per incontrare Sandra e Michal, gli ideatori del progetto Vnútro­blo­ka, un'iniziativa il cui scopo è quello di gestire spazi inutilizzati della capitale slovacca. «L'idea di Vnùtrobloka è nata da profonde convinzioni. Non da propositi romantici o altruistici, ma piuttosto da una valutazione critica della realtà che ci circonda», spiegano. L'organizzato caos di basilico, pomodori, verdure e il microcosmo di insetti che volteggiano con discrezione da una pianta all'altra, sembrano assentire. Ci troviamo in un giardino mobile che è una delle iniziative del progetto. Alla mia destra riesco a sentire l'odore tipico delle pietre di un cimitero. Alla mia sinistra, invece, il cielo è tagliato a metà dalla stazione di polizia che assomiglia a un blocco comunista. Sandra e Michael hanno entrambi 25 anni e sono sposati da quattro. Nel giardino, ci sono 50 scatole di piante (per un totale di 17 milioni di piccoli universi). Chiunque può prendere gratis una scatola; per prenderne due o tre si paga rispettivamente 25 e 50 euro. Attualmente, le persone interessate ad avere una scatola corrispondono al doppio delle scatole che trovano posto nel giardino.

La staccionata misteriosa e una tesi di laurea

Subito dopo il matrimonio, Sandra e Michael, rispettivamente urban planner e graphic designer, decisero di trasferirsi ad Amsterdam. Dopo il loro arrivo, notarono che dall'altra parte del recinto che divideva il loro cortile da quello dei vicini, accadeva sempre qualcosa. D'altra parte, la staccionata era alta ed era troppo faticoso arrampicarsi ogni volta che la curiosità li spingeva a farlo. Così, i giovani slovacchi, per far sapere ai loro vicini di essere disposti a partecipare a qualsiasi cosa stesse avvenendo oltre il recinto, decisero di lasciare i loro contatti nella cassetta della posta. Ed incontrarono Natasha, un'artista olandese. Poi si fecero un gruppo di amici e cominciarono ad inserirsi in una nuova città.

Questa avventura li aiutò a fortificare il loro desiderio di gestire spazi urbani vuoti, desiderio che era già emerso durante le chiacchierate con gli amici a Bratislava. «Ci rendemmo conto», spiega Sandra «che qualsiasi giardino, anche il più insignificante, può cambiare completamente la prospettiva che ognuno ha della propria città». Dopo il loro ritorno a Bratislava, la giovane doveva impegnarsi in un compito molto serio: scrivere la sua tesi di laurea. «L'università aveva scelto alcuni argomenti», ricorda ancora, «ma nessuno mi interessava veramente. Allora ho avuto l'idea di approfondire il potenziale che hanno gli spazi urbani vuoti. All'inizio non è stato facile convincere il professore di una rigida università ad accettare un argomento così originale, ma, alla fine della giornata, Vnùtrobloka divenne la mia tesi di laurea». Oggi, Sandra e Michael lavorano a tempo pieno e trascorrono intere serate e interi weekend a prendersi cura del giardino. Nonostante l'attività possa essere a volte pesante, Sandra dice che l'anno appena trascorso è stato il più bello della sua vita. 

Di chi è questo pezzo di terra?

Sebbene l'esperienza slovacca con zio Stalin è ormai lontana, Sandra è convinta che «nelle città post-comuniste, per la gente è molto strano condividere gli spazi. È terra di nessuno e dopo 40 anni di comunismo, nessuna ha idea di cosa significhi proprietà comune e non vuole condividere niente a meno che non sia costretto a farlo». Comunque, a differenza delle stagioni al Polo Nord, le abitudini cambiano e Sandra e Michal vogliono contribuire a questi cambiamenti. I giardini urbani si intrecciano perfettamente nel racconto di una piccola Bratislava. «In Slovacchia, persino le città assomigliano più a paesi che a grandi metropoli». Inoltre, trascorrere del tempo all'aperto con i vicini, non è una nuova invenzione cosmica, ma una buona abitudine che è stata sempre osservata nel Paese. Sembra che la società sia diventata autistica dopo la seconda guerra mondiale.

Il giardino di via Sasinkowa può essere considerato il giardino segreto di Bratislava. In realtà, è più pubblico di qualsiasi altro parco della città. Anche se c'è un lucchetto al cancello, tutti possono avere il codice (si può trovare sul loro sito web). Sandra e Michal ci raccontano che non hanno intenzione di accaparrarsi pezzi di terra, ma di riutilizzare spazi vuoti che stanno cadendo in rovina. Ci sono 140 spazi inutilizzati solo nel quartiere della old town equivalenti a 70 campi da football. I giovani attivisti spiegano che trattare col municipio avrebbe richiesto tempi troppo lunghi così hanno deciso di trovare prima un appezzamento privato e poi presentarlo alla città come modello. Il proprietario del pezzo di terra di via Sasinkowa ha cercato di venderlo per 15 anni senza trovare un acquirente. L'accordo con la giovane coppia prevede che, se qualcuno vuole acquistare il terreno, loro hanno un mese di tempo per andarsene. Questo spiega come mai ci si trovi su assi di legno e i giardini sono denominati "mobili". «Non siamo interessati a rimanere bloccati in un posto», dice Michal, «In tal caso il progetto non avrebbe seguito e la gente comincerebbe ad identificare Vnùtrobloka solo con questo giardino».

La società è mia amica

Il cielo slovacco indugia su di noi diventando sempre più buio. Un centinaio di metri più in là, questo stesso cielo è invaso dai cavi del filobus. Qui, gli abitanti, come pipistrelli che sfrecciano persino in serate così belle, si chiudono sempre più spesso in freddi igloo fatti di complicazioni, serie tv via cavo e frustazioni accumulate in lunghe giornate trascorse in ufficio. Si trasformano nei soggetti solitari delle opere di Edward Hopper. Sandra e Michal sono convinti che non ci sia nessun motivo per evadere dalla realtà. Secondo loro, gli abitanti della città non sono esclusivamente cittadini passivi, ma gli utenti più attivi che trasformano incessantemente la realtà che li circonda. Perciò è necessario che ai residenti si mostri come essere coinvolti. I vicini, che all'inizio erano sospettosi, sono diventati i frequentatori più assidui. Sandra e Michal spiegano che nella società, l'istinto di condividere e di fare cose insieme è innato. Quindi, questo desiderio non può essere forzato ma incoraggiato in un ambiente idoneo.

Nessun divertimento senza rischio

La giovane coppia non vede l'ora di passare alle fasi successive del progetto. «Nel corso dell'anno vogliamo organizzare un corso estivo su come gestire gli spazi inutilizzati, vogliamo organizzare un bar di quartiere a Sasinkowa e cominciare a gestire spazi nuovi», dicono speranzosi. Ciò che gli dà la soddisfazione più grande è che la loro idea ha ispirato altre persone che pongono domande e chiedono consigli. Il prossimo progetto è quello di aprire nuovi giardini mobili gestiti da altri.

Quando parto, mi chiedo come mai Vnùtroblok non sia stato inventato prima. «La gente non vuole intraprendere strade nuove perchè ha paura di fallire e la società odierna marchia coloro che falliscono», dice Sandra mentre innaffia l'aneto. «Forse è pigrizia?»- le chiedo. «Stai scherzando!» -dice- guardandomi sbalordita. «Guarda l'enorme sforzo che fa la gente quando va nei centri commerciali. Riescono a correre per ore. Ma lì non ci sono perdenti perchè l'unica cosa che devi fare per avere successo è quella di acquistare».

 e cominciare a gestire spazi nuovi

Un video spiega il concetto di giardino mobile 

Questo articolo fa parte di una serie speciale dedicata a Bratislava. « EU-TOPIA : TIME TO VOTE » é un progetto realizzato da Cafébabel con la collabroazione della Fondazione Hippocrene; la Commissione Europea, il Ministero degli Esteri Francese e la Fondazione Evens.