Il futuro dell’Iran: Oppressione o democrazia?

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2005
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Articolo pubblicato il 10 febbraio 2005

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Vietata a Parigi la manifestazione contro le flagranti violazioni dei diritti umani nel regime degli Ayatollah. Il corteo era previsto per oggi.

Gli organizzatori avevano già anticipato la presenza di più di 40.000 persone alla dimostrazione che avrebbe dovuto aver luogo per il 26° anniversario della rivoluzione iraniana. Ma, malgrado il supporto di 60 organizzazioni per i diritti umani e più di 250 politici francesi e europei, le autorità francesi hanno vietato la protesta.

Torture ed esecuzioni quotidiane

Ancora un altro esempio dell’ambigua natura dei rapporti tra l’Ue e la teocrazia iraniana. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Parlamento Europeo hanno, rispettivamente a dicembre 2004 e gennaio 2005, approvato delle risoluzioni che condannavano l’approssimata violazione dei diritti umani in Iran. Inoltre, secondo il monitoraggio dei diritti umani e secondo la relazione di novembre 2004 dell’Ufficio estero e del Commonwealth, la situazione sta deteriorando. Nel corso degli ultimi 45 giorni Iran Focus, un webzine Iraniano, ha parlato dell’esecuzione per condanna a morte di 50 persone, tra cui prigionieri politici. Lapidazioni, accecamenti e amputazioni continuano senza sosta, mentre i dimostranti vengono arrestati in massa. Né vengono risparmiate le donne e i bambini: la stampa iraniana ha parlato di pubbliche esecuzioni di quattro donne nel corso dell’ultimo anno. Altre 14 donne sono destinate nei prossimi mesi alla pubblica impiccagione o la lapidazione. “Ci sono anche, in un riformatorio di Teheran e presso Rajai–Shahr, una trentina di giovani al di sotto dei 18 anni che hanno al momento ricevuto la condanna a morte”, ha affermato Fahimeh Hajmohammad–Ali, un avvocato dell’ordinamento giudiziario iraniano, nel corso di un’intervista con la ILNA, agenzia di stampa statale. Ma l’Ue continua ancora ad essere il principale partner commerciale dell’Iran.

Non è solo il trattamento riservato ai cittadini iraniani a dovere preoccupare il mondo. In un articolo del Washington Times, Struan Stevenson, un membro del Parlamento europeo e co–presidente del Friends of Free Iran Intergroup nel Parlamento europeo, ha affermato che “La crescente intromissione dell’Iran nell’Iraq e il suo proseguire nel programma di armamento nucleare pone la sfida più grande alla pace e alla sicurezza in Iraq e in tutto il Medio Oriente, a partire dall’inizio del 2005”. Al fine di arginare le minacce cui sono esposti i cittadini e la pace internazionale, è necessario trovare una soluzione. Tuttavia, né la rappacificazione di Teheran né un’invasione militare in stile irack rappresentano una risposta. La soluzione più attuabile ed efficace è di sostenere il cambiamento democratico in Iran facendo affidamento sulla popolazione iraniana, assistendola nella lotta per cambiare il regime. Le migliaia di studenti che hanno scandito slogan anti governativi durante un discorso fatto da presidente Iraniano Khatami presso l’università di Teheran il mese scorso, rappresentano la prova che gli Iraniani ne hanno avuto abbastanza dei mullahs regnanti. E’ responsabilità dell’Europa sostenerli, il che rende la cancellazione della manifestazione di giovedì ancora più ingiustificabile.