Il futuro del giornalismo digitale

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2015

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Le visualizzazioni, le piattaforme mobili, i social network o la fidelizzazione degli utenti sono alcuni dei temi con cui si confronta il giornalismo del futuro. Al News Rewired, una delle conferenze sul giornalismo digitale più importanti del Regno Unito sono stati affrontati alcuni di questi obiettivi. Cafébabel era presente per carpire i segreti di alcuni degli attuali guru della professione.

Il primo a entrare in argomento è stato il direttore del settore digitale del Guardian, Aron Pilhofer. Il giornalista statunitense ha sottolineato alcune delle tendenze che dovrebbe seguire la professione, come tenere sempre presente l'aspetto visivo nel contenuto. Per argomentare questa idea si è rifatto al dato che nel 2014 la metà delle notizie più lette del quotidiano The New York Times, per il quale lavorava in precedenza, corrispondevano a infografiche.

Pilhofer ha inoltre enfatizzato che il giornalismo deve essere una conversazione con il lettore. Uno dei punti chiave sottolineati è che i mezzi di comunicazione devono capire in profondità i comportamenti dei lettori, nonché indagare il motivo per cui alcune storie abbiano più successo di altre.

Ha avuto parole anche per la carta. Sebbene il digitale abbia guadagnato terreno sulla carta stampata, ha sottolineato che “l'edizione cartacea del Guardian non andrà da nessuna parte”, in risposta a una domanda sulla sua possibile scomparsa. “Il Guardian è un giornale magnifico e una piattaforma che, grazie a Dio, continuerà a essere pubblicata per molto tempo”, ha precisato Pilhofer.

“Spesso creiamo una diatriba tra il digitale e la carta quando in realtà siamo tutti sulla stessa barca”, ha proseguito. Dal suo punto di vista, le redazioni devono remare nella stessa direzione per creare un contenuto di qualità adattato ai diversi format. E ha inoltre ricordato che se il giornalismo non tiene in considerazione la piattaforma “mobile” si sta tirando la zappa sui piedi.

Un altro dei temi scottanti nelle redazioni è stato reso noto dal direttore dell'innovazione del Times, Pat Long, parlando dell'intesa che deve regnare tra giornalisti e sviluppatori. Una delle ossessioni del giornalismo è che spesso giudica il successo in base alle visualizzazioni. Long ha detto che a volte si producono dei fraintendimenti tra i profili più tecnologici di una redazione, come ad esempio un programmatore, e gli editori o direttori della stessa. 

“Spesso un direttore arriva e chiede: puoi far sì che questo contenuto diventi virale? Gli rispondi: Sì, certo! E premi il pulsante per la viralizzazione del contenuto”, ha raccontato Long in tono scherzoso. Per fatti come questi, il giornalista del Times è intercesso a favore di redazioni in cui le penne e i geek siano integrati. Long ha inoltre sottolineato che quando si innova una redazione per creare contenuti migliori non si deve avere paura di sbagliare.

Nel corso della giornata si sono svolti diversi workshop. Alcune delle tematiche affrontate sono presenti nelle cricche di molti giornalisti. Uno di questi è come migliorare la conoscenza degli utenti di un mezzo di comunicazione. Uno dei profili che deve ancora essere scoperto è quello dei più giovani. Raja Shariff, direttore della strategia di Al Jazeera, ha precisato che il suo mezzo vuole incrementare e fidelizzare una comunità virtuale di giovani senza dare importanza a dove si incontrano.  

C'è stato spazio anche per l'audio e i podcast, un formato che vanta un numero crescente di seguaci. Le catene NPR e BBC hanno spiegato alcune delle strategie seguite e che confluiscono nell'obiettivo di “creare esperienze radiofoniche più interessanti”. Anche le riprese video o l'inchiesta, due settori sempre più richiesti in ambito giornalistico, hanno avuto la propria parte. Le inchieste che hanno interessato maggiormente i presenti sono state quelle realizzate da Bellingcat, spesso servendosi delle risorse disponibili in rete.

In questo genere di conferenze Twitter si scalda sempre. News Rewired ha incluso una tavola rotonda dedicata a questo strumento e a come i giornalisti possono ottenere il massimo da esso. La direttrice delle news di Twitter del Regno Unito, Joanna Geary, ha presentato “Curator”, una delle applicazioni di Twitter che aiuta a comprendere meglio quanto avviene in questo social network così legato al giornalismo. “Fornisce ai media gli strumenti necessari per quantificare il volume delle conversazioni, capire i temi di cui si parla e offre un contesto su ciò che sta avvenendo”, ha spiegato Geary.

Il dibattito si è chiuso con una tavola rotonda in cui gli esperti hanno focalizzato la conversazione sui modi innovativi di fare giornalismo. Una delle vie più tecnologiche che ha imboccato la professione è l'uso dei droni per coprire le notizie. Ben Kreimer, uno dei giornalisti specializzati in tecnologia che lavora al Drone Journalism Lab, ha presentato il lavoro che realizzano nel programma e ha precisato che i droni devono essere utilizzati per fare giornalismo poiché “le esperienze visive che si possono ottenere con essi non sono possibili in nessun altro modo”. 

L'utilizzo dei droni è uno dei grandi temi che dovranno affrontare i mezzi di comunicazioni nel prossimo futuro. News Rewired lo ha messo in evidenza insieme al resto degli obiettivi e delle sfide che affronta il giornalismo. Si è parlato molto del presente, ora bisogna vedere che strada prenderà il giornalismo nella sua avventura nel mondo digitale.

Per maggiori informazioni sulle conferenze si può seguire l'hashtag #newsrw su Twitter o leggere un riassunto di ognuna di esse sul sito di News Rewired.