Il funerale della PESC

Articolo pubblicato il 11 marzo 2002
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Articolo pubblicato il 11 marzo 2002

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Di fronte alla strategia assassina di Israele, lUE deve abbandonare il suo inconcludente eccesso di neutralità.

Stanno accadendo cose gravi in Medio Oriente. Ed è impensabile che lEuropa continui a versare nellattuale inerzia diplomatica.

Arafat costretto, fino al tardivo ripensamento dell'11 marzo, al domicilio coatto di Ramallah e circondato dai carri armati israeliani. Arafat impossibilitato a partecipare alla messa di mezzanotte di Betlemme (rituale simbolo della riconciliazione tra le religioni). Il governo israeliano che dichiara che Arafat non è più un partner per i futuri negoziati, considerandolo direttamente responsabile dellondata di attentati e politicamente fuori gioco. Sharon che conduce una vasta impresa di demolizione di Arafat, di tutti gli accordi di pace precedentemente conclusi tra lAutorità palestinese, il mondo arabo e Israele. Sharon che non vuol sentir parlare delleventualità di uno Stato palestinese, da lui considerato una minaccia per la sicurezza dIsraele. Sharon che riprende le politiche di vassallizzazione coloniale e di apartheid nei Territori occupati. Bush che sostiene integralmente questo metodo, o che, comunque, non lo condanna. La politica che muore.

Eppure avevamo finalmente potuto sperare la pace. 11 settembre 2001: gli Stati Uniti cercano dovunque degli alleati arabi, partono in guerra contro il terrorismo islamista, vogliono guidare una campagna della comunità internazionale contro il terrorismo senza fare di tutta lerba un fascio, alleandosi persino col mondo arabo contro il fondamentalismo musulmano. Come se non bastasse, Arafat è chiaramente schierato contro Bin Laden al fianco degli Stati Uniti: la pace è possibile in Palestina.

Ma oggi gli americani sono convinti di aver vinto e perciò ritornano ai loro antichi istinti: America first, sostegno dIsraele a tutto campo contro il mondo arabo, paura di questo stesso, sconosciuto, mondo arabo.

Questo ripensamento è davvero negativo. Non fossaltro perché si basa su degli assiomi del tutto infondati. Innanzitutto, gli Americani non hanno vinto, hanno solo aiutato a rovesciare un regime taliban decrepito, e comunque non hanno ancora stanato la radice (ufficiale) del loro male, dato che Bin Laden è sempre introvabile. Poi sembrano aver perso di vista la persistenza del mondo esteriore e, in particolare, del mondo arabo, e gli effetti disastrosi che il rifiuto di impegnarsi in conflitti esterni può avere sul loro stesso territorio. Infine sembrano aver perso la visibilità dei regimi e delle aspirazioni democratiche e pacifiche esistenti nellambito del mondo arabo stesso.

IL RIFIUTO DEL SILENZIO

Ma questa non deve diventare anche la nostra visione delle cose. Perché ciò che più è grave, nella catastrofica evoluzione della situazione che si trascina da qualche settimana a questa parte, è la penosa latitanza della comunità internazionale tutta: per dirla con la rappresentante dellAutorità palestinese in Francia, Leila Shaid: la comunità internazionale è incapace di assumere le sue responsabilità rispetto agli israeliani e li lascia agire in tutta impunità. Di fronte alla violazione di tutte le regole del diritto internazionale, gli Stati Uniti, lUnione Europea e la Russia, tutta la comunità internazionale resta muta.

Ma lUE deve impegnarsi anima e corpo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Deve pretendere di essere un arbitro tra le due parti, di assicurare una mediazione pacifica in grado di arrivare ad un accordo che risolva definitivamente i problemi. E anche se non fosse riconosciuta come tale da Israele che laccusa di voler favorire la causa araba e di permette di disprezzare ogni sua iniziativa politica deve almeno sforzarsi di esprimere sistematicamente la sua opinione e di far sentire la sua voce. E anche se non dovesse esser ascoltata, deve sistematicamente condannare, forte e chiaro, la violenza e la degradazione del conflitto, sulla base di tutti gli accordi già firmati tra le due parti, e almeno su quella delle conclusioni minimaliste dellla commissione Mitchell per la fine degli scontri.

LUnione deve ormai abbandonare la sua reticenza politica ed il suo complesso dinferiorità diplomatica, perché può vantare al suo attivo di aver già risolto e per giunta con successo più di un conflitto negli ultimi anni. Deve ormai abbandonare il suo senso di colpevolezza nei confronti del popolo ebreo: le persecuzioni tra popoli sono universali. Oggi sono i palestinesi ad essere le vittime. Gli israeliani sono vittime solo di una dannosa follia securitaria. E i palestinesi non sono responsabili delle sofferenze che hanno conosciuto gli ebrei in Europa sessantanni fa.

LANIMA POLITICA DELLEUROPA

LUnione deve impegnarsi su delle basi semplici: la condanna senza appello della violenza come del terrore, il rispetto dei diritti umani, dellemanazione democratica sovrana dei popoli, del diritto inalienabile dei popoli allindipendenza qualora ve ne fosse il bisogno. Deve ormai avere il coraggio delle sue idee, che sono delle idee universali. Ma deve anche essere disponibile ad una con le due parti: Israele, come la Palestina, ha bisogno del sostegno e dellaiuto dellEuropa. Laiuto economico per esempio può essere un favoloso motore di progresso sociale, umano e politico. LEuropa deve essere ossessionata dal dovere di esortare le due parti al dialogo. Abbandonare leccesso di neutralità che uccide la possibilità di un arbitrato, leccesso di vigliaccheria internazionale che perviene alle solite farse che hanno luogo allONU, dove nobili risoluzioni votate da tutti tranne che da Washington e Tel Aviv sono inevitabilmente destinate a restare lettera morta.

Oggi in Palestina non si incontrano più due popoli giacché questi ultimi, ormai, condividono solo due forme di terrore cieche che si alimentano a vicenda. Gli Stati Uniti non sembrano più esser interessati alla risoluzione della questione, a questa zona di lamenti diplomatici senza fine: si sono forviati.

LUnione deve impegnarsi in questa politica estera, nessun altro Stato lo farà per lei con un tale impegno potenziale. Deve avere questo coraggio. Chissà, forse vi troverà persino quellanima politica che cerca tanto. Proprio nel momento in cui ciò che mostra è solo la sua anima monetaria.