Il film d'apertura del Sarajevo Film Festival 2012

Articolo pubblicato il 17 luglio 2012
Articolo pubblicato il 17 luglio 2012
Una bosniaca, un polacco e una tedesca condividono le proprie opinioni sul film "Djeca" ("I bambini di Sarajevo" ) di Aida Begic, il film che apre il Sarajevo Film Festival di quest’anno.

Debutto ufficiale al Sarajevo Film Festival: Rahima (23) e Nedim (14), sono rimasti orfani a causa della guerra in Bosnia (1992 - 1995); vivono a Sarajevo, una città in transizione e che probabilmente ha perso ogni senso etico, visto il modo in cui vengono trattati i figli di coloro che sono morti per liberare la città. Dopo un’adolescenza da furfante, Rahima ha trovato rifugio nell’Islam e spera che suo fratello possa seguire i suoi stessi passi.

Il film I bambini di Sarajevo, probabilmente, colpirà il pubblico della Bosnia-Erzegovina a causa della sua eccessiva durezza e per la mancanza di quel particolare tipo di humour che caratterizza la gente di questo paese. Considerato quanto sia difficile che i media stranieri trasmettano una buona notizia sulla Bosnia-Erzegovina, vi è un certo rammarico per il fatto che la regista non si sia dedicata invece ad un film su quello che c’è di più positivo e forse di più realistico nella vita in questa città, tanti anni dopo la fine della guerra.

"Attraverso la storia di Rahima e Nedim viene descritta un’intera generazione di bambini"

Ma è anche vero che l’ intento di Aida Begić è quello di provocare e di indurre alla riflessione su un argomento che troppo spesso viene ignorato. Attraverso la storia di Rahima e Nedim viene descritta un’intera generazione di bambini, che cresce all’interno di una società in transizione, segnata dalla perdita dei suoi valori e dal disfacimento del senso di appartenenza ad una comunità.

Perciò, questo film pone una domanda semplice, ma che fa riflettere: che tipo di eredità stiamo lasciando alla nuova generazione che dovrebbe essere il nostro futuro, una generazione che non ha conosciuto altro che guerra, odio e lavaggio del cervello nazionalista? Porre questa domanda e usare un film come veicolo per farlo, diventa attivismo artistico. In questa prospettiva, I bambini di Sarajevo rappresenta un contributo straordinario e indispensabile al dialogo, che può portare a una nuova consapevolezza e, eccezionalmente, può fare la differenza.

Jasmina Hodzic, Bosnia - Erzegovina

I bambini di Sarajevo è un film sulla sofferenza di due orfani nella realtà della vita del dopoguerra a Sarajevo. Se l’avessi visto prima del mio arrivo in Bosnia, circa un anno fa, lo avrei considerato l’ennesimo film sul tema della guerra. Ma adesso Djeca (“bambini”), il titolo in bosniaco, non soltanto suona meglio della sua traduzione in inglese, ma alcuni dei piccoli particolari, caratteristici della cultura e della mentalità bosniaca catturati da Aida Begic, mi colpiscono molto di più. Il film mescola in modo intelligente le tipiche scene di guerra alla storia che si svolge ai giorni nostri, dando l’impressione che la guerra sia sempre presente nella mente dei protagonisti.

"Un humour difficile da comprendere se non si conoscono le tradizioni e la cultura della Bosnia"

La musica aggiunge qualità al film, amalgamandosi perfettamente al suo tono. Cosi come le scene, anche la musica viene mescolata continuamente ai suoni della guerra. A volte sembra quasi che si parli fin troppo di guerra e non abbastanza della realtà. Tuttavia, il film riesce nel suo intento di catturare qualcosa di cui normalmente non si sente parlare, e che molta gente fa fatica a raccontare apertamente. I bambini di Sarajevo, quindi, ha lo scopo di stimolare la conversazione su un argomento molto importante: la condizione mentale delle persone che hanno vissuto l’esperienza della guerra e che in seguito sono tornati alla vita “normale”.

Aida Begic ha portato sullo schermo uno humour che risulta difficile comprendere se non si conoscono almeno un po’ le tradizioni e la cultura della Bosnia. Gli ultimi cinque minuti sono stati una delusione. Sembra che la regista abbia deciso all’improvviso di arrivare direttamente alla fine. Un finale quasi in “stile Hollywoodiano”, che rovina l’impressione complessivamente positiva.

Artur Krzykowiak, Polonia

"Ci risiamo, un altro film sulla guerra", verrebbe da dire dopo la proiezione de I bambini di Sarajevo di Aida Begic. Il suo film, che segue le avversità giornaliere di due orfani a Sarajevo, è affollato di tinte grigio freddo e blu, suoni di guerra che fanno venire i brividi e materiale d’archivio degli anni novanta (improvvisamente sparano a una donna su un autobus e c’è sangue ovunque). Ti fa venire i brividi. Se non fosse che Nadim, il fratello minore, ad un certo punto rompe l’iPhone del suo compagno di scuola ricco, sarebbe impossibile distinguere il periodo della guerra dal presente.

La guerra èl’unica vera protagonista diDjeca"

Come in Blairwitch Project, la telecamera segue da vicino i protagonisti, accrescendo la sensazione di fretta e quella cautela che ancora esiste nella vita delle persone normali a Sarajevo, preparando il pubblico ad aspettarsi di tutto. Ma non accade nulla: la gente non combatte, non spara, non si innamora – ci sono solo scorci di felicità in una società dove le persone cercano di andare avanti giorno dopo giorno – comprano uova e succo, mettono e tolgono il fazzoletto per coprirsi la testa, vanno a scuola, bevono il tè e vanno al lavoro. Niente storie personali, - c’è soltanto una storia: “La Guerra”, l’unica vera protagonista di Djeca. Ogni volta che Rahima esce di casa per andare al lavoro – in un ristorante esclusivo gestito da un corrotto leccapiedi – i proiettili sembrano far scricchiolare la casa. Troppo forte il contrasto con la luce del sole e i 32° fuori dal teatro nazionale di Sarajevo, dove l’intera città si prepara a due settimane di festa non-stop. Solo qualche facciata lungo la strada mostra ancora i fori dei proiettili maldestramente rattoppati – le ferite di Sarajevo che lentamente guariscono.

Katharina Kloss, Germania

Foto di copertina: © SFF2012, tappeto rosso: © Artur Krzykowiak; intervista video: (cc) SFF2012/ YouTube