Il favoloso mondo dell’idrogeno

Articolo pubblicato il 14 novembre 2005
Articolo pubblicato il 14 novembre 2005

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L’Europa è vista a livello mondiale come il battistrada sulla via dell’introduzione di un’economia basata sull’idrogeno. Vediamo perché.

Nel settembre di quest’anno il Parlamento Europeo ha conosciuto pochi momenti di unione. Membri di tutte le frazioni politiche hanno confermato le loro richieste in favore di un’inversione di tendenza: la strada nell’ uso di fonti energetiche fossili come il petrolio e il carbone sarà percorsa fino all’opzione“verde” basata sull’“economia all’idrogeno”. Così è cresciuta la pressione verso la ricerca di fonti di energia alternative: la quantità di combustibile fossile non è illimitata, le emissioni di anidride carbonica hanno da diminuire e occorre ridurre la tensione permanente con i paesi del petrolio del Medioriente.

È stato formulato un Manifesto per l’introduzione dell’economia dell’idrogeno. Richiede la realizzazione di un programma in tredici punti che dovrebbe, al più tardi nel 2025, portarci dritto nella “Terza rivoluzione industriale”. Si richiede che la struttura dell’economia dell’idrogeno sia fondata sulla produzione di energia rinnovabile e che i governi e il mondo dell’energia collaborino.

Nessun rimedio miracoloso

Con l’idrogeno come fonte di energia inizia un’epoca senza sostanze inquinanti, come promesso dalle diverse fonti disponibili: gas naturale,biomasse o idrocarburi sono energie sicure. Siccome con l’uso dell’idrogeno sulla terra si previene l’emissione di residui chimici, deve essere impiegato nella produzione di energia. Solo dall’uso di energie rinnovabili come il sole, il vento e l’acqua si ottengono processi non inquinanti.

«Esiste una stringente necessità che decisori e consumatori provino a chiarirsi sul reale funzionamento dell’economia dell’idrogeno. La maggior parte della gente non comprende se con l’idrogeno le cose saranno le stesse che con l’elettricità», dice Karen Hall della National Hydrogen Association.

Nessuno fa il primo passo

Chi fa il primo passo verso il mondo dell’idrogeno? I produttori di auto attendono lo sviluppo di una rete di stazioni gas. I lavoratori attendono ancora che nel mercato ci siano sufficienti auto con un motore ad idrogeno. I compratori chiedono che sia a disposizione una tecnologia che da subito funzioni senza costi aggiuntivi.

L’Unione Europea deve rendere la strada verso il mondo dell’idrogeno più scorrevole attraverso il sostegno della ricerca, la riduzione delle tasse e sovvenzioni per i produttori, nonché tramite lo sviluppo delle infrastrutture. Oltre a ciò Karen Hall spera che «l’Ue diventi un’early adopter di queste tecnologie, in modo che acquistandole “per uso personale” possa abbassare i costi di mercato per i consumatori».

Fantasia o realtà?

Nel gennaio 2004 la Commissione Europea ha organizzato tramite il coordinamento europeo, nazionale e regionale la messa in opera di iniziative di ricerca e sviluppo previste dalla Piattaforma europea sulla tecnologia delle celle a combustibile e idrogeno (Hfp). Andrebbe preparata una strategia di mercato riguardante l’idrogeno e la tecnologia delle celle a combustibile. Sono obiettivi che si impongono da sé: la fornitura di energia va assicurata, l’emissione dei gas serra deve diminuire e vanno offerte nuove possibilità all’economia europea. Alla fine del 2004 la piattaforma è stata messa di fronte ad alcune proposte: un programma di ricerca decennale, una revisione di medio termine fino al 2030 e una di lungo termine; per il 2050 è stato pianificato che l’idrogeno sia reso largamente disponibile nelle nazioni industrializzate non solo come carburante per i veicoli, ma anche in aggiunta all’elettricità. Come inizio dell’impiego di fonti energetiche rinnovabili, insomma.

Almeno sulla carta una società basata sull’idrogeno non è una chimera. Sebbene l’uso commerciale dell’idrogeno sia adesso una realtà, rimangono ancora alcuni ostacoli. Riguardo la tecnica occorrono dei perfezionamenti. L’ampia regolamentazione Ue riguardante gli incentivi fiscali per l’impiego delle nuove tecnologie non è ancora ben delineata, così come la responsabilità e i problemi assicurativi, insieme ad alcuni dubbi sulla sicurezza.

L’introduzione di alcuni progetti pilota ha lanciato l’avverarsi di questo scenario in tempi ragionevoli. C’è grande considerazione per la fine del progetto Cute (Clean Urban Transport for Europe) , iniziato nel 2001 e promosso con 18,5 milioni di euro dall’Ue, che ha testato sul campo l’impiego di autobus dotati di celle a gas e forniture di idrogeno. In nove città sono in circolazione ventisette autobus, in osservazione fino al 2006: ad Amsterdam, Barcellona, Amburgo, Londra, in Lussemburgo, Madrid, Porto , Stoccolma e Stuttgart.

Il primo passo verso l’economia dell’idrogeno è stato fatto. L’Europa ha gettato buone basi per diventare in futuro leader mondiale nelle tecnologie, grazie all’idrogeno. E ovviamente non va sprecato altro tempo.