Il Fado, sulle note del blues portoghese

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 27 febbraio 2014

Le viuz­ze pit­to­re­sche di Li­sbon­a na­scon­do­no te­so­ri inaf­fer­ra­bi­li. Ve ne sve­le­re­mo uno: il fado, un ge­ne­re mu­si­ca­le po­po­la­re so­spe­so tra fa­sci­no e tra­di­zio­ne. Se anche voi amate can­zo­ni malin­co­niche e di­sav­ven­tu­re amo­ro­se se­gui­te­ci in que­sto viag­gio en­tu­sia­sman­te alla sco­per­ta del­l'a­ni­ma mu­si­ca­le por­to­ghe­se.

Lis­bona, il fado si suona ovun­que, ep­pu­re non è sem­pli­ce tro­va­re un lo­ca­le ca­rat­te­ri­sti­co, non in­va­so dai tu­ri­sti, dove po­ter­lo ascol­ta­re. Riu­sci­re a sco­va­re que­sta mu­si­ca tanto rara quan­to in­can­te­vo­le e ma­lin­co­ni­ca che anima i quar­tie­ri pe­ri­fe­ri­ci di Li­sbo­na, è una vera e pro­pria av­ven­tu­ra. È qui che ri­sie­de il fa­sci­no inaf­fer­ra­bi­le di que­sta mu­si­ca po­po­la­re. 

LE ORI­GI­NI

Mi­guel, vir­tuo­so di chi­tar­ra por­to­ghe­se, ci fa ascol­ta­re il fado men­tre ci il­lu­stra le ori­gi­ni del suo stru­men­to. "i una chi­tar­ra con do­di­ci corde piz­zi­ca­te allo stes­so modo del­l'oud arabo (uno stru­men­to si­mi­le al liuto, nato in Ba­bi­lo­nia e dif­fu­so nei paesi arabi, ndr.). Viene usata in ac­com­pa­gna­men­to alla voce". Gli altri chi­tar­ri­sti (che va­ria­no da 1 a 3) bat­to­no il tempo. "I testi, a volte, ven­go­no scrit­ti dal can­tan­te stes­soIn caso con­tra­rio, si pren­do­no can­zo­ni che ap­par­ten­go­no alla tra­di­zio­ne, note a tutti", con­ti­nua Mi­guel. In al­cu­ni quar­tie­ri, il fado viene suo­na­to esclu­si­va­men­te per i tu­ri­sti ma il mu­si­ci­sta ci dà una drit­ta: "Se vo­le­te ascol­ta­re buona mu­si­ca fado è al Mesa Da Fra­des che do­ve­te an­da­re". Il lo­ca­le è nel cuore di Al­fama, un quar­tiere po­po­lare che sta di­ven­ta­no sem­pre più tu­ri­sti­co per il fatto che molti lo­ca­li of­fro­no cena con mu­si­ca dal vivo a 30 euro.

Il quar­tie­re è pieno di ri­sto­ran­ti e oste­rie. Il di­ver­ti­men­to non può certo man­ca­re in una zona oggi an­co­ra molto ca­rat­te­ri­sti­ca. L'u­ni­co neo è che i car­tel­li af­fis­si fuori dai lo­ca­li che an­nun­cia­no se­ra­te al­l'in­se­gna di mu­si­ca fado si scor­go­no a fa­ti­ca; a volte pas­sia­mo senza no­tar­li. Ci per­dia­mo tra le sue vie, sognan­do di tro­var­ci in uno di que­sti lo­ca­li che at­ti­ra­no vi­si­ta­to­ri ap­pas­sio­na­ti di mu­si­ca. For­tu­na­ta­men­te, ogni viuz­za, ogni beco ("pas­saggio", ndt.) ri­ser­va molte sor­pre­se. 

In una piaz­zet­ta poco il­lu­mi­na­ta scor­gia­mo l'in­gres­so mi­ste­rio­so del Mesa da Fra­des. Da­van­ti al por­to­ne chiu­so ci sono al­cu­ne per­so­ne che aspet­ta­no il loro turno per en­tra­re. Sono le 23.00. La voce di una can­tan­te, ap­pe­na per­cet­ti­bi­le, in­to­na le prime due can­zo­ni, poi fa una pausa. La porta si apre la­scian­do en­tra­re i cu­rio­si in at­te­sa, pochi alla volta. Il lo­ca­le è poco il­lu­mi­na­to al­l'in­ter­no, con l'ar­re­da­men­to e l'at­mo­sfe­ra di un tempo. Al­cu­ne pic­co­le lam­pa­de ap­pog­gia­te sul ta­vo­lo per­met­to­no di di­stin­gue­re le per­so­ne se­du­te ai ta­vo­li ve­sti­te con ele­gan­za. Qua e là, ci sono bot­ti­glie di cham­pagne. Il lo­ca­le, fre­quen­ta­to esclu­si­va­men­te da por­to­ghe­si fa­col­to­si, ri­ma­ne co­mun­que ac­ces­si­bi­le a tutte le ta­sche. Non ap­pe­na la mu­si­ca ri­pren­de, nel lo­ca­le scen­de il si­len­zio. Due chi­tar­ri­sti ac­com­pa­gna­no una can­tan­te che in­ter­pre­ta la can­zo­ne con tra­spor­to come una diva d'al­tri tempi. Una can­zo­ne po­po­la­re viene in­to­na­ta in coro. Nel frat­tem­po, il ru­mo­re dei flash av­ver­te i pro­prie­ta­ri del lo­ca­le che altri aman­ti della mu­si­ca stan­no aspet­tan­do fuori il loro turno per en­tra­re. Fino alle due di notte, i can­tan­ti si suc­ce­do­no sul palco esi­ben­do­si per 34 can­zoni ognuno.

Deo­lin­da - "Fado To­ni­n­ho" -

E CON UN PO' DI FOR­TU­NA...

Men­tre uscia­mo dal lo­ca­le, Luis, ap­pas­sio­na­to di fado, ci con­fes­sa che la mu­si­ca ti­pi­ca di Li­sbo­na sta at­tra­ver­san­do un calo di po­po­la­ri­tà: "Nes­su­no si è pre­oc­cu­pa­to di rin­no­va­re que­sta arte, ma l'han­no re­cu­pe­ra­ta solo per at­ti­ra­re tu­ri­sti", con­ti­nua. No­no­stan­te que­sto, al­cu­ni grup­pi come Deo­linda António Zam­bujo hanno ri­pre­so in mano il fado su­sci­tan­do en­tu­sia­smo nel pub­bli­co come nel gio­va­ne stu­den­te. Luis a­bita vi­ci­no alle metro Alan­jei­ras, un quar­tiere un po' ec­cen­tri­co, senza at­tra­zio­ni pa­tri­co­la­ri, ma ac­ces­si­bi­le per gli stu­den­ti. 

Tony abita a pochi passi da casa sua. Da fuori, non si rie­sce a ca­pi­re se il suo bar sia an­co­ra aper­to per­ché non c'è nes­su­no ad aspet­ta­re al­l'in­gres­so. Di tanto in tanto, però, dal­l'in­ter­no si sen­to­no delle note di fado. Per en­trare bi­so­gna bus­sa­re e aspet­ta­re il pro­prio turno. Poco dopo, esce un uomo tar­chia­to con i baffi che ci guar­da dal­l'al­to in basso. È Tony e, no­no­stan­te l'a­spet­to bur­be­ro, è con­ten­to di ac­co­glier­ci nel suo lo­ca­le. Come prima, anche qui ci sono solo por­to­ghe­si tra cui pa­rec­chi gio­va­ni. Tony e il suo socio non par­la­no in­gle­se e non sono av­vez­zi ad avere clien­ti stra­nie­ri, ma, no­no­stan­te que­sto, ve­nia­mo ser­vi­ti come fos­si­mo dei clien­ti abi­tua­li. I muri sono de­co­ra­ti con mo­ti­vi che mi­schia­no pas­sa­to e pre­sen­te crean­do un'atm­so­fe­ra ac­co­glien­te e fa­mi­lia­re. La stan­za è piena di fumo e la luce sof­fu­sa. Sui ta­vo­li non ci sono bot­ti­glie di cham­pagne, ma solo por­ta­ce­ne­re stra­col­mi e ca­li­ci di vino rosso. Per il fatto che il lo­ca­le è molto pic­co­lo, i clien­ti pos­so­no se­der­si ac­can­to ai mu­si­ci­sti ascol­tan­do la mu­si­ca da vi­ci­no. Al­cu­ne can­tan­ti, solo in ap­pren­za ele­gan­ti, la­scia­no la scena a un uomo an­zia­no ubria­co fra­di­cio. Tutti co­no­sco­no a me­na­di­to i testi che can­ta­no e sem­bra­no aver­li scrit­ti di pro­prio pugno. "Du­ran­te la dit­ta­tu­ra di Sa­la­zar – rac­conta Tony – molte te­ma­ti­che erano cen­su­ra­te nei testi. Quan­do il re­gi­me è crol­la­to, la fan­ta­sia ha preso il largo!".

Una delle prime cose da fare a Li­sbo­na è quel­la di ascol­ta­re mu­si­ca fado in uno di que­sti lo­ca­li ti­pi­ci. Il fado non è solo una mu­si­ca de­li­zio­sa, ma è so­prat­tut­to un'at­mo­sfe­ra dif­fi­ci­le da tro­va­re. Un viag­gio in mu­si­ca alla sco­per­ta del­l'a­ni­ma più in­ti­ma della ca­pi­ta­le por­to­ghe­se.