Il dolore è grande, il cuore degli italiani pure

Articolo pubblicato il 31 agosto 2016
Articolo pubblicato il 31 agosto 2016

(Opinione) Già a poche ore dalla scossa di terremoto che ha distrutto Amatrice, Arquata e Accumuli è partita in tutta Italia la gara di solidarietà per assicurare alle vittime assistenza e beni di prima necessità, che ha mostrato la parte migliore degli italiani. Le immagini della tragedia hanno spezzato il cuore di tutti, un cuore grandissimo che però non ha mai smesso di battere.

Immaginate di essere svegliati nel cuore della notte dalla vostra casa che trema, ondeggia, balla. Provate a pensare quali possano essere le sensazioni in quel momento se la vostra stanza inizi a sbriciolarsi, se i vostri oggetti inizino a essere sbattuti per terra, a sentire le urla dei vostri genitori, fratelli, amici spaventati come voi da quello che sta succedendo. Se anche riusciste a immaginare questa scena, non credo sia possibile riuscire nemmeno lontanamente a immaginare le sensazioni, la paura. Così come non si può immaginare lo sconforto successivo, quello di dover vedere la propria vita in pezzi, e di dover piangere qualcuno che si amava. Queste esperienze possono essere comprese a pieno solo se vissute, e la gran parte degli italiani si è mostrata capace di una incredibile empatia: già a poche ore dalla prima scossa di magnitudo 6.0 nel centro Italia erano state attivate iniziative di sostegno e solidarietà per le comunità colpite.

La scorsa domenica si sarebbe dovuta tenere la 50° Sagra dell’amatriciana, piatto tipico della cucina delle zone colpite dal terremoto che deve il suo nome proprio alla cittadina di Amatrice, il centro abitato che ha maggiormente pagato il dramma sia in termine di vite che di edifici distrutti. E proprio dalla vicinanza di questa festa è nata l’idea del blogger Paolo Campana di utilizzare il tipico piatto di pasta del luogo per un’iniziativa di solidarietà e raccolta fondi. Con l’hashtag #AmatricianaSolidale sono stati infatti invitati i ristoratori ad aderire ad essa, contribuendo insieme ai propri i clienti a donare 2 euro (uno il cliente, uno il ristoratore) alla Croce Rossa per ogni piatto di amatriciana ordinato.

Amatriciana, ma non solo     

Le dimostrazioni di solidarietà e vicinanza sono arrivate da tutta Italia e dal mondo. La Protezione Civile ha immediatamente attivato un fondo a cui è possibile donare 2 euro attraverso un sms, per la ricostruzione beni e servizi pubblici nelle zone colpite dal sisma, e la Croce Rossa italiana ha fatto lo stesso per le vittime. Numerosissimi e affollatissimi in tutte le regioni i centri di raccolta per la donazione di cibo, coperte e beni di prima necessità da inviare nelle zone terremotate, così come nelle prime ore di emergenza i Centri per la Donazione del sangueDal Cristo Redentore di Rio illuminato con il tricolore italiano a Toronto, da New York a Dallas, tutto il mondo si è stretto intorno al popolo italiano anche attraverso l’hashtag #prayforItaly. Jamie Oliver, noto chef e ristoratore britannico, ha replicato oltremanica l’iniziativa dell’Amatriciana lanciata in Italia facendola sbarcare nei suoi ristoranti, assicurando 2 sterline per ogni piatto di pasta venduto; Lady Gaga ha annunciato attraverso twitter la sua donazione per la ricostruzione dei paesi distrutti. Anche Mark Zuckerberg, in visita in Italia, ha espresso cordoglio per le vittime e annunciato che Facebook donerà 500mila dollari (in pubblicità su Facebook) alla Croce Rossa.

Le polemiche e il dopo

 Tutto ha funzionato perfettamente, per una volta quindi. No, poi sono arrivare le polemiche. Dove saranno effettivamente impiegati i soldi della beneficienza? Come e quando si interverrà? Come già avvenuto per altri eventi sismici nel passato, le strutture e i materiali utilizzati per la costruzione degli edifici crollati (in particolare la scuole e l'ospedale di Amatrice) sono finiti sotto la lente di ingrandimento della magistratura, considerando anche il fatto che si è trattato di un sisma che nel resto del mondo viene tutto sommato considerata di media entità. Triste, ma necessario. Poi sono arrivate le tesi complottiste. Ce n'è per tutti i gusti: dalla veridicità dei dati forniti sull'entità del terremoto da parte del governo alla presunta preferenza per gli immigrati rispetto a coloro che hanno perso la casa per il sisma nell'assegnazione di alloggi temporanei vari, fino a discutere l'affidabilità di questo o quel conto corrente perché "tanto chissà cosa ci fanno con i soldi donati". Non c'è bisogno di commento a tutto ciò, i fatti parlano da sé.

Il punto è che la solidarietà non basta. Fa sempre effetto una frase che si usa per queste tragedie: "A uccidere non è il terremoto, sono le case che l'uomo costruisce". È vero, dannatamente vero. Abbiamo dimostrato per l'ennesima volta il nostro immenso valore nell'emergenza, nei soccorsi, nello spirito di vicinanza alle popolazioni colpite. Abbiamo però anche dimostrato per l'ennesima volta la nostra totale mancanza nella cultura della prevenzione, della programmazione, della memoria. Berice, Friuli, Irpinia, Umbria, L'Aquila e ora Amatrice. Dovremmo fare tesoro degli errori del passato, dovremmo fare della "messa in sicurezza" del nostro territorio una nostra priorità. L'odiosa sensazione però è che anche questa volta dimenticheremo tutto una volta finito di seppellire le vittime, una volta ripulite le macerie. Però rimane il cuore. Le immagini dei danni causati dal terremoto, quelle della ricerca disperata di superstiti, quelle dei funerali delle vittime hanno spezzato il cuore di tutti. Un cuore spezzato difficilmente dimentica il motivo per cui ha sofferto. Se non riusciamo ad avere memoria, proviamo ad avere cuore per evitare gli errori già fatti. Quello non ci è mai mancato.