Il dolce ricordo dell'Erasmus e l'incertezza che divora il presente

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 26 gennaio 2011
Sono più abituati a scrivere su una tastiera che a tenere una penna in mano. Generazione Einstein, Generazione Google, Generazione Y, un'altra Generazione Perduta... definirli non è facile. I giovani tra i 25 e i 30 anni, immersi nella globalità, vivono in un mondo che ha poco a che vedere con quello dei loro genitori.
Analisti e vittime dell'incertezza espongono le chiavi di lettura per capire la generazione sconosciuta.

«Somiglianze con i genitori? Poche. Meglio sottolineare le differenze che sono parecchie». A dirlo è la sociologa Almudena Moreno, professoressa universitaria e collaboratrice nell'Istituto spagnolo della Gioventù. I giovani, nel bene o nel male, si muovono oggi più che mai in un sistema globale. Forse è per questo che convengono nel segnalare come avvenimenti chiave gli attentati terroristici dell'11 settembre a New York, dell'11 marzo a Madrid e del 7 luglio a Londra. «Abbiamo scoperto il potere delle immagini e che il terrorismo non ha frontiere», dichiara Carmen María, spagnola di 25 anni. Secondo Nestor, 30 anni, «È stato come se queste paure e insicurezze fossero state portate nelle nostre case».

Gli attentati a New York, Madrid e Londra, l'invasione americana in Iraq e in Afghanistan, hanno segnato l'era della globalizzazione.Tuttavia, quello che separa maggiormente questa generazione da quelle precedenti è internet. «I social network stanno modificando i modi di socializzare e di costruisi un'indentità. La competenza da verticale è diventata orizzontale. Le conoscenze sono disponibili all'istante e i social network assottigliano i confini tra pubblico e privato», afferma Almudena Moreno. Secondo i dati del 2009 circa il 35% degli europei usa social network come Facebook o Twitter e la percentuale cresce vertiginosamente tra i giovani. «Quando eravamo giovani i computer avevano il monitor verde e i cellulari più che sistemi di comunicazione sembravano mattoni. Adesso abbiamo i portatili e navighiamo con i nostri smartphone. Eravamo dei privilegiati avendo i film Disney in VHS e adesso li possiamo vedere nel nostro cellulare mentre aspettiamo da», aggiunge Carmen.

Carmen lavora nel marketing online, un settore professionale che per la generazione precedente nemmeno esisteva. Fa parte dei più di 2 milioni di giovani che dal 1987, anno della fondazione, hanno ottenuto una borsa di studio Erasmus. In Italia ha incontrato amici di altre nazionalità, imparato una nuova lingua e vissuto un'esperienza personale e accademica che non smette di consigliare. Valerie è italiana e fece l'Erasmus lo fece a Parigi. Lì conobbe Ángela, spagnola, con la quale è tuttora in contatto via internet. Entrambe avevano un anno quando Spagna e Portogallo entrarono nella Comunità Europea. Per Ruth Garcia, 34 anni, quello fu uno degli avvenimenti chiave per la sua generazione. È spagnola però lavora in Germania come docente e ricercatrice da nove anni. Grazie all'Unione Europea tutte condividono un'esperienza internazionale, la stessa moneta e delle e una mobilità senza confini. Una mobilità a cui anche i voli low cost hanno contribuito, un concetto americano che arrivò in Europa nel 1985 con a compagnia irlandese Ryanair, la quale continua a mantenere il suo successo nonostante la crisi economica.

Una crisi che ha colpito in pieno i giovani europei. Sono preparatissimi ma il 20% dei minori di 25 anni non trova lavoro. «La crisi è senza dubbio la nostra maggior preoccupazione, insieme alla mancanza di lavoro e alle problematiche sociali», aggiunge Ángela. Lo scorso settembre a Oslo il direttore del Fondo Monetario Internazionale parlava del rischio di una «generazione perduta, staccata dal mondo del lavoro, con una progressiva perdita delle conoscenze acquisite e senza motivazioni».

«Ci chiamano la "generazione apatica". Io direi "senza meta", più che altro. A differenza delle precedenti non ha nessun obiettivo chiaro, niente per cui o contro cui lottare. La mancanza di motivazioni provoca apatia, ma non credo che siamo apatici per natura», dice Ruth. I giovani sono preoccupati ma non hanno fiducia nei polici. «A me interessa la politica - spiega Nestor - le loro decisioni ci toccano direttamente, ma nessun partito mi rappresenta né si avvicina alle mie esigenze o aspettative». Lui, ingegnere tecnico e professore, ricicla e si preoccupa del cambio climatico o «per meglio dire, di quello che ci raccontano in proposito». Quello di cui si iniziò a parlare nel 2007, quando Al Gore ricevette il Premio Nobel per la Pace per il suo documentario Una Scomoda Verità (An Inconvenient Truth). Oggi nessuno ha dubbi sul fatto che bisogna salvaguardare l'ambiente, ma le politiche dei governi non generano credibilità fra i giovani.

Riassume la sociologa Almudena Moreno: «L'evoluzione di questi giovani verrà segnata dalle possibilità di gestire la propria individualità e da ciò che offiranno le nuove tecnologie in un contesto sociale ed economico incerto». Incertezza sembra essere la parola chiave . Conclude Carmen: «Siamo la "Generazione Equatore" che divide due profondi cambi generazionali, e che fa contemporaneamente parte di entrambi».

Foto: (cc) ramtyns/flickr; Statua de Sadam Hussein: Gerard Van der Leun/flickr