Il discorso di Papa Francesco al Parlamento Europeo

Articolo pubblicato il 26 novembre 2014
Articolo pubblicato il 26 novembre 2014

Il 25 NovembrePapa Francesco ha visitato la sede del Parlamento europeo a Strasburgo. Riportiamo per voi il suo discorso in cui rilevante è l’allusione a un’Europa spiritualmente invecchiata, immemore di essere custode e non padrona. Tra le righe, le sue parole richiamano l’attenzione della vecchia Europa che parla di esperti ma non di uomini saggi.

"Vi ringrazio per l’invito a prendere la parola dinanzi quest’istituzione fondamentale per la vita dell’Unione Europea e per l’occasione che mi offrite di rivolgermi attraverso voi di rivolgermi agli oltreinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri". [...]

"Accanto a un'Unione Europea più ampia, vi è anche un mondo più complesso e fortemente in movimento. Un mondo sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno "eurocentrico". A un'Unione più estesa, più influente, sembra però affiancarsi l'immagine di un'Europa un po’ invecchiata e compressa che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e, a volte, con sospetto".

"Indirizzo ai cittadini un messaggio di incoraggiamento a tornare nella ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione Europea che desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni favorendo la pace e la comunione tra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto come cittadino o soggetto economico, ma in quanto persona dotata di una dignità trascendentale”. [...]

"Oggi, la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell’impegno dell’Unione Europea. Si tratta di un impegno importante e ammirevole perché persistono fin troppi casi in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti di cui si può programmare il concepimento, la configurazione, l’utilità e che, alla fine, posso essere buttati via quando non servono più perché divenuti vecchi, malati o deboli. Promuovere la dignità di una persona significa riconoscere che possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata secondo il libero arbitrio di qualcuno o tanto meglio a beneficio di interessi economici ”.  [...]

"Così parlare della dignità trascendentale dell’uomo significa appellarsi alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella bussola inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo da lui creato; significa soprattutto guardare all’uomo non come un assoluto, bensì come un essere “relazionale”. Una delle malattie che vedo più diffusa oggi in Europa è la solitudine propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, abbandonati spesso al proprio destino,  nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il loro futuro, e ancora nei tanti poveri che popolano le nostre città, negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore”. [...]

"Il grande equivoco che nasce quando prevale “l’assolutizzazione della tecnica” che finisce per causare una “confusione tra fini e mezzi”. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del consumismo esagerato. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di commercio. Voi, nel vostro ruolo di parlamentari, siete chiamati anche a una missione grande benché possa sembrare inutile: prendervi cura della fragilità dei popoli e delle persone. Prendersi cura di un sistema funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla cultura dello scarto, custodire la memoria e la speranza, farsi carico del presente nella sua situazione più angosciante e marginale ed essere capaci di ungerlo di dignità”. [...]

Il motto dell'Unione Europea è Unità nella diversità, ma l'unità non significa uniformità politica, economica, culturale o di pensiero. In realtà, ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo se stesso, senza timore. In tal senso, ritengo che l'Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell'Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l'ideale dell'unità cui si anela alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni, prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici, liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie. Mettere al centro la persona umana significa anzitutto lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo". [...]

"Si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza".

"La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell'Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell'area balcanica per i quali l'ingresso nell'Unione Europea potrà rispondere all'ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato. Infine, la coscienza della propria identità è indispensabile nei rapporti con gli altri Paesi vicini, particolarmente con quelli che si affacciano sul Mediterraneo, molti dei quali soffrono a causa di conflitti interni e per la pressione del fondamentalismo religioso e del terrorismo internazionale. A voi legislatori spetta il compito di custodire e far crescere l'identità europea, affinché i cittadini ritrovino fiducia nelle istituzioni dell'Unione e nel progetto di pace e amicizia che ne è il fondamento".