Il design del XXI secolo? «Non esiste, eccezion fatta per Ikea»

Articolo pubblicato il 21 aprile 2010
Articolo pubblicato il 21 aprile 2010

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«Quali sono le nuove tendenze del design contemporaneo? » A questo doveva rispondere il 14° Pavillon des Arts et du Design che si è tenuto a Parigi dal 24 al 28 marzo. Dopo un viaggio nel mercato internazionale dell'art design, la questione che ci tormenta diventa: «Cos'è il design e che futuro ha?»

Il Pavillon des Arts et du DesignLe definizioni che riguardano il design sono chiare: tutto ciò che ha un aspetto ha anche un design. Questo termine è nato alla fine del XIX secolo. La rivoluzione industriale e il consumo di massa hanno permesso l'invenzione di un compromesso tra i laboratori artistici e le fabbriche. Di questo si è fatto portavoce il Bauhaus, una delle prime scuole di design ancora oggi molto influente. L'idea è stata quella di creare oggetti funzionali, economici ed esteticamente gradevoli in modo che anche le classi sociali più svantaggiate avessero accesso al bello e al lusso più recente. Per tutto questo c'è un riserbo: l'estetica è determinata dalla funzionalità e non il contrario. Per esempio, una poltrona serve soprattutto per sedersi e farne un uso differente non è cosa di tutti i giorni. Questo principio distingue il design dall'arte. La fiera parigina ha mostrato in che punto questo confine può essere debole.

Funzionale... al prezzo di 14,500 euro

Sugli 80 stand che riuniscono i migliori venditori d'arte e di design, si possono trovare sia gioielli e dipinti antichi che un esempio di tutti i formati che mostrano le possibilità di Photoshop, o ancora una lampada a forma di cervello. Nel corso dei 5 giorni gli organizzatori attendevano circa 45.000 visitatori. Ma poco numerosi erano gli stand di design, confusi tra quelli di arte africana, di pittura contemporanea e di arte decorativa del XX secolo.

Parigi

Uno dei primi: quello della galleria londinese Carpenters Workshop Gallery. La credenza grigio scuro “Nuova Zelanda” cattura lo sguardo in quanto si separa dall'estetica dominante dello stand, piuttosto chiara. Una costruzione semplice e grezza, addirittura molto, visto che il mobile dà l'impressione di non essere completo. Da un lato, piastre in acciaio, oblunghe e compatte; dall'altro, le stesse piastre intrecciate in tutte le direzioni. Come se Vincent Dubourgh, l'autore del progetto, volesse esporre una fase della creazione del mobile. Oltre alla credenza, ecco un altro dei suoi progetti, sempre nella medesima estetica decostruttiva: scaffali in metallo che sembrano aver subito una piccola esplosione durante la costruzione. In una piccola etichetta un grande prezzo: 14,500 euro (più IVA)... un oggetto di design o di arte?

«Questo è design perché ciascuno di questi oggetti è funzionale» risponde Loïc Le Gaillard, responsabile dello stand parigino. E se il mobile non fosse che in parte funzionale, come la credenza “Nuova Zelanda”? «La nostra galleria si propone di unire i mobili alla scultura. Non vorrei provare a definire un confine netto».

Progetto di Fernando e Humberto CampanaPochi passi avanti, un'esplosione di colori attira la mia attenzione. La galleria francese Perimeter offre poltrone... in gomma colorata. Spirali di gomma collegati su se stessi dal feltro e pressati gli uni contro gli altri costituiscono il sedile e lo schienale. È stabile? Difficile a dirsi, davanti a ciascun pezzo un cartello avverte: «Non toccare per favore». «I creatori di questa poltrona sono dei designer brasiliani che vorrebbero che il loro progetto respirasse la gioia di vivere caratteristica della loro patria», spiega Nicolas Chwat, il direttore della galleria. Esiste un'estetica rappresentativa dei progetti europei? «Non c'è nessun design europeo. I modelli si distinguono piuttosto tra paesi», risponde, interrompendo ogni tanto il suo discorso con un implorante: «please, don't touch» lanciato per attirare l'attenzione dei visitatori. Questo stand è già un museo?

«Il design è l'arte della vita»

8 esemplari, 14.000 euro...«Non vi tormentate la testa con queste questioni, è veramente semplice. Il design è l'arte della vita», tenta di convincerci Matthieu de Prémont, direttore della galleria Spectre, che presenta al Pavillon des Arts et du Design (PAD) una collezione di mobili in vetro acrilico. Il pezzo più in vista dello stand? “Blue Planet”, un ripiano appeso a forma di emisfero. Visivamente, la mensola non occupa molto spazio (è trasparente!) ma è fornita di numerosi scompartimenti. Funzionale e bella. Nota dolente: questa produzione è limitata a 8 modelli, ciascuno del valore di 14.000 euro. Dai beni di consumo ai beni di lusso, com'è che cambierà il design del XXI secolo?

«Il design del XXI secolo? Non esiste, eccezion fatta per Ikea. Ecco un design contemporaneo, funzionale, economico ed esteticamente gradevole» Marc-Antoine Patissier elimina così il dubbio. È il direttore di HP Le Studio e presenta al PAD il lavoro di alcuni creatori italiani ispirati dall'arte giapponese. «Nel design reale è necessario rinunciare al superfluo per ottenere la natura dell'oggetto. I mobili esposti qui sono massima dei prototipi, e sembrano tutti gridare “Guardami!”. E tuttavia, non si potrebbe vivere in un appartamento dove ogni oggetto attira l'attenzione».

Disegno artistico e statico

Il design degli anni '50 sempre in vogaLe transazioni che hanno luogo in occasione di fiere e mostre di design non sono effettuate in funzione della rarità degli oggetti. Né i modelli né i prezzi esorbitanti possono fermare gli acquirenti. «Non ho nulla contro gli oggetti che non servono a niente,- dice Patricia, incontrata in uno degli stand - penso che nelle esposizioni noi abbiamo a che fare con oggetti artistici e questa unione mi piace», aggiunge. Da dove viene questo interesse per il design artistico? «In passato, le sculture decoravano gli appartamenti. Al giorno d'oggi non si comprano più, sono oggetti per le istituzioni: i musei, le imprese. La gente invece oggi vuole il mobilio originale», spiega Andrew Ducanson di Modernity, una galleria di design scandinavo. In una piccola scatola, grandi nomi: Gio Ponti, Gerrit Rietveld, Verner Panton, delle forme epurate, materiali semplici in lega, poltrone che servono per sedersi, tutti gli anni '30, '50 e '60. Certo, dopo un buon numero di anni, questo design è tornato in voga.

Foto: PAD