Il critico dell’Islam Thilo Sarrazin è la versione tedesca di Geert Wilders?

Articolo pubblicato il 02 settembre 2010
Articolo pubblicato il 02 settembre 2010

Da anni l’ex assessore alle finanze di Berlino nonché membro del consiglio d’amministrazione della Bundesbank[1] denuncia il fallimento del processo di integrazione, imputandone la responsabilità ai musulmani presenti in Germania.

 

[1] Riferimento alla Deutsche Bundesbank, la Banca federale tedesca , N.d.T.

Se in passato l’oggetto della polemica era stato il continuo aumento del numero di “ragazze velate”, ora sarebbero gli immigrati turchi, accusati di riprodursi come conigli, all’origine dell’istupidimento della nazione tedesca.

Sarrazin ha esposto queste tesi nell’opera “La Germania si distrugge da sé”, pubblicata alla fine di agosto. Si tratta di un autore che dà voce a un pensiero comune in Germania ma che nessuno osa esprimere apertamente, oppure merita di essere liquidato come un banale razzista? Ecco il nostro commento al riguardo.

Nel dibattito riguardante l’integrazione in Germania è facilissimo cadere in errore. Se da un lato evitare un approccio critico, per via di una qualche forma di riservatezza o imbarazzo, significa commettere un passo falso, dall’altro è inammissibile promuovere un atteggiamento cinico e disfattista in merito alla questione. È un fatto positivo che il tema dell’“integrazione” sia stato portato nuovamente alla ribalta, tuttavia sarebbe stato meglio se ciò fosse avvenuto all’insegna della prudenza e dell’obiettività. È un peccato che Thilo Sarrazin perori la propria causa in modo tale da portare acqua al mulino degli opportunisti dei partiti di destra, i quali possono così fregarsi le mani e ringraziare il membro del partito socialdemocratico per il servizio reso loro.

Piuttosto, dovremmo innanzitutto cercare un obiettivo comune. A tal fine è indispensabile che tutti, nessuno escluso, contribuiscano a rispondere alla domanda: “Quale dovrà essere l’aspetto della Germania tra 30 anni?”. Nella nostra ricerca di una risposta si potrebbe adottare come principio cardine l’esistenza di norme per la collettività, volte a disciplinare una coesistenza pacifica: tra queste rientrano le leggi, le tradizioni, le lingue nazionali, le spinte all’autodeterminazione, i diritti fondamentali, tutti elementi inframezzati da diverse sfumature. Chi è pronto a riconoscere questa realtà, a farla propria e a contribuire affinché tutto ciò possa resistere e sopravvivere anche in futuro, è ben accetto come cittadino. Questo vale per chiunque, indipendentemente dal fatto che sia nato in Germania, da quanto tempo possegga un passaporto tedesco e dalle origini della sua famiglia.

Una volta concordato un obiettivo comune, dobbiamo – e qui si insidia il potenziale distruttivo – fare il punto della situazione attuale, e solo una commissione imparziale può farsi carico di questo compito. Il libro di Sarrazin “La Germania si distrugge da sé” è dunque privo di valore ai fini di un dibattito sull’integrazione: il solo merito che vogliamo concedergli è di averci fatto riflettere.

(Commento di Hartmut Greiser)

Le reazioni dall’Europa

Clémence, Francia, 26 anni:

"Domanda: e se Sarkozy fosse una specie di versione francese di Sarrazin? La demonizzazione di una categoria della popolazione non favorisce certo la diffusione di un atteggiamento razionale, ma in tempi di crisi si assiste sempre più spesso a questo fenomeno. Se non altro ora si tende meno a puntare il dito contro l’Unione Europea – un ottimo diversivo, insomma!”

Andrea, Italia, 25 anni:

“Il nome di Thilo Sarrazin rimanda, ironia della sorte, ai saraceni, denominazione con la quale nella Francia del Medioevo si indicavano gli immigrati musulmani non graditi alla popolazione locale. Forse Sarrazin un giorno dovrebbe tracciare il proprio albero genealogico, sicuramente con l’aiuto della genetica riuscirebbe a risalire ai propri antenati.”

Michaela, Bulgaria, 24 anni:

“Nonostante diversi musulmani e altre comunità di immigrati si siano integrate molto bene in Germania, parecchi tedeschi manifestano delle tendenze antisociali. Tuttavia le generalizzazioni non possono mai essere la base per fare delle scelte equilibrate. Si tratta senza dubbio di un banale razzista!”

Emmanuel, Francia, 24 anni:

“Mi sembra che Sarrazin, alla luce del fatto che da parecchio tempo è assente dalla scena politica, non sia una figura di rilievo al pari dell’olandese Geert Wilders. Tuttavia la sua presenza rappresenta un ulteriore segnale dell’aumento dell’islamofobia in Europa. Non si parla mai dello choc provocato da questo scontro di civiltà, mentre in alcuni ambienti si riscontra un atteggiamento scettico nei confronti del crescente populismo di destra europeo – come lo definisce la taz[1]–, una voce che in ogni caso, come affermato dal giornalista della taz, non può essere ignorata né bandita dal dibattito pubblico, anche perché il populismo – questa la nostra speranza – ha già in sé gli elementi che porteranno alla sua stessa sconfitta.”

Roberto, Italia/Germania, 37 anni:

“Il fatto che soprattutto in Germania si scrivano articoli su questo fascista e che le sue tesi ricevano tanta attenzione dimostra che la Germania e l’Europa non hanno imparato nulla dal Fascismo. Altrimenti Thilo Sarrazin non verrebbe fotografato, intervistato né tantomeno preso in considerazione, ma verrebbe esposto al pubblico ludibrio dei cittadini europei nonché sollevato dal proprio incarico, per poi vedersi infliggere una degna punizione.”

 

[1] Acronimo di die Tageszeitung, celebre quotidiano tedesco, N.d.T.

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