Il conflitto d’interessi in salsa europea

Articolo pubblicato il 18 luglio 2008
Articolo pubblicato il 18 luglio 2008
Il rapporto tra politica e mezzi di comunicazione in Europa fa sempre polemica. Panoramica sulla situazione in Francia, Romania e Italia.

Il sondaggio effettuato annualmente dal quotidiano francese La Croix, sulla «fiducia dei francesi nei mass media», la dice lunga sull'immagine che i cittadini hanno dei loro giornalisti. Secondo quanto emerge dall'inchiesta, il 57% degli intervistati ritiene che i giornalisti non oppongano resistenza davanti alle pressioni politiche; e per il 54% questi sarebbero messi fuori gioco da pressioni di natura economica.

Rimozioni politiche di Sarko

L'inaspettata sospensione di Patrick Poivre d'Arvor, presentatore del programma 20 heures di TF1 – emittente televisiva privata francese per cui lavorava da ventun anni – ha riaperto un vivo dibattito sui legami tra media e potere. Poivre d'Arvor si era fermamente opposto, lo scorso novembre, alla nomina di una persona vicina al Presidente Sarkozy come direttore dell’informazione. Il Presidente, dal canto suo, avrebbe poco gradito un'affermazione fatta dal presentatore, che lo paragonava ad uno «scolaretto», in occasione del suo debutto al G8. Poivre d'Arvor, che ha lasciato il posto il 10 luglio scorso, definisce senza mezzi termini la sua sospensione come una «decisione politica» orchestrata ad arte dall' Eliseo.

Sarkozy era già stato punzecchiato da Alain Genestar, ex direttore del settimanale Paris Match, sospeso dal suo incarico nel 2006 per aver pubblicato la foto di Cécilia Sarkozy in compagnia dell'amante, Richard Attias, mentre si trovavano in vacanza a New York, nell'agosto 2005. Le relazioni amichevoli, che il Presidente francese intrattiene con numerosi proprietari di mezzi di comunicazione (tra cui quello di Paris Match e TF1), alimentano sospetti di possibili favoritismi. Sarkozy ha, peraltro, recentemente scatenato un polverone, ipotizzando la possibilità che il presidente del servizio pubblico, France Télévision, venga nominato dal Presidente della Repubblica, e non più dal CSA ( Consiglio Superiore per l'Audiovisuale), come avviene da sempre.

Pierre Musso, specialista in comunicazione, vede in questa proposta un «ritorno alle origini», ed anche un «aumento» delle prerogative politiche. Secondo l'autore del libro Le Sarkoberlusconisme (L’Aube, 2008): «La Presidenza del generale de Gaulle era contraddistinta per una forte ingerenza della politica nell'informazione, ma anche per la grande libertà che veniva lasciata ai palisensti». Ora, «al contrario, Nicolas Sarkozy interviene anche nei palinsesti». Il rimedio secondo Pierre Musso? Introdurre nella Costituzione un articolo che sancisca l'indipendenza della televisione pubblica. 

Romania: meno attenzione dopo l’adesione all’Ue 

La minaccia di un' intrusione della politica nella sfera mediatica è ancora più consistente in Romania, dove il Senato ha adottato il 25 giugno scorso un disegno di legge che avrebbe imposto, a radio e televisione, di diffondere almeno un 50% di «buone notizie». La Corte costituzionale ha già provveduto a bloccare la legge, e il Presidente rumeno Basescu si è subito dichiarato contrario al provvedimento. L'emendamento è stato alla fine respinto.

L'Ong rumena Media Monitoring Agency (Mma) ha comunque registrato «un aumento delle pressioni politiche» nel 2007. Secondo Liana Ganea, numero due del Mma, «i politici hanno notevolmente ridotto i loro sforzi in favore della libertà di stampa dopo l'adesione all'Ue, nel 2007». Liana Ganea è divisa sull'operato del Presidente : gli rimprovera il comportamento «spesso ostile» nei confronti dei giornalisti , ma gli riconosce allo stesso tempo di essere «sempre stato un partner affidabile delle Ong, sopratutto per quanto riguarda la libertà dei media». Nel 2007 Basescu aveva definito come «sporca zingara» una giornalista che lo infastidiva mentre faceva la spesa.

Italia: mediatizzazione politica

Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, incarna il conflitto d’interessi tra media e politica. Il Cavaliere controlla le tre pricipali rete private del Paese, suo fratello Paolo è proprietario Il Giornale, ed è inoltre l' azionista di maggioranza della Mondadori, una delle maggiori case editrici, non solo italiane. Inoltre, la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, figura tra i proprietari del quotidiano Il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara.

Pierre Musso avverte su quanto possa essere fuorviante la tesi, semplicistica, secondo la quale il proprietario di una televisione privata controlla in modo esclusivo l’opinione pubblica: «Esistono almeno altri due filtri: quello dei giornalisti, con la funzione svolta dalle redazioni, e quello dei telespettatori, che non sono certo degli idioti». Pierre Musso ricorda che Berlusconi, nonostante il suo impero mediatico, ha perso le elezioni per ben due volte consecutive. Secondo Musso «con Sarkozy e Berlusconi la politica è stata fagocitata dai media, e non viceversa». I due uomini sarebbero quindi il risultato di un contesto in cui la politica «diventa mediatica, e ricorre a strumenti diversi da quelli tradizionali».

E intanto in Italia continua la polemica dopo le intercettazioni pubblicate da l'Espresso il 27 giugno scorso sulle relazione tra Berlusconi – quando era alla guida dell'opposizione – e Agostino Sacca, ex direttore generale della Rai e di Rai Fiction. Potere e comunicazione si intrecciano.