Il condominio dei cuori infranti, o forse no

Articolo pubblicato il 04 aprile 2016
Articolo pubblicato il 04 aprile 2016

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Da poco uscito nelle sale italiane, il nuovo film di Samuel Benchetrit racconta una banlieue che è tutto il contrario dell'odio.

Palazzi grigi tutti uguali, asfalto grigio sconnesso - il titolo originale del film è "Asphalte" - cielo grigio senza uno straccio di sole. A questo punto lo spettatore si aspetta personaggi nella stessa tonalità, e invece Il condominio dei cuori infranti - questo il titolo nella versione italiana - è un film di personaggi colorati. Presentato fuori concorso lo scorso anno a Cannes, è da qualche settimana nelle sale italiane. 

Il regista Samuel Benchetrit, francese di origine marocchina, ha adattato il suo stesso libro, Le Cronache dell'Asfalto, edito in Italia da Neri Pozza, un romanzo autobiografico ambientato nella periferia francese dove il regista - scrittore è cresciuto.

A differenza di altri film sulle banlieue, qui non prevalgono l'odio e l'indifferenza; le tre storie raccontate in parallelo da Benchetrit, senza mai intrecciarsi, sono piuttosto storie di tenerezza, solidarietà e accettazione

Il primo ad apparire in scena è un signore sulla quarantina dal cognome vagamente polacco (Gustave Kervern), costretto in carrozzina dopo un grottesco incidente domestico. Siccome abita al primo piano, ed è stato l'unico, tra tutti i condomini, a non pagare le spese di riparazione dell'ascensore, può uscire solo in orari notturni, e incontra così l'infermiera interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, a cui - per una serie di circostanze anche qui grottesche - fa credere di essere fotografo

Qualche piano più in su, un adolescente perennemente solo (Jules Benchetrit) comincia a fare amicizia con la nuova vicina (Isabelle Huppert), un'attrice famosa e bellissima negli anni '80 che adesso combina perlopiù casini: si chiuse fuori casa, beve solo vodka e pensa ancora di poter recitare ruoli da quindicenne. 

Ancora più su, sul tetto del palazzo, atterra all'improvviso un disincantato astronauta americano, John McKenzie (Michael Pitt). John bussa alla prima porta che trova, in questo caso quella di una deliziosa signora marocchina (Tassadit Mandi), che lo accoglie e lo coccola in attesa che la NASA venga a riprenderselo.  

Nessuno dei personaggi condivide molto l'uno con l'altro - l'astronauta e la signora Hamida non parlano neanche la stessa lingua - eppure tutti si accettano e si fidano. I risvolti delle tre storie sono comici e tragicomici. Sullo sfondo, naturale come un dato di fatto, c'è la bruttezza del palazzo, le scritte sulle pareti, i vetri sfasciati e le buche nel cemento. Sembra quasi irriguardoso ridere in una situazione simile, eppure Il condominio dei cuori infranti è un film divertente, lieve e complesso al tempo stesso.