Il cittadino e il diritto comunitario: è divorzio?

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2009

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L’accesso al diritto e alla giustizia in Europa: su questo tema si sono recentemente riuniti giuristi, politici e rappresentanti della Commissione europea perché, secondo un rapporto intitolato Il cittadino e l’applicazione del diritto comunitario – sondaggio proposto dall’eurodeputato conservatore Alain Lamassoure – questo funziona per gli Stati membri, ma poco per i cittadini.

Di fronte a regole comunitarie che dovrebbero facilitare la circolazione dei cittadini in Europa, il cittadino di trova di fronte, quotidianamente, a incoerenze e complessità amministrative sempre più numerose: il deputato Petrus Cornelissen, della direzione generale impiego della Commissione, l’ha confermato. La coordinazione comunitaria per l’assistenza medica lascia ancora spazio a delle situazioni aberranti. Ad esempio, un italiano che lavora in Francia è stato riconosciuto beneficiario dell’assistenza medica dalla Corte di giustizia della Comunità europea soltanto per le prestazioni alle quali avrebbe avuto diritto se fosse rimasto a lavorare in Italia. Alla fine ad essere presi di mira sono “l’opting out” e la regola dell’unanimità del Consiglio, giudicati dagli Stati membri i fattori principali della scorretta applicazione di regolamenti complessi e desueti. Jacques Tourbon, deputato conservatore europeo, ha concluso che la direttiva è inefficace e che viene «presa nel senso contrario» per soddisfare le velleità degli Stati membri piuttosto che per costruire un’Europa della quale «non si sa può costruire il diritto».

Una giustizia ordinaria e tante giustizie locali

Jacques Tourbon è stupito anche dell’assenza di regolamentazione nei campi ordinari: quello che cerca di capire è se «legiferare in materia civile e volgare tocca alla sovranità degli stati membri». Detto questo «riconosce pertanto che la creazione del mandato europeo e l”Eurojust (l’organo europeo di cooperazione giudiziaria tra stati creato nel 2002) sono dei progressi considerevoli». Secondo Béatrice Weiss-Gout, Ppresidente del gruppo di lavoro Famiglia presso il consiglio dell’ordine degli avvocati europei: «L’Europa delle famiglie che si costruisce e si decostruisce non incontra l’Europa vera, ma l’Europa delle leggi». I regolamenti chiamati Bruxelles 1 e Bruxelles 2bis legiferano sui conflitti di giurisdizione, l’affidamento dei bambini e gli assegni alimentari in materia di divorzio transfrontaliero ma la legge che poi viene applicata differisce da uno stato membro all’altro. Le parti coinvolte si danno allora allo “shopping del foro” scegliendo il giudice in funzione della legge che applica. Di fronte ad una situazione poco sostenibile la Commissione ha proposto il regolamento Roma 3 che permetterebbe di vedere applicata la medesima legge qualsiasi sia il giudice scelto in Europa.Un’altra difficoltà per il cittadino rispetto alla giustizia in Europa: essere rappresentato. Come ricorda Jean-Yves Feltesse, avvocato all’ordine di Parigi: «La giurisprudenza ha un prezzo». E i cittadini e gli avvocati si scontrano ancora con l’eterogeneità dei regimi di aiuto giurisdizionale e con l’Iva sui servizi che obbediscono alla regola dell’unanimità al Consiglio.

Le recenti iniziative della Commissione come la rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale o ancora il portale on line e-giustizia faciliteranno sicuramente lo scambio e l’accesso all’informazione in materia civile. Il diritto comunitario quotidiano resta comunque zoppicante in Europa e, a sentire l’Eurobarometro sulla cooperazione giudiziaria in materia civile, sarebbe più l’assenza dell’Europa che la sua onnipresenza a nutrire un certo euroscetticismo.